Sono una dei pochissimi italiani che a scuola amavano la geografia

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Che tristezza se leggendoli non avessi potuto viaggiare con loro tracciando rotte sulla carta geografica disegnata nella mia testa” Questo dice oggi Sergio in un post del suo Vela Blog che parla di mappe e viaggi in poltrona. Abbiamo una cosa in più in comune, con Sergio. Io sono campione di viaggi in poltrona, fin da piccola.

Ricordo con nostalgia che, quando ero piccola, giocavo spesso con mio fratello a “viaggiare per finta”. Prendevamo l’atlante che usavamo a scuola, e da una cartina qualunque iniziavamo un viaggio fantasioso, lungo il quale passavamo attraverso mille e mille peripezie dalle quali uscivamo sempre indenni e vincitori, grazie alle nostre capacità e astuzie.

Ci stavamo giorni interi a fare quei viaggi. Insomma, senza saperlo avevamo già inventato Chuck Norris. Questo guardare le mappe e fare degli itinerari, visitare città, scalare montagne, guadare fiumi e attraversare laghi con la fantasia mi ha sempre affascinata. Tanto che ancora adesso lo faccio, sono sempre attratta dalle cartine geografiche, appena me ne capita una sottomano, comincio a fantasticare. E poi la curiosità di leggere tutti quei nomi strani di città, di stati, le diversità dei paesaggi, i colori delle bandiere, tutto ciò mi ha sempre attirata, ho sempre cercato di immaginare come sarebbe stata la mia vita in quei posti, da ciò la curiosità di vederli davvero.

Certo che ora con le mappe di Google, le cose si sono facilitate, è tutto un altro cercare luoghi, ma devo ringraziare il vecchio atlante della mia infanzia, per avermi dato la capacità di ampliare i miei orizzonti, di navigare con la fantasia





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