Stamattina pensavo – ci pensavo per una ragione squisitamente personale che quindi non starò qui a raccontarvi – che io per un periodo, anzi due (sembrerà strano ma è la pura verità), senza nemmeno l’ausilio della chirurgia plastica, senza l’uso di erbe miracolose e grazie solo ad un aumento smodato di prolattina dovuto alla nascita dei miei figli, che io insomma mi son trovata di colpo a passare dalla mia seconda misura di seno giusta giusta (e anche proporzionata, secondo me) a una quinta senza sconti.
Quindi immaginatevi me, però molto più magra, un grissino di 45 chili, praticamente, con due tette esagerate (non dimentichiamoci che sono un microbo).
Interessanti, eh, però inservibili.
Dovrei andarci più spesso, lo so. Ogni volta mi pento del troppo tempo trascorso dall’ultima visita, dall’ultima telefonata, e lei c’è sempre per me, anche se non sarà sempre così, niente è eterno, e lei sembra così fragile.
Certo per me è sempre bella ed eterna, ma quasi ogni volta mi accorgo di un piccolo cedimento. Ultimamente è un po’ depressa, dice che avere intorno i suoi nipoti le mette allegria, non pensa più al tempo passato, a tutte le cose accadute. E’ sempre difficile andare via da lei a mani vuote, c’è sempre qualcosa da portare via, anche solo un pacco di biscotti, cioccolatini, la paghetta ai nipoti, piccole cose che compra proprio per regalartele quando vai a trovarla. Spesso la trovo che risolve le parole crociate, lo fa da una vita, mi ha insegnato lei, e se la prende con se stessa quando non si ricorda alcuni nomi e mi aspetta per finire il cruciverba, non vuole certo lasciarlo incompiuto.
Ora esce poco, non le piace molto uscire da sola, le fanno male le ginocchia, ah quell’artrosi che la tormenta e non riesce più ad andare a teatro! “Ti accompagno” le dico sempre ma lei no, a lei piace fare a modo suo, quando vuole lei e senza disturbare nessuno. Si lamenta dei dolori da cui non riesce a liberarsi, ma non prende mai nessuna medicina, lei è il suo medico. Dice che non le servono, che lei sa quando sta bene e quando sta veramente male. Dice che ormai è vecchia, che noi non ce lo immaginiamo nemmeno come ci si sente da vecchi. Ma lo dice sorridendo con i suoi occhi vivaci e attenti, serena e sorridente.
In fondo, però, vorrei assomigliarle. Vorrei avere quella serenità che da sempre l’accompagna nonostante la vita per lei non sia stata facile. E vorrei avere quella lucidità che ancora le permette di essere la mia mamma, perchè ancora adesso i consigli che mi dà lei sono i più saggi.
Buon compleanno mamma, ti voglio bene
La dichiarazione d’amore è un po’ da mostardo ma la canzone è comunque meravigliosa.
You and me (tu ed io)
We are destined (siamo destinati)
You’ll agree (sarai d’accordo)
To spend the rest of our lives (a passare il resto delle nostre vite)
With each other (uno con l’altro/a)
The rest of our days (il resto dei nostri giorni)
Like two lovers (come due amanti)
Forever – yeah – forever (per sempre – si – per sempre)
My bijou… (mio bijou…)
L’album era Innuendo, l’anno il 1991
Ho scritto un post cattivissimo… ma talmente cattivissimo che se lo avessi pubblicato mezza friendfeed mi avrebbe defollowato e l’altra mezza mi avrebbe guardato con gli occhi brutti.
Allora siccome è troppo cattivissimmo e non lo pubblico ma l’ho pensato e scritto direi che ora mezzi dovreste defollowarmi e mezzi guardarmi con gli occhi brutti.
Fatelo! così… sulla fiducia.
Cari disadattati, sono Laura… La scorsa notte ho fatto un sogno che mi ha angosciato non poco: tornavo (con valigia, tipo da un viaggio) nella mia casa di Bologna, quella che condividevo con le mie amiche dell’Università, entravo in cucina e trovavo sui fornelli una gran quantità di pentole in ebollizione con dentro dei pesci/mostri marini che si divincolavano, emettendo suoni strazianti (suoni eh), ormai prossimi alla morte.
Alla fine bruciavano e nelle pentole c’erano solo sagome nere. Io assistevo incredula e sgomenta a questa tortura, a questo dolore dei pesci, ma senza fare nulla. Pensavo solo “io odio le mie coinquiline, odio la loro cena”. Sono perplessa, ci penso da un giorno…
Temo voglia dire che sono una disadattata poco felice. Tra i pesci ricordo totani, crostacei giganti, anche un anemone di mare, insomma cose così.
Grazie… La
Eccoci qui distesi, amanti nudi,
belli per noi – ed è quanto basta -
solo con foglie di palpebre vestiti,
siamo immersi nella notte vasta.
Ma già sanno di noi, già sanno
queste quattro mura, la stufa spenta,
ombre sagaci sulle sedie stanno
e il tacere del tavolo è eloquente.
E sanno i bicchieri perché sul fondo
il té non bevuto si raffredda.
Swift ormai non può certo fare conto
che questa notte ci sia chi lo legga.
E gli uccelli? Non illuderti per niente:
ieri li ho visti scrivere volando
con ardire e apertamente
quel nome con cui ti sto chiamando.
E gli alberi? Qual è il significato
del loro incessante bisbigliare?
Dici: solo il vento forse è informato.
Ma di noi come ha potuto sapere?
Dalla finestra è entrata una falena,
e con le sue piccole ali pelose
atterra e decolla di gran lena,
fruscia sul nostro capo senza posa.
Forse quell’insetto, più di noi dotato
d’una vista acuta, vede meglio?
Io non ho intuito, né tu indovinato
che i nostri cuori splendono nel buio.
(1957)
Taccuino d’amore : poesie / Wisława Szymborska ; a cura di Pietro Marchesani. – Milano : Scheiwiller, 2002. – 107 p. – (Taccuini ; 2)
Una buona notizia per chi ama la musica dell’ex Verve…
Non so bene come sia questa cosa ma l’ultimo singolo di Richard Ashcroft, Are You Ready?, registrato sotto il nome United Nations of Sound (il prossimo album è dato in uscita a Marzo) è scaricabile gratuitamente su usershare.net
Sperando di aver fatto un buon servizio comunicando questa cosa
Via soundsblog
Allora, stavo in un teatro buio e sul palcoscenico c’era il cugino dello Splendido da piccolo che faceva un monologo. Io pensavo, che bravo che è ‘sto bambino a recitare. Solo che io assistevo a questo spettacolo seduta su uno sgabello altissimo, tipo quelli degli arbitri (si chiamano arbitri?) a tennis, e in braccio avevo mio figlio, e a un certo punto ho capito che mi stavo addormentando e avevo paura di cadere e di far cadere mio figlio. Allora ho detto allo Splendido di aiutarmi a far scendere il bambino perché era buio pesto e non vedevo gli scalini del trespolo.
Scesa anch’io dal trespolo andavo nel bagno di un giardino pubblico perché dovevo fare pipì, ma il bagno delle donne era una specie di cosa comunitaria con tre water di cui uno per bambini. Nel momento in cui mi alzavo ( ché le ragazze fanno la pipì da sedute, si sappia) mi accorgevo di essere in realtà in coda a un treno, e davanti a me un guidatore di treno dentro alla locomotiva di un alro treno mi guardava senza capire cosa stessi facendo.
Questo era un sogno, ecco. Cos’avrà voluto dire?
NB: la nuova categoria di post Vaffanfreud è aperta al pubblico. Per i commenti e anche per i sogni da interpretare. Chi avesse sogni da interpretare non si faccia scrupoli a mandarceli all’indirizzo della posta del cuore con oggetto “interpretazione dei sogni”
Son cose eh. Che torni a casa dalle commissioni pre-lavoro, accendi il mac e vai a veder che dicono lì, su FF, e la mastrangelina si bea tutta che ha fatto il bagno per un’ora, immersa nella vasca a leggersi un libro. E guardacaso io sono corsa a casa, tutta trafelata con ’sta voglia matta di un bagno…E son le assonanze elettive queste. E allora, senti, nel condividere una voglia , che la tua intenzione ha un senso un pochino più grande di quello che gli avevi dato tu.
Che, diciamola tutta, aver voglia di un bagno dopo che sei uscita di casa, comunque pulita perché docciata, non è una cosa massima. Di quelle che il mondo ricorderà. Ma per me, adesso, ora, in questo momento, ’sto bagno caldo che mi son appena fatta ha tutto il significato di una coccola larga, di quelle che solo da soli a volte ci si deve dare. Ha il senso del mi prendo cura di me. Io a questo tipo di cure ci credo un sacco, ultimamente, come credo che una doccia sia comodissima e sia una bella invenzione, ma a quello che ha creato la vasca da bagno andrebbe eretto un monumento in tutte le città.
Non so mica chi l’abbia inventata la vasca, mi ricordo dell’Archimede che ci faceva il bagno dentro e gli è venuto un esperimento, fondamentale per tutti. Mi vien in mente che una volta sono inciampata in un film porno di ambientazione medievale, e pure là c’era la vasca, mica la doccia, ed era tutto un gioco di sguardi e tocchi, ma lasciam perdere…
Il senso vero è che il bagno, per me, mica pretendo che per voi sia lo stesso, ha il potere di fermare il tempo. Sì, il tempo si ferma mentre ci si fa il bagno, ci si siede dentro l’acqua caldissima e si galleggia, ci si massaggia, si guardan i punti brutti e si è così rilassati, che si finisce con il fregarsene dei punti brutti, si gioca con la schiuma, ci si lava i capelli con calma, si gioca con la paperella, se c’è, si gioca con il barattolo dello shampoo, che irrimediabilmente scivola dal bordo e cade dentro, si fa sciaf sciaf e se l’acqua esce e allaga il bagno, beh , ci si pensa poi, dopo, che adesso il tempo è fermo, immobile.
La doccia, non ce la fa a fermar il tempo. Non stai a guardarti, non stai fermo in un tempo fermo, nella doccia: pensi solo a sfregarti bene, ad aprir i pori che devi correre, sei di fretta. E una cura non è mai frettolosa. Se dovessi far un paragone, la doccia sta al bagno come la piscina sta al mare.
Anche nel mare il tempo si ferma, echissenefrega se devi andare a lavorare, se hai la bolletta da pagare, c’è solo acqua e sole e sapore salato che ti entra dentro. Il bagno è un mare piccolo, ecco.
Per chi a metà degli anni 80 era sessualmente attivo (intendo con altri), la ballatona di George Michael di cui al titolo del presente simpatico articoletto era semplicemente ineluttabile, come la messa in piega del ciuffo, la conchetta controlla alito e le spalline smontabili nelle giacche.
Quando partiva il sax, cominciavano le speranze, si dilatavano le pupille, si inturgidivano i pensieri.
Beh, 25 anni dopo, riascoltarla nella sua versione originale fa sempre il suo straordinario effetto, ma l’altra sera in macchina ne ho sentito la cover roca dei Seether, dove è sparito il sax ed è entrato il distorsore. E’ questa .
A voi il giudizio. E siccome Careless Whisper è ormai un classico, merita la trascrizione del testo
Careless Whisper
I feel so unsure
As I take your hand
and lead you to the dance floor
As the music dies,
something in your eyes
calls to mind
a silver screen
and all its sad good-byes
- Chorus -
I‘m never gonna dance again
Guilty feet have got no rhythm
Though it’s easy to pretend
I know your not a fool
Should’ve known better
than to cheat a friend
and waste the chance
that I’d been given
So I’m never gonna dance again
The way I danced with you
Time can never mend
the careless whispers of a good friend
to the heart and mind.
Ignorance is kind
There’s no comfort in the truth
Pain is the all you’ll find
(Repeat chorus)
with the things we’d want to say
We could have been so good together
We could have lived this dance forever
But now who’s gonna dance with me
Please stay
Tonight the music seems so loud
I wish that we could lose this crowd
Maybe it’s better this way
We’d hurt each other
(Repeat chorus)
(Now that you’re gone)
Was what I did so wrong,