Eccoci qui distesi, amanti nudi,
belli per noi – ed è quanto basta -
solo con foglie di palpebre vestiti,
siamo immersi nella notte vasta.
Ma già sanno di noi, già sanno
queste quattro mura, la stufa spenta,
ombre sagaci sulle sedie stanno
e il tacere del tavolo è eloquente.
E sanno i bicchieri perché sul fondo
il té non bevuto si raffredda.
Swift ormai non può certo fare conto
che questa notte ci sia chi lo legga.
E gli uccelli? Non illuderti per niente:
ieri li ho visti scrivere volando
con ardire e apertamente
quel nome con cui ti sto chiamando.
E gli alberi? Qual è il significato
del loro incessante bisbigliare?
Dici: solo il vento forse è informato.
Ma di noi come ha potuto sapere?
Dalla finestra è entrata una falena,
e con le sue piccole ali pelose
atterra e decolla di gran lena,
fruscia sul nostro capo senza posa.
Forse quell’insetto, più di noi dotato
d’una vista acuta, vede meglio?
Io non ho intuito, né tu indovinato
che i nostri cuori splendono nel buio.
(1957)
Taccuino d’amore : poesie / Wisława Szymborska ; a cura di Pietro Marchesani. – Milano : Scheiwiller, 2002. – 107 p. – (Taccuini ; 2)
Una buona notizia per chi ama la musica dell’ex Verve…
Non so bene come sia questa cosa ma l’ultimo singolo di Richard Ashcroft, Are You Ready?, registrato sotto il nome United Nations of Sound (il prossimo album è dato in uscita a Marzo) è scaricabile gratuitamente su usershare.net
Sperando di aver fatto un buon servizio comunicando questa cosa
Via soundsblog
Allora, stavo in un teatro buio e sul palcoscenico c’era il cugino dello Splendido da piccolo che faceva un monologo. Io pensavo, che bravo che è ‘sto bambino a recitare. Solo che io assistevo a questo spettacolo seduta su uno sgabello altissimo, tipo quelli degli arbitri (si chiamano arbitri?) a tennis, e in braccio avevo mio figlio, e a un certo punto ho capito che mi stavo addormentando e avevo paura di cadere e di far cadere mio figlio. Allora ho detto allo Splendido di aiutarmi a far scendere il bambino perché era buio pesto e non vedevo gli scalini del trespolo.
Scesa anch’io dal trespolo andavo nel bagno di un giardino pubblico perché dovevo fare pipì, ma il bagno delle donne era una specie di cosa comunitaria con tre water di cui uno per bambini. Nel momento in cui mi alzavo ( ché le ragazze fanno la pipì da sedute, si sappia) mi accorgevo di essere in realtà in coda a un treno, e davanti a me un guidatore di treno dentro alla locomotiva di un alro treno mi guardava senza capire cosa stessi facendo.
Questo era un sogno, ecco. Cos’avrà voluto dire?
NB: la nuova categoria di post Vaffanfreud è aperta al pubblico. Per i commenti e anche per i sogni da interpretare. Chi avesse sogni da interpretare non si faccia scrupoli a mandarceli all’indirizzo della posta del cuore con oggetto “interpretazione dei sogni”
Son cose eh. Che torni a casa dalle commissioni pre-lavoro, accendi il mac e vai a veder che dicono lì, su FF, e la mastrangelina si bea tutta che ha fatto il bagno per un’ora, immersa nella vasca a leggersi un libro. E guardacaso io sono corsa a casa, tutta trafelata con ’sta voglia matta di un bagno…E son le assonanze elettive queste. E allora, senti, nel condividere una voglia , che la tua intenzione ha un senso un pochino più grande di quello che gli avevi dato tu.
Che, diciamola tutta, aver voglia di un bagno dopo che sei uscita di casa, comunque pulita perché docciata, non è una cosa massima. Di quelle che il mondo ricorderà. Ma per me, adesso, ora, in questo momento, ’sto bagno caldo che mi son appena fatta ha tutto il significato di una coccola larga, di quelle che solo da soli a volte ci si deve dare. Ha il senso del mi prendo cura di me. Io a questo tipo di cure ci credo un sacco, ultimamente, come credo che una doccia sia comodissima e sia una bella invenzione, ma a quello che ha creato la vasca da bagno andrebbe eretto un monumento in tutte le città.
Non so mica chi l’abbia inventata la vasca, mi ricordo dell’Archimede che ci faceva il bagno dentro e gli è venuto un esperimento, fondamentale per tutti. Mi vien in mente che una volta sono inciampata in un film porno di ambientazione medievale, e pure là c’era la vasca, mica la doccia, ed era tutto un gioco di sguardi e tocchi, ma lasciam perdere…
Il senso vero è che il bagno, per me, mica pretendo che per voi sia lo stesso, ha il potere di fermare il tempo. Sì, il tempo si ferma mentre ci si fa il bagno, ci si siede dentro l’acqua caldissima e si galleggia, ci si massaggia, si guardan i punti brutti e si è così rilassati, che si finisce con il fregarsene dei punti brutti, si gioca con la schiuma, ci si lava i capelli con calma, si gioca con la paperella, se c’è, si gioca con il barattolo dello shampoo, che irrimediabilmente scivola dal bordo e cade dentro, si fa sciaf sciaf e se l’acqua esce e allaga il bagno, beh , ci si pensa poi, dopo, che adesso il tempo è fermo, immobile.
La doccia, non ce la fa a fermar il tempo. Non stai a guardarti, non stai fermo in un tempo fermo, nella doccia: pensi solo a sfregarti bene, ad aprir i pori che devi correre, sei di fretta. E una cura non è mai frettolosa. Se dovessi far un paragone, la doccia sta al bagno come la piscina sta al mare.
Anche nel mare il tempo si ferma, echissenefrega se devi andare a lavorare, se hai la bolletta da pagare, c’è solo acqua e sole e sapore salato che ti entra dentro. Il bagno è un mare piccolo, ecco.
Per chi a metà degli anni 80 era sessualmente attivo (intendo con altri), la ballatona di George Michael di cui al titolo del presente simpatico articoletto era semplicemente ineluttabile, come la messa in piega del ciuffo, la conchetta controlla alito e le spalline smontabili nelle giacche.
Quando partiva il sax, cominciavano le speranze, si dilatavano le pupille, si inturgidivano i pensieri.
Beh, 25 anni dopo, riascoltarla nella sua versione originale fa sempre il suo straordinario effetto, ma l’altra sera in macchina ne ho sentito la cover roca dei Seether, dove è sparito il sax ed è entrato il distorsore. E’ questa .
A voi il giudizio. E siccome Careless Whisper è ormai un classico, merita la trascrizione del testo
Careless Whisper
I feel so unsure
As I take your hand
and lead you to the dance floor
As the music dies,
something in your eyes
calls to mind
a silver screen
and all its sad good-byes
- Chorus -
I‘m never gonna dance again
Guilty feet have got no rhythm
Though it’s easy to pretend
I know your not a fool
Should’ve known better
than to cheat a friend
and waste the chance
that I’d been given
So I’m never gonna dance again
The way I danced with you
Time can never mend
the careless whispers of a good friend
to the heart and mind.
Ignorance is kind
There’s no comfort in the truth
Pain is the all you’ll find
(Repeat chorus)
with the things we’d want to say
We could have been so good together
We could have lived this dance forever
But now who’s gonna dance with me
Please stay
Tonight the music seems so loud
I wish that we could lose this crowd
Maybe it’s better this way
We’d hurt each other
(Repeat chorus)
(Now that you’re gone)
Was what I did so wrong,
Ecco le coordinate geografiche per raggiungere la pizzeria che ospiterà la 1° cena disadatta a Treviso, lunedì 4 Gennaio 2010.
Pizzeria ae oche, via della Quercia 2, 31100 Treviso (TV). Per trovarla seguire le indicazioni per la caserma dei Vigili del fuoco o alla Motorizzazione Civile.
Link ad una mappa di dimensioni maggiori con qualche spiega, se le spieghe non sono sufficienti chiedere nei commenti.
Visualizza Pizzeria Ae oche in una mappa di dimensioni maggiori
L’ultimo saluto dell’autunno non è in minore.
E’ l’esplosione trionfante di giallo, di arancione, di oro dell’albero dei cachi.
Chi sa fare altrettanto? Mostrarsi, esaltarsi con tanto sapiente mestiere? Con altrettanto senso della scena?
Lui aspetta mesi, tutta l’estate: ha la sua strategia. Aspetta, e poi, a chiusura della stagione, ecco il suo gran finale, il grande spettacolo.
Il consumato scenografo e regista di se stesso ha previsto tutto, a cominciare dalle luci: fredde, grigie, basse, perché il contrasto sia lampante. Poi gli effetti: una bianca nebbiolina a filo dei prati, che evoca scene da Macbeth…
E quando tutto è a posto, l’albero dei cachi con un colpo da maestro si libera, come un primo attore sul palcoscenico, del suo verde mantello, e luminoso, raggiante, trionfante, tutto vestito d’oro, con un acuto finale in do maggiore, si offre agli occhi degli spettatori increduli.
E’ felice del suo successo. E sorridente rivolge al pubblico, a se stesso, a tutta la natura, il suo messaggio:
“Se arriva l’inverno, può la primavera essere lontana?”
(un racconto di mio padre, Franco Tizian, 1937 – 1998)
Quando sei donna single e abituata a dormire nel tuo lettone matrimoniale tutti i giorni, che lo sai che è il tuo spazio di rigenerazione e libertà, incappi a volte nella circostanza benevola che vuole che ti ritrovi a dividere per una notte il talamo della tua indipendenza con un rappresentante del viril sesso. E c’è un momento preciso nel cuore della notte, in cui, dopo che Morfeo ha preso il posto di Eros, all’improvviso te, donna single e indipendente, ti svegli per espletare le tue funzioni fisiologiche e quando ritorni trovi il tuo letto completamente occupato. Il tuo regno di libertà e indipendenza è stato preso d’imperio dalla truppa nemica, che sta comodamente dormendo nella posizione della stella marina, abbracciato al cuscino che fino a pochi secondi prima odorava dei tuoi capelli. E ti ritrovi a doverti sedere, timorosa, sull’unico angolino libero del tuo materasso, incerta se partire con una azione spazzaneve per liberare almeno la metà del tuo spazio indipendente, oppure star lì ferma perché lui dorme come un bambino stanco dopo un pomeriggio di corse in biciclette e ti vien la tristezza a svegliarlo. Si scatena il conflitto tra l’esser guerriere e l’esser chioccie fino al midollo, no? Una tecnica utile nel mio caso è stata la mossa serpentina, con movimenti lenti da contorsionista, e leggerissime pressioni di sfondamento per liberare yard preziose di materasso…In un caso ha funzionato.
Ma non ho ancora ben capito se è l’approccio giusto alla maschia virtù del dormiente.
Che ne dite?
questo post è ispirato e un po’ anche copiato dal mio vecchio blog che non ho più. lo specifico perché chi leggeva il mio vecchio blog che non ho più e ritrova più o meno la medesima situescion non pensa che plagio. plagio da me stessa quindi plagio un po’ quel cavolo che mi pare. ora procedo col post. ma ho preferito specificare perché meglio specificare che deficere. ed io se permettete di deficere non mi piace per un cavolo.
***
tempo fa ho analizzato che esistono tre modi per mettere i sacchetti dell’immondizia:
1) a triangolino: tipico di personalità precisa e anche un po’ maniacale. mostra un bisogno estremo di preservare lo spazio e mantenere l’ordine. persona non pigra.
2) nodo: denota una personalità attiva e sbrigativa. il nodo al sacchetto preserva lo spazio ma non mantiene l’ordine. di persona vivace che non si perde nei particolari, mediamente pigra.
3) com’è rimane: denota disordine mentale e psichico. il sacchetto com’è rimane buttato sotto il lavandino occupa molto spazio e crea molto disordine. di persona disadattata e disturbata e pigra.
analizzando quindi le unioni di coppia in base alla modalità di ordinamento del sacchetto dell’immondizia si può notare quanto segue, posto che le unioni del medesimo ordinamento saranno praticamente perfette:
a) coppia triangolino – com’è rimane: unione impossibile
b) coppia triangolino – nodo: unione avversata dalle condizioni mentali seppur possibile, difficile ma possibile
c) coppia nodo – com’è rimane: ampie possibilità di riuscita, soprattutto se uno dei due riesce a spiegare all’altro che il suo modo è migliore. generalmente il com’è rimane riuscirà a vincere sulla pigrizia già esternata dal tipo nodo.
dunque facendo un punto della situazione, visto che io sono un tipo “com’è rimane” specifico che mi interessano solo i tipi “com’è rimane” o i tipi “nodali” a patto che non rompano più di tanto i maroni.
chiaramente questo tipo di indagine potrebbe essere svolta anche per come si schiaccia il tubetto del dentifricio o di gel, come si srotola la carta igienica, la condizione del terrazzo… ed altre amenità.
dai su… confessatevi!