Felicemente disadattati

Tutta colpa di un BURP!

Fireflies

giovedì
mar 4,2010

Delle volte ti accorgi che una canzone la senti una volta e ti piace , la senti di nuovo e ti ripiace, la continui a sentire e diventa una cosa irresistibile anche se non capisci bene perché. Magari con certe canzoni un po’ ti vergogni anche, perché ti rendi conto che sono canzoncine che non faranno la storia della musica, però continui a cantarci sopra come un ossesso quando le incontri alla radio.
Ecco, io la prima volta che ho sentito questa canzone mi è piaciuta e ho pensato che mi metteva allegria, la seconda volta non me la ricordavo più e arrivata a metà dondolavo la testa a destra e a sinistra con lo stesso stato di allegrezza inconsulta, le volte successive è stato chiaro per me che il sintomo era cronico e che ad ogni incontro sarebbe stata la stessa cosa. Infatti.

Il fatto è che comincia con una frase: “You would not believe your eyes if ten million fireflies lit up the world as I fell asleep” e a me questa cosa subito ha messo una pazzesca voglia di vedere il mondo illuminato da questi dieci milioni di lucciole e mi son detta, ma non ho capito, questo è un sogno o un pre sogno o un dormiveglia, o cosa, che dice che dorme ma non dorme, che conta pecore, che vorrebbe dormire ma è sveglio, insomma, queste lucciole io non lo so, se son lucciole che lui si immagina che arrivano se si addormenta e quindi non se le vuole perdere.
E poi “Because I’d get a thousand hugs From ten thousand lightning bugs As they tried to teach me how to dance”: mi fa girare la testa, questa frase qui, ogni volta, a immaginare questo attorniato di cose luminescenti e svolazzanti che lo sfiorano e lo abbracciano. Piacerebbe anche a me, credo, un sogno non sogno così.

E alla fine dopo che tu comunque non hai assolutamente capito cosa succede veramente o non succede in questa canzone e anzi hai definitivamente deciso che lui è un mezzo insonne che ha le traveggole, ti dice “But I’ll know where several are If my dreams get real bizarre Because I saved a few and I keep them in a jar”: capito? In pratica queste lucciole, un po’, le ha messe in un barattolo. Per ricordarsele, penso io, da sveglio.

ascoltala qui

martedì
feb 16,2010

Il testo (se qualcuno avesse voglia di farne traduzione, serve uno/a di quelli bravi perchè non è un testo facile)

The ragamuffin gunner is returnin’ home like a hungry runaway
He walks through town all alone
He must be from the fort he hears the high school girls say
His countryside’s burnin’ with wolfman fairies dressed in drag for homicide
The hit and run, plead sanctuary, `neath a holy stone they hide
They’re breakin’ beams and crosses with a spastic’s reelin’ perfection
nuns run bald through Vatican halls pregnant, pleadin’ immaculate conception
And everybody’s wrecked on Main Street from drinking unholy blood
Sticker smiles sweet as gunner breathes deep, his ankles caked in mud
And I said “Hey, gunner man, that’s quicksand, that’s quicksand that ain’t mud
Have you thrown your senses to the war or did you lose them in the flood?”

That pure American brother, dull-eyed and empty-faced
races Sundays in Jersey in a Chevy stock super eight
He rides `er low on the hip, on the side he’s got Bound For Glory in red, white and blue flash paint
He leans on the hood telling racing stories, the kids call him Jimmy The Saint
Well the blaze and noise boy, he’s gunnin’ that bitch loaded to blastin’ point
He rides head first into a hurricane and disappears into a point
And there’s nothin’ left but some blood where the body fell
That is, nothin’ left that you could sell
just junk all across the horizon, a real highwayman’s farewell
And he said “Hey kid, you think that’s oil? Man, that ain’t oil that’s blood”
I wonder what he was thinking when he hit that storm
Or was he just lost in the flood?
Eighth Avenue sailors in satin shirts whisper in the air
Some storefront incarnation of Maria, she’s puttin’ on me the stare
and Bronx’s best apostle stands with his hand on his own hardware
Everything stops, you hear five, quick shots, the cops come up for air
And now the whiz-bang gang from uptown, they’re shootin’ up the street
And that cat from the Bronx starts lettin’ loose
but he gets blown right off his feet
And some kid comes blastin’ round the corner but a cop puts him right away
He lays on the street holding his leg screaming something in Spanish
Still breathing when I walked away
And somebody said “Hey man did you see that? His body hit the street with such a beautiful thud”
I wonder what the dude was sayin’ or was he just lost in the flood?
Hey man, did you see that, those poor cats are sure messed up
I wonder what they were gettin’ into, or were they just lost in the flood?

gassa d’amante

  • Filed under: nasqcbup
mercoledì
feb 10,2010

Ho dovuto informarmi, per scrivere un post circostanziato e utile alla comunità. Informarmi.
Poiché non possiedo un’ edizione cartacea del Kamasutra (prego, provvedete pure: il Kamasutra, insieme al dizionario di Italiano e alla Bibbia non stona mai, in una libreria) ho dovuto ricorrere al web.

Le cose che ho scoperto, durante la mia ricerca, è che le puoi trovare, nel web, le posizioni del kamasutra, sotto forma di vignette, di foto, di disegni; che esiste una pagina con le posizioni “per donne pigre”; che la posizione dell’ostrica esiste; che invece quella che piace a me e di cui volevo sapere e divulgare il nome non è menzionata. Probabilmente è solo una variante di una variante di qualcosa.
Facciamo che allora il nome glielo do io, e la chiamerei gassa d’amante. Nome poetico, no? Ha anche una sua logica, visto che bisogna annodarsi l’uno con l’altro, da davanti ma un po’ di sbiego, con le gambe al posto delle corde, delle funi, delle cime o come si chiamano. E poi quando hai finito anche se sembri un po’ incastrato in verità ti sciogli senza fatica.

Non so, la vostra preferita, come si chiama.

venerdì
feb 5,2010

poltrona_libreria_bibliochaise

Che tristezza se leggendoli non avessi potuto viaggiare con loro tracciando rotte sulla carta geografica disegnata nella mia testa” Questo dice oggi Sergio in un post del suo Vela Blog che parla di mappe e viaggi in poltrona. Abbiamo una cosa in più in comune, con Sergio. Io sono campione di viaggi in poltrona, fin da piccola.

Ricordo con nostalgia che, quando ero piccola, giocavo spesso con mio fratello a “viaggiare per finta”. Prendevamo l’atlante che usavamo a scuola, e da una cartina qualunque iniziavamo un viaggio fantasioso, lungo il quale passavamo attraverso mille e mille peripezie dalle quali uscivamo sempre indenni e vincitori, grazie alle nostre capacità e astuzie.

Ci stavamo giorni interi a fare quei viaggi. Insomma, senza saperlo avevamo già inventato Chuck Norris. Questo guardare le mappe e fare degli itinerari, visitare città, scalare montagne, guadare fiumi e attraversare laghi con la fantasia mi ha sempre affascinata. Tanto che ancora adesso lo faccio, sono sempre attratta dalle cartine geografiche, appena me ne capita una sottomano, comincio a fantasticare. E poi la curiosità di leggere tutti quei nomi strani di città, di stati, le diversità dei paesaggi, i colori delle bandiere, tutto ciò mi ha sempre attirata, ho sempre cercato di immaginare come sarebbe stata la mia vita in quei posti, da ciò la curiosità di vederli davvero.

Certo che ora con le mappe di Google, le cose si sono facilitate, è tutto un altro cercare luoghi, ma devo ringraziare il vecchio atlante della mia infanzia, per avermi dato la capacità di ampliare i miei orizzonti, di navigare con la fantasia

il post sulle tette

sabato
gen 30,2010

Stamattina pensavo – ci pensavo per una ragione squisitamente personale che quindi non starò qui a raccontarvi – che io per un periodo, anzi due (sembrerà strano ma è la pura verità), senza nemmeno l’ausilio della chirurgia plastica, senza l’uso di erbe miracolose e grazie solo ad un aumento smodato di prolattina dovuto alla nascita dei miei figli, che io insomma mi son trovata di colpo a passare dalla mia seconda misura di seno giusta giusta (e anche proporzionata, secondo me) a una quinta senza sconti.
Quindi immaginatevi me, però molto più magra, un grissino di 45 chili, praticamente, con due tette esagerate (non dimentichiamoci che sono un microbo).

Interessanti, eh, però inservibili.

giovedì
gen 28,2010

Dovrei andarci più spesso, lo so. Ogni volta mi pento del troppo tempo trascorso dall’ultima visita, dall’ultima telefonata, e lei c’è sempre per me, anche se non sarà sempre così, niente è eterno, e lei sembra così fragile.

Certo per me è sempre bella ed eterna, ma quasi ogni volta mi accorgo di un piccolo cedimento. Ultimamente è un po’ depressa, dice che avere intorno i suoi nipoti le mette allegria, non pensa più al tempo passato, a tutte le cose accadute. E’ sempre difficile andare via da lei a mani vuote, c’è sempre qualcosa da portare via, anche solo un pacco di biscotti, cioccolatini, la paghetta ai nipoti, piccole cose che compra proprio per regalartele quando vai a trovarla. Spesso la trovo che risolve le parole crociate, lo fa da una vita, mi ha insegnato lei, e se la prende con se stessa quando non si ricorda alcuni nomi e mi aspetta per finire il cruciverba, non vuole certo lasciarlo incompiuto.

Ora esce poco, non le piace molto uscire da sola, le fanno male le ginocchia, ah quell’artrosi che la tormenta e non riesce più ad andare a teatro! “Ti accompagno” le dico sempre ma lei no, a lei piace fare a modo suo, quando vuole lei e senza disturbare nessuno. Si lamenta dei dolori da cui non riesce a liberarsi, ma non prende mai nessuna medicina, lei è il suo medico. Dice che non le servono, che lei sa quando sta bene e quando sta veramente male. Dice che ormai è vecchia, che noi non ce lo immaginiamo nemmeno come ci si sente da vecchi. Ma lo dice sorridendo con i suoi occhi vivaci e attenti, serena e sorridente.

In fondo, però, vorrei assomigliarle. Vorrei avere quella serenità che da sempre l’accompagna nonostante la vita per lei non sia stata facile. E vorrei avere quella lucidità che ancora le permette di essere la mia mamma, perchè ancora adesso i consigli che mi dà lei sono i più saggi.

Buon compleanno mamma, ti voglio bene

lunedì
gen 25,2010

La dichiarazione d’amore è un po’ da mostardo ma la canzone è comunque meravigliosa.

You and me (tu ed io)
We are destined (siamo destinati)
You’ll agree (sarai d’accordo)
To spend the rest of our lives (a passare il resto delle nostre vite)
With each other (uno con l’altro/a)
The rest of our days (il resto dei nostri giorni)
Like two lovers (come due amanti)
Forever – yeah – forever (per sempre – si – per sempre)

My bijou… (mio bijou…)

L’album era Innuendo, l’anno il 1991

sabato
gen 23,2010

Ho scritto un post cattivissimo… ma talmente cattivissimo che se lo avessi pubblicato mezza friendfeed mi avrebbe defollowato e l’altra mezza mi avrebbe guardato con gli occhi brutti.

Allora siccome è troppo cattivissimmo e non lo pubblico ma l’ho pensato e scritto direi che ora mezzi dovreste defollowarmi e mezzi guardarmi con gli occhi brutti.

Fatelo! così… sulla fiducia.

Il sogno di Laura

sabato
gen 23,2010

Cari disadattati, sono Laura… La scorsa notte ho fatto un sogno che mi ha angosciato non poco: tornavo (con valigia, tipo da un viaggio) nella mia casa di Bologna, quella che condividevo con le mie amiche dell’Università, entravo in cucina e trovavo sui fornelli una gran quantità di pentole in ebollizione con dentro dei pesci/mostri marini che si divincolavano, emettendo suoni strazianti (suoni eh), ormai prossimi alla morte.

Alla fine bruciavano e nelle pentole c’erano solo sagome nere. Io assistevo incredula e sgomenta a questa tortura, a questo dolore dei pesci, ma senza fare nulla. Pensavo solo “io odio le mie coinquiline, odio la loro cena”. Sono perplessa, ci penso da un giorno…

Temo voglia dire che sono una disadattata poco felice. Tra i pesci ricordo totani, crostacei giganti, anche un anemone di mare, insomma cose così.

Grazie… La

notorietà

mercoledì
gen 20,2010

Eccoci qui distesi, amanti nudi,
belli per noi – ed è quanto basta -
solo con foglie di palpebre vestiti,
siamo immersi nella notte vasta.

Ma già sanno di noi, già sanno
queste quattro mura, la stufa spenta,
ombre sagaci sulle sedie stanno
e il tacere del tavolo è eloquente.

E sanno i bicchieri perché sul fondo
il té non bevuto si raffredda.
Swift ormai non può certo fare conto
che questa notte ci sia chi lo legga.

E gli uccelli? Non illuderti per niente:
ieri li ho visti scrivere volando
con ardire e apertamente
quel nome con cui ti sto chiamando.

E gli alberi? Qual è il significato
del loro incessante bisbigliare?
Dici: solo il vento forse è informato.
Ma di noi come ha potuto sapere?

Dalla finestra è entrata una falena,
e con le sue piccole ali pelose
atterra e decolla di gran lena,
fruscia sul nostro capo senza posa.

Forse quell’insetto, più di noi dotato
d’una vista acuta, vede meglio?
Io non ho intuito, né tu indovinato
che i nostri cuori splendono nel buio.
(1957)

Taccuino d’amore : poesie / Wisława Szymborska ; a cura di Pietro Marchesani. – Milano : Scheiwiller, 2002. – 107 p. – (Taccuini ; 2)

ads