Felicemente disadattati

Tutta colpa di un BURP!

Archive for the ‘confessioni di una mente disadattata’ Category

venerdì
feb 5,2010

poltrona_libreria_bibliochaise

Che tristezza se leggendoli non avessi potuto viaggiare con loro tracciando rotte sulla carta geografica disegnata nella mia testa” Questo dice oggi Sergio in un post del suo Vela Blog che parla di mappe e viaggi in poltrona. Abbiamo una cosa in più in comune, con Sergio. Io sono campione di viaggi in poltrona, fin da piccola.

Ricordo con nostalgia che, quando ero piccola, giocavo spesso con mio fratello a “viaggiare per finta”. Prendevamo l’atlante che usavamo a scuola, e da una cartina qualunque iniziavamo un viaggio fantasioso, lungo il quale passavamo attraverso mille e mille peripezie dalle quali uscivamo sempre indenni e vincitori, grazie alle nostre capacità e astuzie.

Ci stavamo giorni interi a fare quei viaggi. Insomma, senza saperlo avevamo già inventato Chuck Norris. Questo guardare le mappe e fare degli itinerari, visitare città, scalare montagne, guadare fiumi e attraversare laghi con la fantasia mi ha sempre affascinata. Tanto che ancora adesso lo faccio, sono sempre attratta dalle cartine geografiche, appena me ne capita una sottomano, comincio a fantasticare. E poi la curiosità di leggere tutti quei nomi strani di città, di stati, le diversità dei paesaggi, i colori delle bandiere, tutto ciò mi ha sempre attirata, ho sempre cercato di immaginare come sarebbe stata la mia vita in quei posti, da ciò la curiosità di vederli davvero.

Certo che ora con le mappe di Google, le cose si sono facilitate, è tutto un altro cercare luoghi, ma devo ringraziare il vecchio atlante della mia infanzia, per avermi dato la capacità di ampliare i miei orizzonti, di navigare con la fantasia

giovedì
gen 28,2010

Dovrei andarci più spesso, lo so. Ogni volta mi pento del troppo tempo trascorso dall’ultima visita, dall’ultima telefonata, e lei c’è sempre per me, anche se non sarà sempre così, niente è eterno, e lei sembra così fragile.

Certo per me è sempre bella ed eterna, ma quasi ogni volta mi accorgo di un piccolo cedimento. Ultimamente è un po’ depressa, dice che avere intorno i suoi nipoti le mette allegria, non pensa più al tempo passato, a tutte le cose accadute. E’ sempre difficile andare via da lei a mani vuote, c’è sempre qualcosa da portare via, anche solo un pacco di biscotti, cioccolatini, la paghetta ai nipoti, piccole cose che compra proprio per regalartele quando vai a trovarla. Spesso la trovo che risolve le parole crociate, lo fa da una vita, mi ha insegnato lei, e se la prende con se stessa quando non si ricorda alcuni nomi e mi aspetta per finire il cruciverba, non vuole certo lasciarlo incompiuto.

Ora esce poco, non le piace molto uscire da sola, le fanno male le ginocchia, ah quell’artrosi che la tormenta e non riesce più ad andare a teatro! “Ti accompagno” le dico sempre ma lei no, a lei piace fare a modo suo, quando vuole lei e senza disturbare nessuno. Si lamenta dei dolori da cui non riesce a liberarsi, ma non prende mai nessuna medicina, lei è il suo medico. Dice che non le servono, che lei sa quando sta bene e quando sta veramente male. Dice che ormai è vecchia, che noi non ce lo immaginiamo nemmeno come ci si sente da vecchi. Ma lo dice sorridendo con i suoi occhi vivaci e attenti, serena e sorridente.

In fondo, però, vorrei assomigliarle. Vorrei avere quella serenità che da sempre l’accompagna nonostante la vita per lei non sia stata facile. E vorrei avere quella lucidità che ancora le permette di essere la mia mamma, perchè ancora adesso i consigli che mi dà lei sono i più saggi.

Buon compleanno mamma, ti voglio bene

sabato
gen 23,2010

Ho scritto un post cattivissimo… ma talmente cattivissimo che se lo avessi pubblicato mezza friendfeed mi avrebbe defollowato e l’altra mezza mi avrebbe guardato con gli occhi brutti.

Allora siccome è troppo cattivissimmo e non lo pubblico ma l’ho pensato e scritto direi che ora mezzi dovreste defollowarmi e mezzi guardarmi con gli occhi brutti.

Fatelo! così… sulla fiducia.

mercoledì
dic 23,2009

questo post è ispirato e un po’ anche copiato dal mio vecchio blog che non ho più. lo specifico perché chi leggeva il mio vecchio blog che non ho più e ritrova più o meno la medesima situescion non pensa che plagio. plagio da me stessa quindi plagio un po’ quel cavolo che mi pare. ora procedo col post. ma ho preferito specificare perché meglio specificare che deficere. ed io se permettete di deficere non mi piace per un cavolo.

***

tempo fa ho analizzato che esistono tre modi per mettere i sacchetti dell’immondizia:

1) a triangolino: tipico di personalità precisa e anche un po’ maniacale. mostra un bisogno estremo di preservare lo spazio e mantenere l’ordine. persona non pigra.

2) nodo: denota una personalità attiva e sbrigativa. il nodo al sacchetto preserva lo spazio ma non mantiene l’ordine. di persona vivace che non si perde nei particolari, mediamente pigra.

3) com’è rimane: denota disordine mentale e psichico. il sacchetto com’è rimane buttato sotto il lavandino occupa molto spazio e crea molto disordine. di persona disadattata e disturbata e pigra.

analizzando quindi le unioni di coppia in base alla modalità di ordinamento del sacchetto dell’immondizia si può notare quanto segue, posto che le unioni del medesimo ordinamento saranno praticamente perfette:

a) coppia triangolino – com’è rimane: unione impossibile

b) coppia triangolino – nodo: unione avversata dalle condizioni mentali seppur possibile, difficile ma possibile

c) coppia nodo – com’è rimane: ampie possibilità di riuscita, soprattutto se uno dei due riesce a spiegare all’altro che il suo modo è migliore. generalmente il com’è rimane riuscirà a vincere sulla pigrizia già esternata dal tipo nodo.

dunque facendo un punto della situazione, visto che io sono un tipo “com’è rimane” specifico che mi interessano solo i tipi “com’è rimane” o i tipi “nodali” a patto che non rompano più di tanto i maroni.

chiaramente questo tipo di indagine potrebbe essere svolta anche per come si schiaccia il tubetto del dentifricio o di gel, come si srotola la carta igienica, la condizione del terrazzo… ed altre amenità.

dai su… confessatevi!

martedì
dic 22,2009

Ho incontrato un demone, era bello come un angelo. Si è preso la mia anima lasciandomi in cambio l’amore per la musica.

Non posso più stare un solo minuto senza ascoltarla, la musica…

ma non riesco più a sentire una sola nota senza piangere, dentro.

giovedì
dic 17,2009

Era piccolina Sara, la portavo all’asilo e lei era triste perché dovevamo separarci. Tutte le mattine dovevo passare qualche minuto con lei per rassicurarla che sarei tornata presto a prenderla.
Un giorno, in un negozio di giocattoli, trovammo una bambolina piccolissima, era di gomma con l’anima di fil di ferro, in modo da poterle piegare le gambe e le braccia, aveva i capelli rossi fatti a mo’ di fragolina. Così la chiamammo Sara fragolina. Da quel giorno, quando portavo Sara all’asilo, prima di lasciarla le facevo vedere la bambolina e le dicevo “Vedi tu sei questa, sei Sara Fragolina, sei così piccina che ti tengo nella mia tasca fino a quando arrivo in ufficio, poi lì ti tiro fuori dalla tasca e ti siedo sul computer, vicino a me, così ci possiamo vedere, stiamo sempre insieme e ci facciamo compagnia; io ora sono contenta, e tu non devi essere più triste perchè siamo insieme tutto il giorno.”

Strano a dirsi ma quella bambolina è servita veramente a non farla sentire abbandonata; a volte bastano solo poche parole e i gesti giusti per rassicurare le persone che le amiamo, per dire. Sara fragolina ora è qui, dorme nel cassetto della mia scrivania , mi piace ricordare a cosa è servita

lunedì
dic 14,2009

Mio padre, quand’ero piccola, ascoltava quasi esclusivamente musica classica. I miei ricordi di quegli anni mi riportano pomeriggi di festa invasi da Mozart e Bach, i suoi preferiti; le conversazioni con mio zio, suo fratello maggiore, incentrate sulle opinioni riguardo questo o quel pezzo eseguito in questo o quell’altro modo da questa o quell’altra orchestra; i litigi per la scelta della radio o della cassetta da ascoltare durante i viaggi lunghi in macchina, che poi alla fine l’aveva sempre vinta lui perché la nostra musica a lui faceva venire il nervoso.
L’unica musica “altra” che mi ricordo, di mio padre, sono gli Inti Illimani e i Beatles, e un po’ di jazz, che io all’epoca non apprezzavo per niente. Negli anni in cui ancora non si disponeva di musica di provenienza esterna alla famiglia erano quelli i dischi con cui distrarsi, a casa mia.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band mio padre ce l’aveva non in cassetta, come gli altri, ma in vinile, e io quel disco credo di averlo ascoltato alcuni miliardi di volte, con l’astuccio in mano a leggere i testi e a impararli a memoria, con mia sorella piccola che si faceva insegnare le parole in inglese e le ripeteva benissimo. Insomma, i pomeriggi con quella custodia, con le figure da guardare, e quella musica nelle orecchie per me sono più o meno la cosa più vivida della mia primissima adolescenza; quelle parole di una lingua nuova le prime che ho imparato e le uniche che non dimentico facilmente.

Quando mio padre è morto noi non è che ci siamo spartite l’eredità. La casa di mia madre è rimasta la stessa. E gli oggetti nessuna di noi si è sognata di rivendicarli o anche solo di chiederli: noi quella casa la frequentiamo e i ricordi si conservano bene, lì dentro.
Finché un giorno a mia madre è venuto in mente di regalare Sgt. Pepper’s a mio cognato, ché lui ci ha la passione dei Beatles, e quel disco in quella custodia, consumata da me bambina, è passato di mano; e nessuno, nemmeno io, ha detto una parola per protestare, per far notare a mia madre che quella cosa era ingiusta e impossibile, che non si doveva, che io su quel disco ci avevo passato i pomeriggi e lo sapevano tutti; invece a lui, mio cognato, doveva bastargli la musica, andava bene anche un CD. Invece niente, muta. Il disco l’ha tenuto lui.

Per dire quanto poco conoscono di te i tuoi genitori.

(una canzone in tema)

scrivimi

giovedì
dic 10,2009

Non ho mai parlato molto, sono un tipo riservato, timida, di poche parole. Tu parlavi ancora meno di me.

Ma io ho sempre avuto necessità di sentirle le parole, perchè le parole, oltre ai gesti, mi hanno sempre dato delle conferme, delle certezze. Così, per trovare una soluzione ad una coppia che non trovava modo di esprimersi come avrebbe voluto, ho trovato l’espediente dei bigliettini.

Funzionava davvero bene, devo dire. Tu spesso eri fuori alla sera, non avevamo mai molto tempo da passare insieme. Io ti facevo trovare un bigliettino sul tavolino dell’ingresso. Lo lasciavo li alla sera, prima di andare a dormire.

A volte scrivevo solo quello che avevo fatto durante la giornata, quello che era successo a me, ai bambini. A volte scrivevo solo poche parole, quanto mi mancavi, quanto ti avrei voluto vicino, quante cose ti stavi perdendo. Alla mattina, alzandomi per prima, trovavo il tuo biglietto, nello stesso posto dove avevo lasciato il mio. Anche se erano poche parole era bello iniziare la giornata leggendo qualcosa di tuo.

Qualche volta ci abbiamo anche litigato cosi. Stranamente non abbiamo mai parlato di quello che ci scrivevamo, era un accordo tacito, rimaneva scritto e basta, ma piano piano questo espediente è riuscito a farci sentire complici, sino a parlare

Ora non ci sei più, ma io, di questi biglietti, ne conservo ancora un bel po’; li tengo tutti ripiegati nel cassetto del comodino, ho un po’ paura di aprirli, come se aprendoli quelle parole potessero cancellarsi, svanire, volare via, invece ora respirano, dormono accanto a me

Dilemmi zieschi

lunedì
nov 30,2009

Mio nipote, il più grande, è alle prese con la prima cotta. Ne sono convinta, anche se non me l’ha detto esplicitamente. A lui non serve dirle le cose a me, basta che ci guardiamo. Venerdì scorso a pranzo ha rifiutato i tortiglioni con il ragù. Capita solo se è malato. Sta benissimo. Oggi mentre gli accarezzavo i capelli, neri notte, mi ha detto:”Mì, me li devo tagliare”.

Lui che per portarlo dal barbiere, bisognava legarlo…Ecco, ho capito. Mi aveva accennato giorni fa ad un gruppo di ragazzine che vanno a vederlo giocare a basket, e seguono anche gli allenamenti. Due più due, non serve che parli. Zia ha capito.

Mi toccherà fargli un discorsetto, dovrei trovare le parole giuste, arrivarci senza linee dirette ma con una curva larghissima, che lo prende in contropiede e non gli permette di dirmi no, non è vero, ma che dici, sei matta. Dovrei evitare anche gli strali di mia sorella, come quella volta che è andato alla festa di sera con gli amici e guardacaso mi ha chiesto :”Zia cosa è uno spinello”. E io gli ho ribattuto, ma stavo cucinando e avevo la testa altrove, lo ammetto. “Beh il primo te lo fai con me e ti spiego tutto”. Che mia sorella poi non mi ha parlato per due settimane ma in realtà io volevo far assolutamente del bene.

Sto cercando le parole e intanto vado indietro con la mente al mio primo innamoramento, quello da mal di pancia, sai la cotta, che ti brucia dentro, che vuoi solo vederlo, solo giocarci assieme, solo tenergli la mano e non mollarla più. Lui era uno dei due chierichetti che rischiarono il rogo durante i fioretti di maggio, preparatori alla cresima (ero in quinta elementare). Impazzivo per il suo ciuffo, lui, figlio di panettieri mi regalava sberle e montasù e mi guardava come le star dei film in bianco e nero, con l’occhio balzandoso e il sorriso da gattone e io regolarmente o inciampavo nella gonna a pieghe o scoppiavo a ridere. E ridere mentre leggi l’atto di dolore sull’altare non è granché bello, si rischiava l’inferno, pensavo all’epoca. Lui la settimana prima mi aveva fatto far una figura orribile alla messa delle cinque incendiando la mia gonna a pieghe con il cero e costringendomi ad una fuga inseguita da don Tarcisio. Lo amavo di un amore profondo , mi sognavo di lui, mangiavo solo il suo pane, lo adoravo insomma. Dio quante sberle gli ho tirato. Ma non potevo lasciar passare indenne lo sgarro, anche se la colpa se l’era presa tutta mio cugino, e così ricambiai incendiando la settimana dopo,con un analogo cero, la sua veste immacolata e don Tarcisio dovette farsi due ombre di rosso per evitar l’ira di suo padre. Il giorno dopo lui mi aspettò fuori dalla chiesa e mi disse che ero forte e se volevo esser la sua fidanzata. Ci baciammo con la labbra strette e poi andammo a giocar  a pallone assieme. Il giorno dopo mi regalò uno scubidu dove attaccarci le chiavi. L’aveva fatto lui, era nero e blu. Cacchio, era interista…Poi la cresima e ci perdemmo, ma senza neanche un ahhhhh di dolore. Avevamo già qualcun altro da amare, da rincorrere…

Ecco, meglio se non gli dico niente a questo cucciolo peloso d’uomo…almeno per ora. Che se la goda la prima volta con tutto il bambambambam!!!

mi manchi

venerdì
nov 27,2009

Mi piace sentirti vicino a me, quando mi sveglio nella notte lievemente illuminata, intravedere il tuo profilo che si muove appena mentre respiri, ascoltare quel respiro e respirare con te, chissà se riesco a svegliarti col solo pensiero. Mi piace sentire il tuo profumo, coglierne ogni piccola sfumatura e viaggiare con le sensazione che l’odore della tua pelle mi dà. Mi piace, soprattutto, sfiorarti, leggermente, dolcemente, passare le dita sui tuoi occhi, sulla tua bocca, imprimerli nella mente per ricordarli quando non ci sei. Non voglio svegliarti, vorrei solo passarti, con il mio tocco, il mio amore nel tuo sogno, vorrei che tu ora sognassi di me, che ti respiro a fianco, di noi e che svegliandoti tu cercassi la mia mano che ti sfiora, la prima cosa bella della giornata. Mi manchi.

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