in carrozzaaaaaa
La mozzarella in carrozza è il cibo disadattato per eccellenza, il cibo che i disadattati di tutto il mondo dovrebbero conoscere e apprezzare. Poi vi dico perché, intanto vi spiego come si fa.
Ci sono due maniere di farla, la mozzarella in carrozza. Forse i modi sono anche più di due, ma due sono quelli che conosco io e quindi anche quelli che vi spiego.
In entrambi i casi si parte da una specie di tramezzino rettangolare di pan carré, di quello molto morbido, farcito di una fetta spessa di mozzarella fresca – che come tutte le mozzarelle fresche deve grondare latte e inumidire il pane – insieme a un’acciuga, oppure una fetta di prosciutto cotto. Non sto a dire come scegliere l’acciuga o il prosciutto, o la mozzarella. Va da sé che gli ingredienti di prima scelta renderanno le piccole disadattate dei grandi capolavori di morbidezza e sapore.
La prima ricetta prevede che il tramezzino venga tuffato nell’uovo battuto con un po’ di sale e poi amorevolmente rotolato in una spiaggia di pangrattato.
La seconda, che il tramezzino sia ricoperto di una pastella densa di farina, latte e sale: bianca. Lattiginosa. Sbiadita, quasi. Va bene così, il colore arriva dopo.
I tramezzini pastellati vanno fritti in olio abbondante, fatti nuotare, girare e rigirare, finché da candidi diventano dorati, croccanti, lussuriosi.
Quelli impanati è sufficiente friggerli in padella con un dito d’olio, voltandoli una volta per dorare anche l’altro lato.
La mozzarella, dentro, si scalda, si emoziona, si scioglie, ride. E a questo punto chiama e vuole morsi delicati ma decisi, brucia le labbra troppo avide e accarezza le lingue curiose ma prudenti.
La mozzarella in carrozza è uno dei cibi disadattati per eccellenza perché è nemica di tutte le diete, dei problemi gastrici e dei valori sballati di colesterolo; ma è molto amica della tristezza, dei giorni di pioggia, degli incontri conviviali, degli strappi alle regole.
E’ cibo disadattato anche perché a me ricorda mia nonna, quella che non sapeva cucinare, che un giorno, durante un’assenza di mia madre, per consolare noi bambine preparò questo piatto: in mancanza di mozzarella disse: ”Ci mettiamo l’Asiago”, e non avendo comprato nemmeno il prosciutto lo sostituì con delle fette di salame. Ce lo ricordiamo ancora.
bella chiara la tua ricetta, bella e buona, piena di colesterolo e gioia!
ma la dieta è andata bellamente a farsi benedire?
tutta chiacchiere e distintivo
chiacchiere e distintivo.
dieta qui dieta lì e poi mozzarella in carrozza e montebianco
dentro di me non credo nella dieta
io adoro le mozzarelle in carrozza, mi ricordano l’infanzia
Questa cosa è… sublime! Fame!
disadattato sono io che non ne mangio una comeddiocomanna da una trentina d’anni. a roma, presepio, se fa co’ la ciriola, che è pane proletario per eccellenza ed elezione – costava meno di tutti. essa è, per chi non la conosce, una frusta cicciotta e biconica, piena di mollica, che, rafferma, si taglia a rondelle de du’ dita, s’ammolla nel latte e si racchiude attorno a una fetta di mozzarella, anzi di fiordilatte – ché, chiaratiz, se squaqquarea di meno della mozzarella ma si mantiene cicciosamente mordevole all’interno del cofanetto cirioloso – non freschissimo, proprio per evitare lo squqquarellìo. decisamente un presidio recyled food. da noi, non so, magari anche da voi, è d’uopo sdraiare sulla fella di fiordilatte pure un’alicetta o, in absentia, uno schizzetto di paté d’anchovies (’a passta d’ascciughe, no?). poi come dice lei, ovo sbattuto e tant’olio fritto, un tripudio de colesterolo che te fodera l’arterie della memoria con una sensazione di soffice croccantezza saporita. dio come sbavo. grazie per il reminder.