Archivi per la categoria ‘Senza categoria’
Chi ce l’ha più grosso
Non si ama mai allo stesso modo. Dovremmo scriverlo con il punteruolo sul petto, per ricordarcelo sempre, che l’amore è il sentimento più personale che abbiamo e non sarà mai traslato in automatico nella persona che amiamo, che potrà ricambiare o no, con una intensità tutta sua.
Dettata dal suo modo di amare, che non sarà mai il nostro. Non avrà lo stesso peso, non avrà mai lo stesso grado di espressione, non avrà mai la stessa densità. E lui o lei lo sentiranno comunque tutto, in espansione.
E noi saremmo degli scemi patentati se pensassimo che è una gara a chi ce l’ha più grosso.
L’amore.
prove tecniche di reincarnazione
Ho deciso: nella prossima vita mi reincarno in una maestra di scuola materna.
Devo solo fare una serie di sedute propedeutiche di logopedia perché se insegni alla scuola materna e non sai come si usano le corde vocali esci che non hai un filo di voce; ma è probabile che se mi reincarno in maestra io istintivamente sappia come si fa, a usare la voce senza uscirne afona.
Poi devo munirmi di santissima pazienza, ché ho capito che i figli degli altri è più semplice trattarli con distacco, ma ti fanno anche saltare i nervi con facilità, certe volte: bisogna starci attenti.
E basta, poi sono pronta. Ho fatto delle prove, mi han detto che son bravissima, e modestamente lo penso anch’io, che son bravissima. Il mio karma è positivamente indirizzato: Matteo (quattro anni) mi ha anche baciata ripetutamente, è un segno del destino.
Non so voi, nella prossima vita, in che veste vi trovo (comportatevi bene che non si sa mai)
Fireflies
Delle volte ti accorgi che una canzone la senti una volta e ti piace , la senti di nuovo e ti ripiace, la continui a sentire e diventa una cosa irresistibile anche se non capisci bene perché. Magari con certe canzoni un po’ ti vergogni anche, perché ti rendi conto che sono canzoncine che non faranno la storia della musica, però continui a cantarci sopra come un ossesso quando le incontri alla radio.
Ecco, io la prima volta che ho sentito questa canzone mi è piaciuta e ho pensato che mi metteva allegria, la seconda volta non me la ricordavo più e arrivata a metà dondolavo la testa a destra e a sinistra con lo stesso stato di allegrezza inconsulta, le volte successive è stato chiaro per me che il sintomo era cronico e che ad ogni incontro sarebbe stata la stessa cosa. Infatti.
Il fatto è che comincia con una frase: “You would not believe your eyes if ten million fireflies lit up the world as I fell asleep” e a me questa cosa subito ha messo una pazzesca voglia di vedere il mondo illuminato da questi dieci milioni di lucciole e mi son detta, ma non ho capito, questo è un sogno o un pre sogno o un dormiveglia, o cosa, che dice che dorme ma non dorme, che conta pecore, che vorrebbe dormire ma è sveglio, insomma, queste lucciole io non lo so, se son lucciole che lui si immagina che arrivano se si addormenta e quindi non se le vuole perdere.
E poi “Because I’d get a thousand hugs From ten thousand lightning bugs As they tried to teach me how to dance”: mi fa girare la testa, questa frase qui, ogni volta, a immaginare questo attorniato di cose luminescenti e svolazzanti che lo sfiorano e lo abbracciano. Piacerebbe anche a me, credo, un sogno non sogno così.
E alla fine dopo che tu comunque non hai assolutamente capito cosa succede veramente o non succede in questa canzone e anzi hai definitivamente deciso che lui è un mezzo insonne che ha le traveggole, ti dice “But I’ll know where several are If my dreams get real bizarre Because I saved a few and I keep them in a jar”: capito? In pratica queste lucciole, un po’, le ha messe in un barattolo. Per ricordarsele, penso io, da sveglio.
Un mare piccolo
Son cose eh. Che torni a casa dalle commissioni pre-lavoro, accendi il mac e vai a veder che dicono lì, su FF, e la mastrangelina si bea tutta che ha fatto il bagno per un’ora, immersa nella vasca a leggersi un libro. E guardacaso io sono corsa a casa, tutta trafelata con ’sta voglia matta di un bagno…E son le assonanze elettive queste. E allora, senti, nel condividere una voglia , che la tua intenzione ha un senso un pochino più grande di quello che gli avevi dato tu.
Che, diciamola tutta, aver voglia di un bagno dopo che sei uscita di casa, comunque pulita perché docciata, non è una cosa massima. Di quelle che il mondo ricorderà. Ma per me, adesso, ora, in questo momento, ’sto bagno caldo che mi son appena fatta ha tutto il significato di una coccola larga, di quelle che solo da soli a volte ci si deve dare. Ha il senso del mi prendo cura di me. Io a questo tipo di cure ci credo un sacco, ultimamente, come credo che una doccia sia comodissima e sia una bella invenzione, ma a quello che ha creato la vasca da bagno andrebbe eretto un monumento in tutte le città.
Non so mica chi l’abbia inventata la vasca, mi ricordo dell’Archimede che ci faceva il bagno dentro e gli è venuto un esperimento, fondamentale per tutti. Mi vien in mente che una volta sono inciampata in un film porno di ambientazione medievale, e pure là c’era la vasca, mica la doccia, ed era tutto un gioco di sguardi e tocchi, ma lasciam perdere…
Il senso vero è che il bagno, per me, mica pretendo che per voi sia lo stesso, ha il potere di fermare il tempo. Sì, il tempo si ferma mentre ci si fa il bagno, ci si siede dentro l’acqua caldissima e si galleggia, ci si massaggia, si guardan i punti brutti e si è così rilassati, che si finisce con il fregarsene dei punti brutti, si gioca con la schiuma, ci si lava i capelli con calma, si gioca con la paperella, se c’è, si gioca con il barattolo dello shampoo, che irrimediabilmente scivola dal bordo e cade dentro, si fa sciaf sciaf e se l’acqua esce e allaga il bagno, beh , ci si pensa poi, dopo, che adesso il tempo è fermo, immobile.
La doccia, non ce la fa a fermar il tempo. Non stai a guardarti, non stai fermo in un tempo fermo, nella doccia: pensi solo a sfregarti bene, ad aprir i pori che devi correre, sei di fretta. E una cura non è mai frettolosa. Se dovessi far un paragone, la doccia sta al bagno come la piscina sta al mare.
Anche nel mare il tempo si ferma, echissenefrega se devi andare a lavorare, se hai la bolletta da pagare, c’è solo acqua e sole e sapore salato che ti entra dentro. Il bagno è un mare piccolo, ecco.
Il grande attore
L’ultimo saluto dell’autunno non è in minore.
E’ l’esplosione trionfante di giallo, di arancione, di oro dell’albero dei cachi.
Chi sa fare altrettanto? Mostrarsi, esaltarsi con tanto sapiente mestiere? Con altrettanto senso della scena?
Lui aspetta mesi, tutta l’estate: ha la sua strategia. Aspetta, e poi, a chiusura della stagione, ecco il suo gran finale, il grande spettacolo.
Il consumato scenografo e regista di se stesso ha previsto tutto, a cominciare dalle luci: fredde, grigie, basse, perché il contrasto sia lampante. Poi gli effetti: una bianca nebbiolina a filo dei prati, che evoca scene da Macbeth…
E quando tutto è a posto, l’albero dei cachi con un colpo da maestro si libera, come un primo attore sul palcoscenico, del suo verde mantello, e luminoso, raggiante, trionfante, tutto vestito d’oro, con un acuto finale in do maggiore, si offre agli occhi degli spettatori increduli.
E’ felice del suo successo. E sorridente rivolge al pubblico, a se stesso, a tutta la natura, il suo messaggio:
“Se arriva l’inverno, può la primavera essere lontana?”
(un racconto di mio padre, Franco Tizian, 1937 – 1998)
Dell’approccio alla maschia virtù
Quando sei donna single e abituata a dormire nel tuo lettone matrimoniale tutti i giorni, che lo sai che è il tuo spazio di rigenerazione e libertà, incappi a volte nella circostanza benevola che vuole che ti ritrovi a dividere per una notte il talamo della tua indipendenza con un rappresentante del viril sesso. E c’è un momento preciso nel cuore della notte, in cui, dopo che Morfeo ha preso il posto di Eros, all’improvviso te, donna single e indipendente, ti svegli per espletare le tue funzioni fisiologiche e quando ritorni trovi il tuo letto completamente occupato. Il tuo regno di libertà e indipendenza è stato preso d’imperio dalla truppa nemica, che sta comodamente dormendo nella posizione della stella marina, abbracciato al cuscino che fino a pochi secondi prima odorava dei tuoi capelli. E ti ritrovi a doverti sedere, timorosa, sull’unico angolino libero del tuo materasso, incerta se partire con una azione spazzaneve per liberare almeno la metà del tuo spazio indipendente, oppure star lì ferma perché lui dorme come un bambino stanco dopo un pomeriggio di corse in biciclette e ti vien la tristezza a svegliarlo. Si scatena il conflitto tra l’esser guerriere e l’esser chioccie fino al midollo, no? Una tecnica utile nel mio caso è stata la mossa serpentina, con movimenti lenti da contorsionista, e leggerissime pressioni di sfondamento per liberare yard preziose di materasso…In un caso ha funzionato.
Ma non ho ancora ben capito se è l’approccio giusto alla maschia virtù del dormiente.
Che ne dite?
Canzone pubblicità Groupama
Altro post della serie “quando serve sappiamo essere anche un blog al servizio della umana sapienza”. Questa volta diamo una risposta a chi si chiedesse che musica sia quella che fa da colonna sonora allo spot delle Assicurazioni Groupama.
La canzone è Trust in me, della grandissima Etta James.