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Metti quattro amici a cena

Quattro disadattati, profondamente disadattati, una sera a cena e impari che:

1) A Fatacarabina quando fa il mimo le si smonta una sedia da sotto la foga
2) Domi ha qualcosa di irrisolto con la papera, cerca di farcirla di cioccolatini attraverso l’unica via possibile
3) La mobilità del polso è fondamentale ma a pimpi farsi male a uno dei due le fa una pippa, lei è ambisinistra
4) Io son talmente cialtrone di default che qualsiasi cosa faccia, anche la più imbarazzante, diventa norma

mich e un treno

Mich, una dai sogni contorti, per una volta fa un sogno per nulla complicato. Si chiede, e ci chiede, cosa voglia dire.

Mi trovo in una stazione di Torino e devo prendere un treno per andare a Roma e restarci quattro o cinque giorni. Però non ho né il biglietto né la valigia: ho lasciato entrambi a casa dei miei genitori. Li ho lasciati lì di proposito, pensando di prenderli prima di partire. Ma mancano dieci minuti all’arrivo del treno e so che ora non ho più tempo di andare fino a casa e nessuno può portarmeli. Ma sono piuttosto tranquilla e tra me e me rifletto “Non importa, salgo lo stesso, ci penso dopo”. Il treno arriva e salgo. È un vagone senza sedili, ci sono solo dei corrimano come nei pullman. C’è un sacco di luce e l’atmosfera è calda e accogliente. Sono a mio agio finché non inizio a pensare che va bene essere senza valigia, ma almeno il biglietto lo dovrei recuperare. Sono molto serena, mi stupisco quasi perché non provo ansia o apprensione per quel momento di illegalità su rotaia, però decido comunque che è il caso di scendere e tornare indietro a prendere il biglietto. In quel momento però incontro una conoscente, non un’amica, una ragazza dei tempi dell’università che non vedo da anni, molto gentile, che mi dice “pensavo che avresti fatto finta di non vedermi per non dovermi salutare”. E io “ma figurati se fingo di non vederti”. Chiacchieriamo del più e del meno e intanto la fermata del treno alla quale dovrei scendere non arriva. O forse è passata e non me ne sono accorta. Non sono preoccupata, ma mi chiedo se ce n’è un’altra e quanto manca. Fine.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la prima fatica blogghistica del Prof.

E poi le chiamano vacanze. Il fardello era già pesante prima di partire, ma poi si è fatto via via insostenibile. La casa dalla strada sembrava accogliente. Scaricati i bagagli ci siamo avvicinati alla porta d’ingresso e abbiamo tentato di aprirla. Un’inspiegabile forza uguale e contraria, però, vanificava i miei tentativi. Con una poderosa spallata ho dovuto abbatterla. Ma questo non è nulla in confronto a ciò che ci attendeva una volta varcato l’uscio. Un incubo non sarebbe stato in grado di materializzare animali più ripugnanti di quelli che custodivano le stanze all’interno. Ci sono venuti incontro numerosi esseri codati e tenagliati e corazzati simili a scorpioni, ma molto molto più grandi. Ho brandito la prima improvvisata arma che mi è capitata per mano, una scopa spelacchiata, e ho vibrato colpi all’impazzata, sbudellando le orripilanti bestiacce le cui interiora schizzavano ovunque imbrattando i muri scalcinati che, ad una più scrupolosa occhiata, mostravano crepe profonde una spanna e larghe due dita.

Ecco, questa sarebbe stata la casa della mia settimana di vacanza. Intanto i nostri amici stavano per arrivare e ancora non avevo escogitato una strategia per non far precipitare nel panico anche loro. Mi è venuto in mente che per accoglierli, cercando di distogliere la loro attenzione dai problemi, avrei proposto loro di dedicarsi a una doccia tonificante, balsamo ideale per le membra spossate dal lungo viaggio in automobile. Nel frattempo mi sarei dedicato alla rimozione (non solo mentale) dei problemi. Apro l’acqua. Una tenaglia dotata di duplice fila di spilli mi cinge la mano investita dal getto. Realizzo immediatamente che quella sensazione è provocata da una scossa superiore ai 48 volt, tensione sufficiente a far scattare il salvavita. Ma la casa è sprovvista di salvavita. Ritraggo il braccio. Sono vivo. Ma dominato dallo sconforto. Se avessi scelto di partire per l’Afghanistan con “Avventure nel mondo” avrei ancora avuto a disposizione tutte le mie vite. Qui invece ne avevo già perse alcune.

Decido di chiamare qualcuno che disinfesti la casa dagli insetti, un geologo e un ingegnere che possano esaminare le crepe e pronunciarsi sulla sicurezza dell’immobile e un elettricista specializzato in interventi disperati di assoluta emergenza. Si presentano, nell’ordine, le seguenti figure: un omino che suona e canta nelle balere e sua moglie che racconta barzellette oscene tra una canzone e l’altra; un vecchietto sofferente di labirintite acuta che, nell’unica strada presente nel raggio di chilometri, è riuscito a perdersi pur essendo dotato di navigatore satellitare; un clown grande e grosso che diceva di avere 48 anni, pur dimostrandone 10 di più, e di fare l’elettricista. In breve, gli insetti hanno continuato a fare festa, le crepe ad allargarsi e la corrente a disperdersi ovunque tranne che nei fili. La doccia l’abbiamo fatta al buio. Ma a questo punto la necessità si è trasformata in virtù. Le lacrime in spritz al campari. Gli insetti in enormi e gustose mazzancolle grigliate. Le scintille della corrente elettrica in meravigliosi dischi di luce gialla che ricordavano distese di girasoli. Le crepe in bocche aperte da risate scroscianti. Ed è stata una vacanza meravigliosa.

Il sogno di Laura

Cari disadattati, sono Laura… La scorsa notte ho fatto un sogno che mi ha angosciato non poco: tornavo (con valigia, tipo da un viaggio) nella mia casa di Bologna, quella che condividevo con le mie amiche dell’Università, entravo in cucina e trovavo sui fornelli una gran quantità di pentole in ebollizione con dentro dei pesci/mostri marini che si divincolavano, emettendo suoni strazianti (suoni eh), ormai prossimi alla morte.

Alla fine bruciavano e nelle pentole c’erano solo sagome nere. Io assistevo incredula e sgomenta a questa tortura, a questo dolore dei pesci, ma senza fare nulla. Pensavo solo “io odio le mie coinquiline, odio la loro cena”. Sono perplessa, ci penso da un giorno…

Temo voglia dire che sono una disadattata poco felice. Tra i pesci ricordo totani, crostacei giganti, anche un anemone di mare, insomma cose così.

Grazie… La

Cena disadattata – le foto

Senza peli sulla lingua

Riceviamo e pubblichiamo la nostra prima lettera a La posta del cuore… e relative risposte

Cara postaquore, sono un’amante del sesso orale ed ho già da un po’ un ragazzo che non accenna a prodursi in questo genere di pratica nei miei confronti. Vorrei fargli sapere che apprezzerei ma non so come fare senza mettere in imbarazzo me e lui. cosa mi consigliate? grazie per l’attenzione. Firmato Cu Ni Ling (sono di origini cinesi)

Risponde Elena: cara cu ni ling, come sei messa a depilazione? alcuni uomini si infastidiscono con la moquette lunga, preferiscono una cosa rasa, tipo moquette da areoporto, ma meno usata.

Risponde Sid: Cara Cu Ni, il sesso orale è un ottimo e valevole rimedio alle emicranie. Ti consiglio di muoverti in questo modo, la prima volta che il tuo ragazzo accennerà ad una leggera nevralgia tu non dovrai fare altro che dirgli, guarda! ho un metodo infallibile per farla passare. Mio fratello, con la sua fidanzata, fa sempre così e funziona. Lei ha rarissimamente i mal di testa ma quando capitano lui, in cambio, riceve fantastici rapporti orali.

Risponde Fatacarabina: Dolce Cu Ni Ling, l’arte del sesso orale ha radici antichissime e se il tuo ragazzo non intende prodursi in questa arte, dovrai spiegarglielo con calma e pazienza. Il trucco? Ti impegni nel soddisfarlo prima tu, poi quando lui cercherà l’occasione, il momento, per zomparti addosso, gli dirai semplicemente che a te gli egoisti ti frenano e ti rivestirai, senza musi duri, ma con estrema tranquillità. Se non lo capisce, il mondo ti sia amico.

Risponde Claire: comunque cara cu ni ling sei sicura di usare un buon sapone profumato per la tua igiene intima? non è che per caso usi qualcosa che ti fa puzzare di palombo? (ahahah lo hanno scritto oggi su un mio 3D) come consiglio, ti direi di passarci sopra un piumino imborotalcato, così profuma di buono e poi, per essere ancora più tentatrice, potresti provare a spalmarci un po’ di panna e chiedere al tuo fidanzato di assaggiarla per sapere se va bene di zucchero.

Risponde Chiaratiz: cara cu ni ling, sei stata sfortunata, ritenta. Con un altro fidanzato, più generoso e intraprendente. Ne conosco uno, che nel sesso gli piace dare

Risponde Sergio: Cara Cu Ni Ling, vediamoci (che nel sesso io son uno che a me piace dare).

Steek Hutsy

Benvenuto in manicomio. Si sta neanche male, in questo manicomio qua: uomini e donne, si dorme tutti nella stessa camera. La sera si chiacchiera con la luce spenta finché l’ultimo, il più insonne, non si addormenta anche lui.
Il frigo è pieno: se ti vien fame prima che faccia giorno, basta che ti alzi senza far troppo rumore.
La mattina, il primo che apre gli occhi prepara il caffè. Poi, inizia la giornata.

(PS: tutto questo perché proprio non mi piaceva il post vuoto)