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Big_(grilled)_fish
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la prima fatica blogghistica del Prof.
E poi le chiamano vacanze. Il fardello era già pesante prima di partire, ma poi si è fatto via via insostenibile. La casa dalla strada sembrava accogliente. Scaricati i bagagli ci siamo avvicinati alla porta d’ingresso e abbiamo tentato di aprirla. Un’inspiegabile forza uguale e contraria, però, vanificava i miei tentativi. Con una poderosa spallata ho dovuto abbatterla. Ma questo non è nulla in confronto a ciò che ci attendeva una volta varcato l’uscio. Un incubo non sarebbe stato in grado di materializzare animali più ripugnanti di quelli che custodivano le stanze all’interno. Ci sono venuti incontro numerosi esseri codati e tenagliati e corazzati simili a scorpioni, ma molto molto più grandi. Ho brandito la prima improvvisata arma che mi è capitata per mano, una scopa spelacchiata, e ho vibrato colpi all’impazzata, sbudellando le orripilanti bestiacce le cui interiora schizzavano ovunque imbrattando i muri scalcinati che, ad una più scrupolosa occhiata, mostravano crepe profonde una spanna e larghe due dita.
Ecco, questa sarebbe stata la casa della mia settimana di vacanza. Intanto i nostri amici stavano per arrivare e ancora non avevo escogitato una strategia per non far precipitare nel panico anche loro. Mi è venuto in mente che per accoglierli, cercando di distogliere la loro attenzione dai problemi, avrei proposto loro di dedicarsi a una doccia tonificante, balsamo ideale per le membra spossate dal lungo viaggio in automobile. Nel frattempo mi sarei dedicato alla rimozione (non solo mentale) dei problemi. Apro l’acqua. Una tenaglia dotata di duplice fila di spilli mi cinge la mano investita dal getto. Realizzo immediatamente che quella sensazione è provocata da una scossa superiore ai 48 volt, tensione sufficiente a far scattare il salvavita. Ma la casa è sprovvista di salvavita. Ritraggo il braccio. Sono vivo. Ma dominato dallo sconforto. Se avessi scelto di partire per l’Afghanistan con “Avventure nel mondo” avrei ancora avuto a disposizione tutte le mie vite. Qui invece ne avevo già perse alcune.
Decido di chiamare qualcuno che disinfesti la casa dagli insetti, un geologo e un ingegnere che possano esaminare le crepe e pronunciarsi sulla sicurezza dell’immobile e un elettricista specializzato in interventi disperati di assoluta emergenza. Si presentano, nell’ordine, le seguenti figure: un omino che suona e canta nelle balere e sua moglie che racconta barzellette oscene tra una canzone e l’altra; un vecchietto sofferente di labirintite acuta che, nell’unica strada presente nel raggio di chilometri, è riuscito a perdersi pur essendo dotato di navigatore satellitare; un clown grande e grosso che diceva di avere 48 anni, pur dimostrandone 10 di più, e di fare l’elettricista. In breve, gli insetti hanno continuato a fare festa, le crepe ad allargarsi e la corrente a disperdersi ovunque tranne che nei fili. La doccia l’abbiamo fatta al buio. Ma a questo punto la necessità si è trasformata in virtù. Le lacrime in spritz al campari. Gli insetti in enormi e gustose mazzancolle grigliate. Le scintille della corrente elettrica in meravigliosi dischi di luce gialla che ricordavano distese di girasoli. Le crepe in bocche aperte da risate scroscianti. Ed è stata una vacanza meravigliosa.
Chi fermerà la musica
Il fatto che io qua citi una canzone dei Pooh, gruppo italico, ultranazional popolare che di solito provoca in me reazioni dal cribbio allo sgrunt, finendo inesorabilmente nell’urlo tipico veneziano, del “va in mona, va”, non deve trarvi in inganno.
Quel titolo in particolare mi piace molto, perché la musica è uno dei modi con cui esprimiamo la nostra libertà, e chi tenterà di fermarla farà i conti con la reazione dei popoli e delle menti. E’ un ritmo la musica, ma soprattutto un sentimento. Forte come l’amicizia.
E allora vi invito a cliccare e andare a vedere un posto, nel mare del web, dove la musica è la protagonista. Lo ha creato il mio amico Sergio, una delle poche persone che capisce perfettamente la mia passione per le barene e l’odore di salso, l’unico autorizzato a baciarmi in fronte quando vuole.
Un cuore enorme, che ha un sacco di vite, come i gatti, e ancora più scarpe.
Questo è il suo spazio: Mbmusic.
Chi non lo frequenta, è una mammoletta.
Born in Vico Equense

Si sa che i campani il bel canto ce l’han nel sangue… poi, diciamocelo, si capisce chiaramente anche dal timbro di voce che in realtà le sue origini sono quelle, anche il nome volendo tradisce.
E’ proprio per queste origini che è stato assegnato a Bruce Springsteen l’Ellis Island Family Heritage Award, un premio consegnato dalla fondazione Statue of Liberty-Ellis Island agli immigrati o ai loro discendenti “che hanno dato un grande contributo all’esperienza americana”
Ps. La nonna del Boss era di Vico Equense. Gli avi del babbo ereno dei mangiatulipani originari dall’Olandesonia.
IL segreto del successo
Il segreto del successo
Ormai l’ho capito: per avere successo nella vita bisogna possedere tre cose: una bella faccia, un bel culo e soprattutto la faccia come il culo.
Parliamone.
1) Una bella faccia. Qui il concetto è più astratto dell’apparenza. Si tratta di enfatizzare i tratti somatici gradevoli anche con trucchi e parrucchi, cercando di trasmettere fiducia e sicurezza. Il mondo cerca solidità, risposte, certezze, futuro, mica frange improbabili per coprire l’insicurezza o ciuffi emo che celano paure. Una bella faccia è un viso solare che sorride, due occhi che ti guardano senza timore di trasmetterti emozioni, due fari che illuminano la via incerta. Essere belli non c’entra, anche se aiuta.
2) Un bel culo. Qui il concetto è molto concreto. E’ questione di fortuna. Di culo proprio, direi. Perché ti puoi dannare in palestra su arnesi di tortura medievali, ma se madre natura non ti ha omaggiato di un deretano degno di nota, ti trovi comunque in affanno a costruirlo ex novo. Inutile negarlo, che tu sia uomo o donna, se ce l’hai bello, la vita cambia. Puoi fare incontri, girare film (ciao Tinto rimettiti in fretta), ricevere apprezzamenti, lo puoi cedere in cambio di un’occupazione; insomma trattasi di inestimabile risorsa che va mantenuta ed ostentata vigliaccamente, senza etica alcuna.
3) La faccia come il culo. E qui ci vuole esercizio. Qui ci vogliono anni e anni di artigianato, un fabbro per la faccia di bronzo e un falegname per lavorar la tolla. Ma la faccia come il culo è uno dei massimi risultati esistenziali, e che ti apre mille orizzonti, ti schiude la via del successo vero, senza limiti, nel lavoro, nel sesso, in famiglia, e via discorrendo. Però bisogna conoscere il segreto. E voi, cari lettori di questo blog affollato di malati di mente, oggi siete fortunati assai perché ho deciso di svelarvelo l’arc-ano. Ebbene sì: da domani anche voi potrete iniziare il lungo e tortuoso percorso che vi porterà finalmente ad avere la faccia come il culo.
Il segreto è tutto qui: l’ostentata sfacciataggine scarica automaticamente l’imbarazzo sull’impreparato interlocutore. Pensateci: è molto più difficile dire di no, che formulare una domanda, per quanto ostica. Se si supera l’iniziale ritrosia ad esporre il quesito imbarazzante, poi la vergogna passa di botto all’altro e son tutti cazzi suoi. Se hai trovato il coraggio di fare la domanda, il destinatario penserà che tu abbia fondatissime ragioni per pretendere una risposta affermativa. E qui lo si fotte.
Allora stasera, quando tornate a casa, oltre a dare la solita carezza ai bambini (i vostri per piacere), sperimentate le vostre nuove potenzialità di faccioculisti in fieri e poi relazionateci con dovizia di particolari.
Ah: magari iniziate col coniuge prima che col datore di lavoro. Di questi tempi…
Queen – David Bowie – Under Pressure
È la prima collaborazione dei Queen con un altro grande artista, David Bowie. La canzone è nell’album Hot Space del 1982 ed in praticamente tutti i Greatest Hits.
La Pressione Mi Schiaccia
La pressione ti schiaccia, nessuno chiederebbe di stare
Sotto una pressione che brucia un palazzo fino a distruggerlo
Che scioglie una famiglia
Che caccia la gente per strada
E’ il terrore di sapere
Cosa significa veramente questo mondo
Stare a guardare dei buoni amici
Urlare, lasciate che io esca
Pregare il domani, mi tiene su
Pressione sulla gente, gente di strada
Fino a esplodere, mi fa impazzire
Questi sono i giorni
In cui le disgrazie non finiscono mai
Gente di strada, gente di strada
E’ il terrore di sapere
Cosa significa veramente questo mondo
Stare a guardare dei buoni amici
Urlare, lasciate che io esca
Pregare il domani, mi tira su
Pressione sulla gente, gente in strada
Far finta di non vedere
Rimanere neutrali, ma non funziona
Proporsi con un po’ d’amore, ma è così ferito e offeso
Perché, perché, perché
Amore
Sotto pressione, noi emaniamo strane risate
Non potremmo dare a noi stessi un’altra chance
Non potremmo dare all’amore quella chance
Perché non potremmo darla all’amore?
Perché l’amore oramai è una parola fuori moda
E l’amore ti sfida e prenderti cura della
Gente sull’orlo della notte
E l’amore ti sfida a cambiare
Il modo di
Preoccuparci di noi stessi
Questo è il nostro ultimo ballo
Questo è il nostro ultimo ballo
Questi siamo noi
Sotto pressione
Sotto pressione
Pressione
Traduzione rubata all’amica velista Sonia
Bruce Springsteen – Lost In The Flood
Il testo (se qualcuno avesse voglia di farne traduzione, serve uno/a di quelli bravi perchè non è un testo facile)
The ragamuffin gunner is returnin’ home like a hungry runaway
He walks through town all alone
He must be from the fort he hears the high school girls say
His countryside’s burnin’ with wolfman fairies dressed in drag for homicide
The hit and run, plead sanctuary, `neath a holy stone they hide
They’re breakin’ beams and crosses with a spastic’s reelin’ perfection
nuns run bald through Vatican halls pregnant, pleadin’ immaculate conception
And everybody’s wrecked on Main Street from drinking unholy blood
Sticker smiles sweet as gunner breathes deep, his ankles caked in mud
And I said “Hey, gunner man, that’s quicksand, that’s quicksand that ain’t mud
Have you thrown your senses to the war or did you lose them in the flood?”
That pure American brother, dull-eyed and empty-faced
races Sundays in Jersey in a Chevy stock super eight
He rides `er low on the hip, on the side he’s got Bound For Glory in red, white and blue flash paint
He leans on the hood telling racing stories, the kids call him Jimmy The Saint
Well the blaze and noise boy, he’s gunnin’ that bitch loaded to blastin’ point
He rides head first into a hurricane and disappears into a point
And there’s nothin’ left but some blood where the body fell
That is, nothin’ left that you could sell
just junk all across the horizon, a real highwayman’s farewell
And he said “Hey kid, you think that’s oil? Man, that ain’t oil that’s blood”
I wonder what he was thinking when he hit that storm
Or was he just lost in the flood?
Eighth Avenue sailors in satin shirts whisper in the air
Some storefront incarnation of Maria, she’s puttin’ on me the stare
and Bronx’s best apostle stands with his hand on his own hardware
Everything stops, you hear five, quick shots, the cops come up for air
And now the whiz-bang gang from uptown, they’re shootin’ up the street
And that cat from the Bronx starts lettin’ loose
but he gets blown right off his feet
And some kid comes blastin’ round the corner but a cop puts him right away
He lays on the street holding his leg screaming something in Spanish
Still breathing when I walked away
And somebody said “Hey man did you see that? His body hit the street with such a beautiful thud”
I wonder what the dude was sayin’ or was he just lost in the flood?
Hey man, did you see that, those poor cats are sure messed up
I wonder what they were gettin’ into, or were they just lost in the flood?
il post sulle tette
Stamattina pensavo – ci pensavo per una ragione squisitamente personale che quindi non starò qui a raccontarvi – che io per un periodo, anzi due (sembrerà strano ma è la pura verità), senza nemmeno l’ausilio della chirurgia plastica, senza l’uso di erbe miracolose e grazie solo ad un aumento smodato di prolattina dovuto alla nascita dei miei figli, che io insomma mi son trovata di colpo a passare dalla mia seconda misura di seno giusta giusta (e anche proporzionata, secondo me) a una quinta senza sconti.
Quindi immaginatevi me, però molto più magra, un grissino di 45 chili, praticamente, con due tette esagerate (non dimentichiamoci che sono un microbo).
Interessanti, eh, però inservibili.
Queen – Bijou – video testo e traduzione
La dichiarazione d’amore è un po’ da mostardo ma la canzone è comunque meravigliosa.
You and me (tu ed io)
We are destined (siamo destinati)
You’ll agree (sarai d’accordo)
To spend the rest of our lives (a passare il resto delle nostre vite)
With each other (uno con l’altro/a)
The rest of our days (il resto dei nostri giorni)
Like two lovers (come due amanti)
Forever – yeah – forever (per sempre – si – per sempre)
My bijou… (mio bijou…)
L’album era Innuendo, l’anno il 1991
Richard Ashcroft – Are You Ready?
Una buona notizia per chi ama la musica dell’ex Verve…
Non so bene come sia questa cosa ma l’ultimo singolo di Richard Ashcroft, Are You Ready?, registrato sotto il nome United Nations of Sound (il prossimo album è dato in uscita a Marzo) è scaricabile gratuitamente su usershare.net
Sperando di aver fatto un buon servizio comunicando questa cosa
Via soundsblog