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	<title>Felicemente disadattati &#187; leggodurie</title>
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	<description>Tutta colpa di un BURP!</description>
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		<title>è solo la fine degli anni Sessanta?</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 14:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mastrangelina</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggodurie]]></category>

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		<description><![CDATA[No non è neanche quella. Perché Gelide scene d&#8217;inverno in realtà è l&#8217;America della metà degli anni Settanta, di quell&#8217;America piena di cinismo e disillusione che della fine degli anni Sessanta è solo un pallido riflesso, come una fotografia un po&#8217; sfuocata. Leggi e ti sembra di drogarti. A tratti di drogarti anche pesantemente. Ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.minimumfax.com/foto/2009/7/Beattie_inverno_g.jpg" title="gelide scene dinverno" class="alignright" width=35% />No non è neanche quella. Perché <i>Gelide scene d&#8217;inverno</i> in realtà è l&#8217;America della metà degli anni Settanta, di quell&#8217;America piena di cinismo e disillusione che della fine degli anni Sessanta è solo un pallido riflesso, come una fotografia un po&#8217; sfuocata. Leggi e ti sembra di drogarti. A tratti di drogarti anche pesantemente. Ti droghi anche se non c&#8217;è storia, anche se non c&#8217;è pressoché intreccio. Non puoi fare a meno di smettere e non puoi neanche trovare la scusa del &#8220;chissà come andrà a finire&#8221; perché fino all&#8217;ultima pagina la sensazione è che niente possa concludersi, che niente possa compiersi o risolversi, perché di fatto non succede niente. E&#8217; solo vita. Se si può dire &#8220;è solo vita&#8221; senza correre il serio rischio di dire una cazzata.  Di fatto ci sono dei personaggi che agiscono, che interagiscono, che parlano, mangiano insieme ma questo quasi senza scopo.Il mangiare a tratti sembra addirittura un&#8217;ossessione. Ogni pagina è un caleidoscopio di pensieri, di cose che accadono un po&#8217; per inerzia, un po&#8217; per destino, un po&#8217; per caso e solo un po&#8217; per scelta. Ogni pagina è un vortice di riflessioni, di torsioni e di contorsioni. Ogni pagina è un vortice di giri dentro la mente e la mente si sa il più delle volte fa dei giri strani. Ogni pagina, ogni parola è un pezzo di freddo, un pezzo di gelo che sembra scendere dal titolo e arrivare nelle vene. Mai una parola di troppo. Solo frasi rapide e essenziali. Solo una struttura che si regge sull&#8217;essenzialità.<br />
Charles, Sam, J.D., Susan, Clara, Pete, Bill, Laura, Betty, il Bue, Rebecca. Storie che si trovano intrecciate tra loro, vite che sembrano dover convivere quasi per forza e infatti lo fanno come in dimensioni parallele a metà tra incomunicabilità e eccesso di comunicazione. Come in una sorta di continua schizofrenia. E&#8217; solo vita ed è pure una vita da pazzi.<br />
Ci sono dialoghi talmente surreali da sentire il bisogno di rileggerli. Ci sono fasi e scelte che lasciano stupiti. C&#8217;è un&#8217;attesa spasmodica che succeda qualcosa che snerverebbe chiunque e che invece sorprendentemente affascina. E alla fine l&#8217;attesa, l&#8217;apparente inattività danno pure dei frutti preziosi.<br />
Agire non agendo, fare non facendo, dire non dicendo. Fare, agire, dire, quando è possibile. Cogliere i propri attimi interiori ed esteriori. La regina Janis Joplin come colonna sonora.</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/n0FlTjvQLgw&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/n0FlTjvQLgw&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="90%"></embed></object></center></p>
<p>Detto ciò <i>Gelide scene d&#8217;inverno</i> non lo regalerò o consiglierò a nessuno. Ognuno in fondo incontra le proprie schizofrenie, le proprie paure, le proprie contorsioni dove vuole e difficilmente può condividerle con gli altri. Io alcune le ho trovate qui dentro e meno male che Minimum fax le ha &#8220;finalmente&#8221; pubblicate dopo solo quasi quarant&#8217;anni.</p>
<p>*<a href="http://www.anobii.com/books/Gelide_scene_dinverno/9788875212254/01b9669dacf34f5e96/">Gelide scene d&#8217;inverno</a> / Ann Beattie ; traduzione di Martina Testa ; con una nuova prefazione dell&#8217;autrice. &#8211; Roma : Minimum fax, 2009. &#8211; 414 p. &#8211; (Minimum classics ; 30). &#8211; ISBN: 9788872512254</p>
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		<title>notorietà</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 22:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mastrangelina</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggodurie]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci qui distesi, amanti nudi,
belli per noi &#8211; ed è quanto basta -
solo con foglie di palpebre vestiti,
siamo immersi nella notte vasta.
Ma già sanno di noi, già sanno
queste quattro mura, la stufa spenta,
ombre sagaci sulle sedie stanno
e il tacere del tavolo è eloquente.
E sanno i bicchieri perché sul fondo
il té non bevuto si raffredda.
Swift ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci qui distesi, amanti nudi,<br />
belli per noi &#8211; ed è quanto basta -<br />
solo con foglie di palpebre vestiti,<br />
siamo immersi nella notte vasta.</p>
<p>Ma già sanno di noi, già sanno<br />
queste quattro mura, la stufa spenta,<br />
ombre sagaci sulle sedie stanno<br />
e il tacere del tavolo è eloquente.</p>
<p>E sanno i bicchieri perché sul fondo<br />
il té non bevuto si raffredda.<br />
Swift ormai non può certo fare conto<br />
che questa notte ci sia chi lo legga.</p>
<p>E gli uccelli? Non illuderti per niente:<br />
ieri li ho visti scrivere volando<br />
con ardire e apertamente<br />
quel nome con cui ti sto chiamando.</p>
<p>E gli alberi? Qual è il significato<br />
del loro incessante bisbigliare?<br />
Dici: solo il vento forse è informato.<br />
Ma di noi come ha potuto sapere?</p>
<p>Dalla finestra è entrata una falena,<br />
e con le sue piccole ali pelose<br />
atterra e decolla di gran lena,<br />
fruscia sul nostro capo senza posa.</p>
<p>Forse quell&#8217;insetto, più di noi dotato<br />
d&#8217;una vista acuta, vede meglio?<br />
Io non ho intuito, né tu indovinato<br />
che i nostri cuori splendono nel buio.<br />
(1957)</p>
<p>Taccuino d&#8217;amore : poesie / Wisława Szymborska ; a cura di Pietro Marchesani. &#8211; Milano : Scheiwiller, 2002. &#8211; 107 p. &#8211; (Taccuini ; 2)</p>
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		<title>a oltranza</title>
		<link>http://www.felicementedisadattati.it/2009/12/a-oltranza/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 00:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mastrangelina</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggodurie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono dei libri che dopo che li hai finiti ti tornano in continuazione alla memoria, fosse anche solo per una parola, per un&#8217;immagine o per una sensazione. In realtà non è che ci pensi razionalmente solo che loro tornano e ti prendono. Quasi un po&#8217; ti tormentano. Ecco a me questa sensazione l&#8217;ha data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono dei libri che dopo che li hai finiti ti tornano in continuazione alla memoria, fosse anche solo per una parola, per un&#8217;immagine o per una sensazione. In realtà non è che ci pensi razionalmente solo che loro tornano e ti prendono. Quasi un po&#8217; ti tormentano. Ecco a me questa sensazione l&#8217;ha data <em>&#8220;Sulla felicità a oltranza&#8221;</em> di Ugo Cornia che l&#8217;ho letto tutto d&#8217;un fiato, saranno ormai quindici giorni fa e che adesso ogni tanto mi scopro a ripensarci.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-47" title="che_tu_sia_per_il_coltello" src="http://www.sellerio.it/bigimg/me457_big.jpg" width=40% align="left" />Tipo che mi sono accorta che adesso guardo i cani in modo diverso per osservare la sensazione che mi danno. Perché è proprio vero che i cani felici si riconoscono. C&#8217;è il cane della mia vicina ad esempio che lui la felicità non sa neanche dove sta di casa. L&#8217;altro giorno l&#8217;ho incontrato sulle scale che era rimasto fuori della porta e tremava tutto come una foglia, mentre la Laika, la cana che c&#8217;è al mare, lei sì che è felice e indipendente come Brown e la vedi correre e abbaiare e poi sparire che ha da fare le sue cose e poi la vedi tornare e ha il fisico forte di chi sta proprio bene al mondo.<br />
Oppure che ogni tanto mi scopro a ripensare a cose piccole della mia infanzia o a momenti infelici che però io sono stata felice lo stesso e magari ci ho anche fatto una risata. Come al funerale di mia nonna che con la mia cugina ci siamo messe a ripensare a che tigna che era da più giovane e allora ci veniva da ridere e più ridevamo più ci veniva da piangere dal ridere e non si capiva più se piangevamo perché ridevamo, se piangevamo perché eravamo tristi o se ridevamo perché piangevamo. Comunque mia nonna ci avrebbe detto che eravamo due deficienti e in effetti un po&#8217; avrebbe avuto anche ragione. Oppure al funerale della Maria un inizio di primavera di qualche anno fa che mentre andavamo al cimitero guardavo la strada con tutti i fiori ai lati e quando siamo arrivati lì guardavo che dalla tomba da un lato si vede la vallata che porta fino a Giardini Naxos e al mare, dall&#8217;altro si vedono i Nebrodi in lontananza e da un lato si vede l&#8217;Etna che quel giorno lì aveva ancora tutta la neve in cima e allora ho pensato che era proprio un posto bellissimo quello lì per metterci un cimitero.<br />
O come una volta, avrò avuto una ventina d&#8217;anni, che mi lasciò un tipo che io un altro stronzo come quello ancora lo devo conoscere. E ero all&#8217;università in una di quelle tipiche situazioni che ti sembra ti caschi tutto il mondo addosso e pure tutto insieme mentre tu non hai neanche un legnetto da usare come puntello. Solo che invece di cascarti il mondo arriva il tuo amico Ale che è circa dieci anni che ti vuole avviare ai piaceri del fumo e con un ghigno diabolico ti fa &#8220;secondo me è il momento giusto per iniziare&#8221; e tu gli tiri dietro la sigaretta rispondendo &#8220;scusa ma col cazzo!&#8221; e subito ti viene una risata che il chiostro del Brunelleschi se la ricorda ancora. E anzi a ripensarci oggi ti accorgi che la risata te la ricordi benissimo, ti risuona quasi dentro, mentre la sensazione del mondo che ti cascava addosso no e allora pensi che forse non era proprio proprio sul punto di cascare, anzi forse non si era neanche storto di un millimetro.<br />
Insomma è questa cosa della felicità a oltranza che mi tormenta da un po&#8217;, che mi ha colpito l&#8217;immaginazione. Che ci sia un libro pieno di cose tristi che però è anche felice; che ti racconta cose tristi lasciandoti però il senso della felicità; che ti fa pensare alle tue cose tristi che sono state anche felici. Che se ci pensavi razionalmente alle tue cose tristi non ti sembrava neanche possibile che potessero essere state anche un po&#8217; felici, mentre ora te le ricordi quasi col retrogusto dell&#8217;allegria. Oppure un libro che ti fa pensare che forse si può trovare momenti di felicità in tante situazioni basta solo provare a cambiare lo sguardo. Ecco io prima ero qui a pensare che non è da poco questa cosa qui, anzi.</p>
<p>U. Cornia, <a href="http://www.sellerio.it/merchant.php?bid=454">Sulla felicità a oltranza</a>, Palermo 2000</p>
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		<title>Che tu sia per me il coltello &#8211; David Grossman</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggodurie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come vorrei sognarti stanotte e gridare il tuo nome nel sonno, così che il segreto venga svelato e io non ti nasconda al mondo! Sei una donna che deve essere svelata!
In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile &#8211; si stringe nelle braccia &#8211; sembra volersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-47" title="che_tu_sia_per_il_coltello" src="http://www.felicementedisadattati.it/wp-content/uploads/2009/11/che_tu_sia_per_il_coltello.jpg" alt="che_tu_sia_per_il_coltello" align="left" width="167" height="260" />Come vorrei sognarti stanotte e gridare il tuo nome nel sonno, così che il segreto venga svelato e io non ti nasconda al mondo! Sei una donna che deve essere svelata!</em></p>
<p>In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile &#8211; si stringe nelle braccia &#8211; sembra volersi isolare dagli altri. E&#8217; un gesto che lo commuove e lui, Yair, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo, ma esclusivamente epistolare. Più che una proposta un&#8217;implorazione e Myriam ne resta colpita, forse sedotta&#8230;</p>
<p>Nei tempi di internet, con i rapporti epistolari diventati di grandissima attualità, un libro che a leggerlo può far male, tanto, ma è un inno alla parola scritta che va comunque letto, fino in fondo.</p>
<p>Che tu sia per me il coltello<br />
Autore: David Grossman<br />
Alessandra Shomroni (Traduttore)<br />
Brossura 330 Pagine<br />
Edizione: 2<br />
codice ISBN-10: 8804588195<br />
codice ISBN-13: 9788804588191<br />
Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)<br />
Data di pubblicazione: Jan 01, 2009</p>
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