adolescenza (di ritorno)
Dice, qualcuno di saggio o forse con poca memoria, che è il tempo dell’amicizia e dei giochi e delle confidenze; invece io, quell’età lì, per me, è stata solo incomunicabilità e scontentezza, e amori impossibili e tormento e non capire e non capirsi, e lacrime e solitudine e il mondo visto dalla finestra e paura di uscire e darsi e mostrarsi e sbagliare.
Io pensavo che quello che non avevo avuto allora, per paura o incapacità, pensavo che quello che non avevo avuto allora non l’avrei avuto più; e un po’ mi dispiaceva, di aver perso le occasioni, di aver lasciato andare le persone, di non aver afferrato le possibilità.
E adesso che mi ritrovo sorpresa da amicizia e giochi e confidenze e chiacchiere e pianti e parole oneste e risate spontanee resi nuovi da una nuova età, mi vien voglia di ringraziare. Ché non si è mai cresciuti abbastanza, per fortuna.
sai che la penso esattamente come te? ho avuto una adolescenza diversa dalla tua ma questa adolescenza qua è senz’altro meglio
credo di aver avuto un’adolescenza simile alla tua (forse non ne sono neanche totalmente uscita…) e però quello che hai scritto, beh, te lo si legge negli occhi e nei gesti: basta guardarti e guardarvi insieme. E mi piace pensare che sia possibile. Bello.
p.s. si può commentare vero?