IL segreto del successo

Il segreto del successo

Ormai l’ho capito: per avere successo nella vita bisogna possedere tre cose: una bella faccia, un bel culo e soprattutto la faccia come il culo.

Parliamone.

1) Una bella faccia. Qui il concetto è più astratto dell’apparenza. Si tratta di enfatizzare i tratti somatici gradevoli anche con trucchi e parrucchi, cercando di trasmettere fiducia e sicurezza. Il mondo cerca solidità, risposte, certezze, futuro, mica frange improbabili per coprire l’insicurezza o ciuffi emo che celano paure. Una bella faccia è un viso solare che sorride, due occhi che ti guardano senza timore di trasmetterti emozioni, due fari che illuminano la via incerta. Essere belli non c’entra, anche se aiuta.

2) Un bel culo. Qui il concetto è molto concreto. E’ questione di fortuna. Di culo proprio, direi. Perché ti puoi dannare in palestra su arnesi  di tortura medievali, ma se madre natura non ti ha omaggiato di un deretano degno di nota, ti trovi comunque in affanno a costruirlo ex novo. Inutile negarlo, che tu sia uomo o donna, se ce l’hai bello, la vita cambia. Puoi fare incontri, girare film (ciao Tinto rimettiti in fretta), ricevere apprezzamenti, lo puoi cedere in cambio di un’occupazione; insomma trattasi di inestimabile risorsa che va mantenuta ed ostentata vigliaccamente, senza etica alcuna.

3) La faccia come il culo. E qui ci vuole esercizio. Qui ci vogliono anni e anni di artigianato, un fabbro per la faccia di bronzo e un falegname per lavorar la tolla. Ma la faccia come il culo è uno dei massimi risultati esistenziali, e che ti apre mille orizzonti, ti schiude la via del successo vero, senza limiti, nel lavoro, nel sesso, in famiglia, e via discorrendo. Però bisogna conoscere il segreto. E voi, cari lettori di questo blog affollato di malati di mente, oggi siete fortunati assai perché ho deciso di svelarvelo l’arc-ano. Ebbene sì: da domani anche voi potrete iniziare il lungo e tortuoso percorso che vi porterà finalmente ad avere la faccia come il culo.

Il segreto è tutto qui: l’ostentata sfacciataggine scarica automaticamente l’imbarazzo sull’impreparato interlocutore. Pensateci: è molto più difficile dire di no, che formulare una domanda, per quanto ostica. Se si supera l’iniziale ritrosia ad esporre il quesito imbarazzante, poi la vergogna passa di botto all’altro e son tutti cazzi suoi.  Se hai trovato il coraggio di fare la domanda, il destinatario penserà che tu abbia fondatissime ragioni per pretendere una risposta affermativa. E qui lo si fotte.

Allora stasera, quando tornate a casa, oltre a dare la solita carezza ai bambini (i vostri per piacere), sperimentate le vostre nuove potenzialità di faccioculisti in fieri e poi relazionateci con dovizia di particolari.

Ah: magari iniziate col coniuge prima che col datore di lavoro. Di questi tempi…

Queen – David Bowie – Under Pressure

È la prima collaborazione dei Queen con un altro grande artista, David Bowie. La canzone è nell’album Hot Space del 1982 ed in praticamente tutti i Greatest Hits.

La Pressione Mi Schiaccia

La pressione ti schiaccia, nessuno chiederebbe di stare
Sotto una pressione che brucia un palazzo fino a distruggerlo
Che scioglie una famiglia
Che caccia la gente per strada
E’ il terrore di sapere
Cosa significa veramente questo mondo
Stare a guardare dei buoni amici
Urlare, lasciate che io esca
Pregare il domani, mi tiene su
Pressione sulla gente, gente di strada
Fino a esplodere, mi fa impazzire
Questi sono i giorni
In cui le disgrazie non finiscono mai
Gente di strada, gente di strada
E’ il terrore di sapere
Cosa significa veramente questo mondo
Stare a guardare dei buoni amici
Urlare, lasciate che io esca
Pregare il domani, mi tira su
Pressione sulla gente, gente in strada
Far finta di non vedere
Rimanere neutrali, ma non funziona
Proporsi con un po’ d’amore, ma è così ferito e offeso
Perché, perché, perché
Amore
Sotto pressione, noi emaniamo strane risate
Non potremmo dare a noi stessi un’altra chance
Non potremmo dare all’amore quella chance
Perché non potremmo darla all’amore?
Perché l’amore oramai è una parola fuori moda
E l’amore ti sfida e prenderti cura della
Gente sull’orlo della notte
E l’amore ti sfida a cambiare
Il modo di
Preoccuparci di noi stessi
Questo è il nostro ultimo ballo
Questo è il nostro ultimo ballo
Questi siamo noi
Sotto pressione
Sotto pressione
Pressione

Traduzione rubata all’amica velista Sonia

19 marzo

Forse c’è un motivo per averti sognato, dopo cosi tanto tempo, ma non riesco ad immaginarlo. Mi è capitato poche volte in passato, e quelle poche volte le ho vissute con gioia, finalmente ti rivedevo, ma erano brevi attimi, pochi ricordi di quei sogni, subito cancellati. Ora, le rare volte in cui ho la fortuna che mi accada di fare un sogno più lungo con te, riesco a svegliarmi per cercare di fissare un momento, un piccolo attimo di quella felicità ad occhi chiusi, nella vita ad occhi aperti. E ci sono delle volte che riesco persino a parlarti, a prenderti per la mano dirti cose che spesso penso di dirti. E tu sei bello nel sogno, sei grande, grosso, ti ricordo sempre come un omone che sprizza salute. Solo, la tua voce non la sogno mai, non riesco a sentirla. Forse semplicemente perchè io non la ricordo più papà. E’ passato così tanto tempo… ma domani è la tua festa, chissà se questa volta la sentirò

Cena Febbraio 2010

Trattoria la Grotta Azzurra, padova. Gente bella e felice.

Fireflies

Delle volte ti accorgi che una canzone la senti una volta e ti piace , la senti di nuovo e ti ripiace, la continui a sentire e diventa una cosa irresistibile anche se non capisci bene perché. Magari con certe canzoni un po’ ti vergogni anche, perché ti rendi conto che sono canzoncine che non faranno la storia della musica, però continui a cantarci sopra come un ossesso quando le incontri alla radio.
Ecco, io la prima volta che ho sentito questa canzone mi è piaciuta e ho pensato che mi metteva allegria, la seconda volta non me la ricordavo più e arrivata a metà dondolavo la testa a destra e a sinistra con lo stesso stato di allegrezza inconsulta, le volte successive è stato chiaro per me che il sintomo era cronico e che ad ogni incontro sarebbe stata la stessa cosa. Infatti.

Il fatto è che comincia con una frase: “You would not believe your eyes if ten million fireflies lit up the world as I fell asleep” e a me questa cosa subito ha messo una pazzesca voglia di vedere il mondo illuminato da questi dieci milioni di lucciole e mi son detta, ma non ho capito, questo è un sogno o un pre sogno o un dormiveglia, o cosa, che dice che dorme ma non dorme, che conta pecore, che vorrebbe dormire ma è sveglio, insomma, queste lucciole io non lo so, se son lucciole che lui si immagina che arrivano se si addormenta e quindi non se le vuole perdere.
E poi “Because I’d get a thousand hugs From ten thousand lightning bugs As they tried to teach me how to dance”: mi fa girare la testa, questa frase qui, ogni volta, a immaginare questo attorniato di cose luminescenti e svolazzanti che lo sfiorano e lo abbracciano. Piacerebbe anche a me, credo, un sogno non sogno così.

E alla fine dopo che tu comunque non hai assolutamente capito cosa succede veramente o non succede in questa canzone e anzi hai definitivamente deciso che lui è un mezzo insonne che ha le traveggole, ti dice “But I’ll know where several are If my dreams get real bizarre Because I saved a few and I keep them in a jar”: capito? In pratica queste lucciole, un po’, le ha messe in un barattolo. Per ricordarsele, penso io, da sveglio.

ascoltala qui

Bruce Springsteen – Lost In The Flood

Il testo (se qualcuno avesse voglia di farne traduzione, serve uno/a di quelli bravi perchè non è un testo facile)

The ragamuffin gunner is returnin’ home like a hungry runaway
He walks through town all alone
He must be from the fort he hears the high school girls say
His countryside’s burnin’ with wolfman fairies dressed in drag for homicide
The hit and run, plead sanctuary, `neath a holy stone they hide
They’re breakin’ beams and crosses with a spastic’s reelin’ perfection
nuns run bald through Vatican halls pregnant, pleadin’ immaculate conception
And everybody’s wrecked on Main Street from drinking unholy blood
Sticker smiles sweet as gunner breathes deep, his ankles caked in mud
And I said “Hey, gunner man, that’s quicksand, that’s quicksand that ain’t mud
Have you thrown your senses to the war or did you lose them in the flood?”

That pure American brother, dull-eyed and empty-faced
races Sundays in Jersey in a Chevy stock super eight
He rides `er low on the hip, on the side he’s got Bound For Glory in red, white and blue flash paint
He leans on the hood telling racing stories, the kids call him Jimmy The Saint
Well the blaze and noise boy, he’s gunnin’ that bitch loaded to blastin’ point
He rides head first into a hurricane and disappears into a point
And there’s nothin’ left but some blood where the body fell
That is, nothin’ left that you could sell
just junk all across the horizon, a real highwayman’s farewell
And he said “Hey kid, you think that’s oil? Man, that ain’t oil that’s blood”
I wonder what he was thinking when he hit that storm
Or was he just lost in the flood?
Eighth Avenue sailors in satin shirts whisper in the air
Some storefront incarnation of Maria, she’s puttin’ on me the stare
and Bronx’s best apostle stands with his hand on his own hardware
Everything stops, you hear five, quick shots, the cops come up for air
And now the whiz-bang gang from uptown, they’re shootin’ up the street
And that cat from the Bronx starts lettin’ loose
but he gets blown right off his feet
And some kid comes blastin’ round the corner but a cop puts him right away
He lays on the street holding his leg screaming something in Spanish
Still breathing when I walked away
And somebody said “Hey man did you see that? His body hit the street with such a beautiful thud”
I wonder what the dude was sayin’ or was he just lost in the flood?
Hey man, did you see that, those poor cats are sure messed up
I wonder what they were gettin’ into, or were they just lost in the flood?

gassa d’amante

Ho dovuto informarmi, per scrivere un post circostanziato e utile alla comunità. Informarmi.
Poiché non possiedo un’ edizione cartacea del Kamasutra (prego, provvedete pure: il Kamasutra, insieme al dizionario di Italiano e alla Bibbia non stona mai, in una libreria) ho dovuto ricorrere al web.

Le cose che ho scoperto, durante la mia ricerca, è che le puoi trovare, nel web, le posizioni del kamasutra, sotto forma di vignette, di foto, di disegni; che esiste una pagina con le posizioni “per donne pigre”; che la posizione dell’ostrica esiste; che invece quella che piace a me e di cui volevo sapere e divulgare il nome non è menzionata. Probabilmente è solo una variante di una variante di qualcosa.
Facciamo che allora il nome glielo do io, e la chiamerei gassa d’amante. Nome poetico, no? Ha anche una sua logica, visto che bisogna annodarsi l’uno con l’altro, da davanti ma un po’ di sbiego, con le gambe al posto delle corde, delle funi, delle cime o come si chiamano. E poi quando hai finito anche se sembri un po’ incastrato in verità ti sciogli senza fatica.

Non so, la vostra preferita, come si chiama.

Sono una dei pochissimi italiani che a scuola amavano la geografia

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Che tristezza se leggendoli non avessi potuto viaggiare con loro tracciando rotte sulla carta geografica disegnata nella mia testa” Questo dice oggi Sergio in un post del suo Vela Blog che parla di mappe e viaggi in poltrona. Abbiamo una cosa in più in comune, con Sergio. Io sono campione di viaggi in poltrona, fin da piccola.

Ricordo con nostalgia che, quando ero piccola, giocavo spesso con mio fratello a “viaggiare per finta”. Prendevamo l’atlante che usavamo a scuola, e da una cartina qualunque iniziavamo un viaggio fantasioso, lungo il quale passavamo attraverso mille e mille peripezie dalle quali uscivamo sempre indenni e vincitori, grazie alle nostre capacità e astuzie.

Ci stavamo giorni interi a fare quei viaggi. Insomma, senza saperlo avevamo già inventato Chuck Norris. Questo guardare le mappe e fare degli itinerari, visitare città, scalare montagne, guadare fiumi e attraversare laghi con la fantasia mi ha sempre affascinata. Tanto che ancora adesso lo faccio, sono sempre attratta dalle cartine geografiche, appena me ne capita una sottomano, comincio a fantasticare. E poi la curiosità di leggere tutti quei nomi strani di città, di stati, le diversità dei paesaggi, i colori delle bandiere, tutto ciò mi ha sempre attirata, ho sempre cercato di immaginare come sarebbe stata la mia vita in quei posti, da ciò la curiosità di vederli davvero.

Certo che ora con le mappe di Google, le cose si sono facilitate, è tutto un altro cercare luoghi, ma devo ringraziare il vecchio atlante della mia infanzia, per avermi dato la capacità di ampliare i miei orizzonti, di navigare con la fantasia

il post sulle tette

Stamattina pensavo – ci pensavo per una ragione squisitamente personale che quindi non starò qui a raccontarvi – che io per un periodo, anzi due (sembrerà strano ma è la pura verità), senza nemmeno l’ausilio della chirurgia plastica, senza l’uso di erbe miracolose e grazie solo ad un aumento smodato di prolattina dovuto alla nascita dei miei figli, che io insomma mi son trovata di colpo a passare dalla mia seconda misura di seno giusta giusta (e anche proporzionata, secondo me) a una quinta senza sconti.
Quindi immaginatevi me, però molto più magra, un grissino di 45 chili, praticamente, con due tette esagerate (non dimentichiamoci che sono un microbo).

Interessanti, eh, però inservibili.

auguri mamma

Dovrei andarci più spesso, lo so. Ogni volta mi pento del troppo tempo trascorso dall’ultima visita, dall’ultima telefonata, e lei c’è sempre per me, anche se non sarà sempre così, niente è eterno, e lei sembra così fragile.

Certo per me è sempre bella ed eterna, ma quasi ogni volta mi accorgo di un piccolo cedimento. Ultimamente è un po’ depressa, dice che avere intorno i suoi nipoti le mette allegria, non pensa più al tempo passato, a tutte le cose accadute. E’ sempre difficile andare via da lei a mani vuote, c’è sempre qualcosa da portare via, anche solo un pacco di biscotti, cioccolatini, la paghetta ai nipoti, piccole cose che compra proprio per regalartele quando vai a trovarla. Spesso la trovo che risolve le parole crociate, lo fa da una vita, mi ha insegnato lei, e se la prende con se stessa quando non si ricorda alcuni nomi e mi aspetta per finire il cruciverba, non vuole certo lasciarlo incompiuto.

Ora esce poco, non le piace molto uscire da sola, le fanno male le ginocchia, ah quell’artrosi che la tormenta e non riesce più ad andare a teatro! “Ti accompagno” le dico sempre ma lei no, a lei piace fare a modo suo, quando vuole lei e senza disturbare nessuno. Si lamenta dei dolori da cui non riesce a liberarsi, ma non prende mai nessuna medicina, lei è il suo medico. Dice che non le servono, che lei sa quando sta bene e quando sta veramente male. Dice che ormai è vecchia, che noi non ce lo immaginiamo nemmeno come ci si sente da vecchi. Ma lo dice sorridendo con i suoi occhi vivaci e attenti, serena e sorridente.

In fondo, però, vorrei assomigliarle. Vorrei avere quella serenità che da sempre l’accompagna nonostante la vita per lei non sia stata facile. E vorrei avere quella lucidità che ancora le permette di essere la mia mamma, perchè ancora adesso i consigli che mi dà lei sono i più saggi.

Buon compleanno mamma, ti voglio bene