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19 marzo
Forse c’è un motivo per averti sognato, dopo cosi tanto tempo, ma non riesco ad immaginarlo. Mi è capitato poche volte in passato, e quelle poche volte le ho vissute con gioia, finalmente ti rivedevo, ma erano brevi attimi, pochi ricordi di quei sogni, subito cancellati. Ora, le rare volte in cui ho la fortuna che mi accada di fare un sogno più lungo con te, riesco a svegliarmi per cercare di fissare un momento, un piccolo attimo di quella felicità ad occhi chiusi, nella vita ad occhi aperti. E ci sono delle volte che riesco persino a parlarti, a prenderti per la mano dirti cose che spesso penso di dirti. E tu sei bello nel sogno, sei grande, grosso, ti ricordo sempre come un omone che sprizza salute. Solo, la tua voce non la sogno mai, non riesco a sentirla. Forse semplicemente perchè io non la ricordo più papà. E’ passato così tanto tempo… ma domani è la tua festa, chissà se questa volta la sentirò
Sono una dei pochissimi italiani che a scuola amavano la geografia

“Che tristezza se leggendoli non avessi potuto viaggiare con loro tracciando rotte sulla carta geografica disegnata nella mia testa” Questo dice oggi Sergio in un post del suo Vela Blog che parla di mappe e viaggi in poltrona. Abbiamo una cosa in più in comune, con Sergio. Io sono campione di viaggi in poltrona, fin da piccola.
Ricordo con nostalgia che, quando ero piccola, giocavo spesso con mio fratello a “viaggiare per finta”. Prendevamo l’atlante che usavamo a scuola, e da una cartina qualunque iniziavamo un viaggio fantasioso, lungo il quale passavamo attraverso mille e mille peripezie dalle quali uscivamo sempre indenni e vincitori, grazie alle nostre capacità e astuzie.
Ci stavamo giorni interi a fare quei viaggi. Insomma, senza saperlo avevamo già inventato Chuck Norris. Questo guardare le mappe e fare degli itinerari, visitare città, scalare montagne, guadare fiumi e attraversare laghi con la fantasia mi ha sempre affascinata. Tanto che ancora adesso lo faccio, sono sempre attratta dalle cartine geografiche, appena me ne capita una sottomano, comincio a fantasticare. E poi la curiosità di leggere tutti quei nomi strani di città, di stati, le diversità dei paesaggi, i colori delle bandiere, tutto ciò mi ha sempre attirata, ho sempre cercato di immaginare come sarebbe stata la mia vita in quei posti, da ciò la curiosità di vederli davvero.
Certo che ora con le mappe di Google, le cose si sono facilitate, è tutto un altro cercare luoghi, ma devo ringraziare il vecchio atlante della mia infanzia, per avermi dato la capacità di ampliare i miei orizzonti, di navigare con la fantasia
auguri mamma
Dovrei andarci più spesso, lo so. Ogni volta mi pento del troppo tempo trascorso dall’ultima visita, dall’ultima telefonata, e lei c’è sempre per me, anche se non sarà sempre così, niente è eterno, e lei sembra così fragile.
Certo per me è sempre bella ed eterna, ma quasi ogni volta mi accorgo di un piccolo cedimento. Ultimamente è un po’ depressa, dice che avere intorno i suoi nipoti le mette allegria, non pensa più al tempo passato, a tutte le cose accadute. E’ sempre difficile andare via da lei a mani vuote, c’è sempre qualcosa da portare via, anche solo un pacco di biscotti, cioccolatini, la paghetta ai nipoti, piccole cose che compra proprio per regalartele quando vai a trovarla. Spesso la trovo che risolve le parole crociate, lo fa da una vita, mi ha insegnato lei, e se la prende con se stessa quando non si ricorda alcuni nomi e mi aspetta per finire il cruciverba, non vuole certo lasciarlo incompiuto.
Ora esce poco, non le piace molto uscire da sola, le fanno male le ginocchia, ah quell’artrosi che la tormenta e non riesce più ad andare a teatro! “Ti accompagno” le dico sempre ma lei no, a lei piace fare a modo suo, quando vuole lei e senza disturbare nessuno. Si lamenta dei dolori da cui non riesce a liberarsi, ma non prende mai nessuna medicina, lei è il suo medico. Dice che non le servono, che lei sa quando sta bene e quando sta veramente male. Dice che ormai è vecchia, che noi non ce lo immaginiamo nemmeno come ci si sente da vecchi. Ma lo dice sorridendo con i suoi occhi vivaci e attenti, serena e sorridente.
In fondo, però, vorrei assomigliarle. Vorrei avere quella serenità che da sempre l’accompagna nonostante la vita per lei non sia stata facile. E vorrei avere quella lucidità che ancora le permette di essere la mia mamma, perchè ancora adesso i consigli che mi dà lei sono i più saggi.
Buon compleanno mamma, ti voglio bene
ti porto con me
Era piccolina Sara, la portavo all’asilo e lei era triste perché dovevamo separarci. Tutte le mattine dovevo passare qualche minuto con lei per rassicurarla che sarei tornata presto a prenderla.
Un giorno, in un negozio di giocattoli, trovammo una bambolina piccolissima, era di gomma con l’anima di fil di ferro, in modo da poterle piegare le gambe e le braccia, aveva i capelli rossi fatti a mo’ di fragolina. Così la chiamammo Sara fragolina. Da quel giorno, quando portavo Sara all’asilo, prima di lasciarla le facevo vedere la bambolina e le dicevo “Vedi tu sei questa, sei Sara Fragolina, sei così piccina che ti tengo nella mia tasca fino a quando arrivo in ufficio, poi lì ti tiro fuori dalla tasca e ti siedo sul computer, vicino a me, così ci possiamo vedere, stiamo sempre insieme e ci facciamo compagnia; io ora sono contenta, e tu non devi essere più triste perchè siamo insieme tutto il giorno.”
Strano a dirsi ma quella bambolina è servita veramente a non farla sentire abbandonata; a volte bastano solo poche parole e i gesti giusti per rassicurare le persone che le amiamo, per dire. Sara fragolina ora è qui, dorme nel cassetto della mia scrivania , mi piace ricordare a cosa è servita
scrivimi
Non ho mai parlato molto, sono un tipo riservato, timida, di poche parole. Tu parlavi ancora meno di me.
Ma io ho sempre avuto necessità di sentirle le parole, perchè le parole, oltre ai gesti, mi hanno sempre dato delle conferme, delle certezze. Così, per trovare una soluzione ad una coppia che non trovava modo di esprimersi come avrebbe voluto, ho trovato l’espediente dei bigliettini.
Funzionava davvero bene, devo dire. Tu spesso eri fuori alla sera, non avevamo mai molto tempo da passare insieme. Io ti facevo trovare un bigliettino sul tavolino dell’ingresso. Lo lasciavo li alla sera, prima di andare a dormire.
A volte scrivevo solo quello che avevo fatto durante la giornata, quello che era successo a me, ai bambini. A volte scrivevo solo poche parole, quanto mi mancavi, quanto ti avrei voluto vicino, quante cose ti stavi perdendo. Alla mattina, alzandomi per prima, trovavo il tuo biglietto, nello stesso posto dove avevo lasciato il mio. Anche se erano poche parole era bello iniziare la giornata leggendo qualcosa di tuo.
Qualche volta ci abbiamo anche litigato cosi. Stranamente non abbiamo mai parlato di quello che ci scrivevamo, era un accordo tacito, rimaneva scritto e basta, ma piano piano questo espediente è riuscito a farci sentire complici, sino a parlare
Ora non ci sei più, ma io, di questi biglietti, ne conservo ancora un bel po’; li tengo tutti ripiegati nel cassetto del comodino, ho un po’ paura di aprirli, come se aprendoli quelle parole potessero cancellarsi, svanire, volare via, invece ora respirano, dormono accanto a me
mi manchi
Mi piace sentirti vicino a me, quando mi sveglio nella notte lievemente illuminata, intravedere il tuo profilo che si muove appena mentre respiri, ascoltare quel respiro e respirare con te, chissà se riesco a svegliarti col solo pensiero. Mi piace sentire il tuo profumo, coglierne ogni piccola sfumatura e viaggiare con le sensazione che l’odore della tua pelle mi dà. Mi piace, soprattutto, sfiorarti, leggermente, dolcemente, passare le dita sui tuoi occhi, sulla tua bocca, imprimerli nella mente per ricordarli quando non ci sei. Non voglio svegliarti, vorrei solo passarti, con il mio tocco, il mio amore nel tuo sogno, vorrei che tu ora sognassi di me, che ti respiro a fianco, di noi e che svegliandoti tu cercassi la mia mano che ti sfiora, la prima cosa bella della giornata. Mi manchi.
Sara
Mi dicono tutti che ci somigliamo davvero tanto. Forse è vero, anche lei ha gli occhi castani, forse un po più scuri, i capelli biondi, forse un po’ più scuri anche quelli, lo stesso sorriso, il suo meno disincantato. Si, in effetti ci somigliamo molto. Se guardo, poi, le mie foto alla sua età beh, siamo proprio identiche.
Eppure siamo così diverse, lei è un persona determinata, sa quello che vuole e sta facendo di tutto per averlo, è sicura, non si volta indietro e non perde tempo, dice sempre la sua opinione e si batte per il suo pensiero, si sa far rispettare da chiunque, insomma è un tipo forte e deciso. Io no, per niente.
E poi lei ama gli animali, giocare a pallavolo, cantare, stare con gli amici, ridere, leggere, ascoltare musica, andare al cinema, viaggiare, studiare lingue.
Però l’altra sera, mentre eravamo sul divano a guardare per l’ennesima volta, l’attimo fuggente, ha poggiato la testa sulla mia spalla, e ho intravvisto gli occhi lucidi.
Come me. E tutte quelle cose che ama, in fondo, le amo anche io.
Allora è vero, è una parte di me che si è staccata per crescere autonomamente, per diventare quello che è, ma nel farlo le è rimasto qualcosa di me; è che fa uno strano effetto vedere tua figlia crescere e somigliarti, amare le cose che tu ami, provare gli stessi sentimenti, ti fa rivivere tutto quello che hai già vissuto, e la cosa più bella è che per passarle tutto questo l’ho solo amata, nulla di più
Nostalgia lasagna
“Le parole d’amore, che sono sempre le stesse, prendono il sapore delle labbra da cui escono”
Guy Maupassant
Riguardo ai sapori, un sapore che mi è rimasto nel cuore, è quello delle lasagne al pesto che faceva mia nonna; pure io le so fare, ma come le faceva lei, non c’è paragone. sarà che quel sapore mi riporta alla mente tanti ricordi belli di quando ero piccola, della mia infanzia vissuta con i miei nonni che adoravo e che mi adoravano (pensate che mi permettevano di leggere a tavola, cosa costantemente proibita dai miei genitori), il profumo della loro casa sempre piena di cose buone, ricordi bellissimi che da sempre associo con il cibo comunque, se volete, ora vi la scrivo la ricetta delle lasagne al pesto allora prima di tutto dovreste avere del basilico di prà (prà è un quartiere di genova dove fanno il miglior basilico d’italia), se non ce l ‘avete scordatevi subito di riuscire ad eguagliare le lasagne di mia nonna, però vi potete avvicinare
allora servono due mazzi di basilico di prà (che corrispondono a dieci mazzi dell’altro basilico) uno spicchio di aglio (che quella specia di pesto che fanno per il Silvio che lo vuole senza aglio non è pesto è schifezza verde), un cucchiaio di pinoli, un cucchiaio di pecorino (possibilmente quello sardo che una volta la liguria e la sardegna erano un regno unito, chissà chi se lo ricorda) un cucchiaio di parmigiano, 5 cucchiai di olio extra-vergine d’oliva un pizzico di sale. Riempite il frullatore con le foglie di basilico, i pinoli, un po’ d’olio, aglio e sale. Frullate brevemente. Aggiungete i due formaggi e finite di frullare. Versate in una ciotola e amalgamatevi il rimanente olio mescolando con il cucchiaio di legno
il pesto ora è fatto, ma se non ne avete voglia (chi non è genovese non sa l’amore e la poesia che ci si mette nel fare il pesto) compratene due etti e siete a posto ora ci vuole la besciamella. siete capaci? no? allora scaldare mezzo litro di latte, intanto in una casseruola sciogliete 50 gr d burro e unite, poco per volta, 50 gr di farina, mescolando continuamente per non fare venire grumi, poi aggiungete, poco per volta, il latte, fino ad ottenere una salsa densa e morbida, che buona, alla quale si aggiunge qualche grattatina di noce moscata, sale e pepe. Io,di solito, la assaggio più volte, solo perchè devo essere certa che sia buona, naturalmente, certo che chi l’ha inventta ha avuto una bella idea, a questo punto si aggiunge il pesto e si mescola il tutto, ora si che è un vero delirio di bontà , di quelle da affondarci dentro il dito e leccartelo tutto! fatelo poi mi direte.
ora si possono far bollire le lasagne per alcun minuti, poi si stendono in una teglia e si ricoprono con la besciamella al pesto, (che bontà, non posso fare a meno di ripeterlo), uno strato di formaggio, un altro strato di lasagne, besciamella, formaggio e così fino a finire le lasagne. ah dimenticavo un filo d’olio sull’ultimo strato a questo punto si inforna per circa 13/15 minuti e, se siete come me, li passerete davanti alla porta del forno a sbirciare la vostra creazione che diventa sempre più commestibile, fino ad arrivare al tripudio quando è nel piatto
si capisce che mi piacciono le lasagne? va beh provateci, ma metteci amore mentre le fate, assaporate il profumo del pesto, della besciamella invadere la cucina mentre le cuocete, io non riesco a dimenticarmele quelle della mia nonna, e quando le preparo, penso sempre a lei e mentre le mangio, gliene lascio una parte, solo per lei.
un bacio, nonna