a oltranza
Ci sono dei libri che dopo che li hai finiti ti tornano in continuazione alla memoria, fosse anche solo per una parola, per un’immagine o per una sensazione. In realtà non è che ci pensi razionalmente solo che loro tornano e ti prendono. Quasi un po’ ti tormentano. Ecco a me questa sensazione l’ha data “Sulla felicità a oltranza” di Ugo Cornia che l’ho letto tutto d’un fiato, saranno ormai quindici giorni fa e che adesso ogni tanto mi scopro a ripensarci.
Tipo che mi sono accorta che adesso guardo i cani in modo diverso per osservare la sensazione che mi danno. Perché è proprio vero che i cani felici si riconoscono. C’è il cane della mia vicina ad esempio che lui la felicità non sa neanche dove sta di casa. L’altro giorno l’ho incontrato sulle scale che era rimasto fuori della porta e tremava tutto come una foglia, mentre la Laika, la cana che c’è al mare, lei sì che è felice e indipendente come Brown e la vedi correre e abbaiare e poi sparire che ha da fare le sue cose e poi la vedi tornare e ha il fisico forte di chi sta proprio bene al mondo.
Oppure che ogni tanto mi scopro a ripensare a cose piccole della mia infanzia o a momenti infelici che però io sono stata felice lo stesso e magari ci ho anche fatto una risata. Come al funerale di mia nonna che con la mia cugina ci siamo messe a ripensare a che tigna che era da più giovane e allora ci veniva da ridere e più ridevamo più ci veniva da piangere dal ridere e non si capiva più se piangevamo perché ridevamo, se piangevamo perché eravamo tristi o se ridevamo perché piangevamo. Comunque mia nonna ci avrebbe detto che eravamo due deficienti e in effetti un po’ avrebbe avuto anche ragione. Oppure al funerale della Maria un inizio di primavera di qualche anno fa che mentre andavamo al cimitero guardavo la strada con tutti i fiori ai lati e quando siamo arrivati lì guardavo che dalla tomba da un lato si vede la vallata che porta fino a Giardini Naxos e al mare, dall’altro si vedono i Nebrodi in lontananza e da un lato si vede l’Etna che quel giorno lì aveva ancora tutta la neve in cima e allora ho pensato che era proprio un posto bellissimo quello lì per metterci un cimitero.
O come una volta, avrò avuto una ventina d’anni, che mi lasciò un tipo che io un altro stronzo come quello ancora lo devo conoscere. E ero all’università in una di quelle tipiche situazioni che ti sembra ti caschi tutto il mondo addosso e pure tutto insieme mentre tu non hai neanche un legnetto da usare come puntello. Solo che invece di cascarti il mondo arriva il tuo amico Ale che è circa dieci anni che ti vuole avviare ai piaceri del fumo e con un ghigno diabolico ti fa “secondo me è il momento giusto per iniziare” e tu gli tiri dietro la sigaretta rispondendo “scusa ma col cazzo!” e subito ti viene una risata che il chiostro del Brunelleschi se la ricorda ancora. E anzi a ripensarci oggi ti accorgi che la risata te la ricordi benissimo, ti risuona quasi dentro, mentre la sensazione del mondo che ti cascava addosso no e allora pensi che forse non era proprio proprio sul punto di cascare, anzi forse non si era neanche storto di un millimetro.
Insomma è questa cosa della felicità a oltranza che mi tormenta da un po’, che mi ha colpito l’immaginazione. Che ci sia un libro pieno di cose tristi che però è anche felice; che ti racconta cose tristi lasciandoti però il senso della felicità; che ti fa pensare alle tue cose tristi che sono state anche felici. Che se ci pensavi razionalmente alle tue cose tristi non ti sembrava neanche possibile che potessero essere state anche un po’ felici, mentre ora te le ricordi quasi col retrogusto dell’allegria. Oppure un libro che ti fa pensare che forse si può trovare momenti di felicità in tante situazioni basta solo provare a cambiare lo sguardo. Ecco io prima ero qui a pensare che non è da poco questa cosa qui, anzi.
U. Cornia, Sulla felicità a oltranza, Palermo 2000
mastra, questo pezzo è fantastico e quel libro lì è vero: ti fa cambiare le prospettive. Grazie
(leggetelo, tutti)
“Perché è proprio vero che i cani felici si riconoscono.” Bau bau!
Brava!
bello bello mastra, leggerò sicuramente questo libro
io non posso parlare che ciò la sindrome di stendhal per quell’uomo lì
ultimamente mi sa che siamo in tanti
Sto aspettando trepidante Quasi Amore, ma sono anche alla ricerca di questo – già consigliata dalla Sid… Si ha bisogno di libri così e di lettori capaci di trasmetterti la voglia di averli sotto gli occhi. Grazie!