Felicemente disadattati

Tutta colpa di un BURP!

vi avverto che non so parlare di sesso

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martedì
dic 22,2009

Io uno degli orgasmi (si può dire orgasmi?) più memorabili (si può dire memorabili?) della mia vita, mi ricordo che è stato in un modo strano, perché praticamente non ci eravamo neanche toccati.
Era una specie di gioco in cui erano bandite le cose troppo facili, le scorciatoie, quelle che dopo tanto che ti conosci basta che ti tocchi nel posto giusto e sai già l’effetto che ottieni. Allora in quei posti giusti lì non si poteva, e neanche si poteva baciarsi troppo, perché i baci si sa che anche quelli sono scorciatoie.

Insomma dopo un tempo imprecisato di sfioramenti senza scorciatoie, di carezze non troppo audaci, probabilmente anche di sguardi, e quelli sì che potevano essere audaci perché nelle regole nessuno aveva pensato di metterci anche gli sguardi; dopo un tempo che non si sa quanto fosse perché senza scorciatoie, capirete anche voi, bisogna metterci il tempo che serve, io quella volta là, mi ricordo, mi son proprio divertita.

sabato
dic 19,2009

Ricordare che il titolo della canzone che fa da sottofondo allo spot televisivo di Cesare Paciotti jewels è Yes sir i can boogie delle Baccara è indiscutibilmente frutto di una mente disadattata.

Si o no?

giovedì
dic 17,2009

Era piccolina Sara, la portavo all’asilo e lei era triste perché dovevamo separarci. Tutte le mattine dovevo passare qualche minuto con lei per rassicurarla che sarei tornata presto a prenderla.
Un giorno, in un negozio di giocattoli, trovammo una bambolina piccolissima, era di gomma con l’anima di fil di ferro, in modo da poterle piegare le gambe e le braccia, aveva i capelli rossi fatti a mo’ di fragolina. Così la chiamammo Sara fragolina. Da quel giorno, quando portavo Sara all’asilo, prima di lasciarla le facevo vedere la bambolina e le dicevo “Vedi tu sei questa, sei Sara Fragolina, sei così piccina che ti tengo nella mia tasca fino a quando arrivo in ufficio, poi lì ti tiro fuori dalla tasca e ti siedo sul computer, vicino a me, così ci possiamo vedere, stiamo sempre insieme e ci facciamo compagnia; io ora sono contenta, e tu non devi essere più triste perchè siamo insieme tutto il giorno.”

Strano a dirsi ma quella bambolina è servita veramente a non farla sentire abbandonata; a volte bastano solo poche parole e i gesti giusti per rassicurare le persone che le amiamo, per dire. Sara fragolina ora è qui, dorme nel cassetto della mia scrivania , mi piace ricordare a cosa è servita

mercoledì
dic 16,2009

Dunque nell’assorbente Lines effetto seta con ali che ho usato questa mattina c’era scritto:

un falso antico pregiudizio dice che durante il ciclo occorre evitare di lavarsi i capelli

poi dice anche:

lo sai che è possibile limitare la sensazione di gonfiore nei giorni precedenti la mestruazione?

ed infine dice:

le quattro fasi lunari sono state spesso collegate alle quattro fasi del ciclo femminile

Poi adesso ero stufa avevo letto volevo cambiare le frasi e scoprire quali altre interessanti e sconvolgenti sorprese aveva in serbo la Lines effetto Seta con ali e così non ho resistito ho dovuto aprirne un altro che gli assorbenti son come i cioccolatini, uno tira l’altro, non sai mai quello che ti capita. e in questo assorbente di adesso c’è scritto:

lo sai che la sindrome premestruale può essere influenzata anche dallo stress?

e poi c’è scritto:

i cicli ormonali sono regolati anche dalla tiroide e dall’ipotalamo.

e infine c’è scritto:

lo sai che dai primi del novecento a oggi, nei paesi più sviluppati, l’età media della prima mestruazione si è abbassata dai 16 ai 12 anni?

e con queste letture ne ho da tirare avanti fino a sera.

poi volevo dirvi anche e con questo concludo in attesa dei vostri graditi contributi sempre in merito alle cose inutili che in una vita ci è dato di sapere, volevo dirvi che, pare che:

il piede misura quanto dal gomito al polso

poi un’altra bellissima che sapevo era:

non è possibile starnutire ad occhi aperti

ed infine l’ultima che dico perché non voglio poi dare quell’impressione che so tutto io quella impressione da boriosa che sa tutto lei un po’ antipatica per quanto è anche vero che io so abbastanza tutto e però son simpaticissima lo stesso diciamo che sono un tipo eccezione che conferma la regola. comunque l’ultima cosa che vi dico e poi parlate voi è:

non è possibile baciare il proprio gomito. uno qualsiasi dei due. non è possibile. sicuro come una cambiale. non potete farlo.

ed ora io direi che potete dateci dentro:

apostocosì:  un figlio ti cambia la vita.  non ci sono più le mezze stagioni.  Piuttosto che niente è meglio piuttosto.  Le donne mestruate non possono toccare le piante.

john’s blog: Le farfalle sentono i sapori con i piedi

mich: la colazione è il pasto più importante della giornata

claire: i maiali hanno orgasmi di mezz’ora (questa è una bomba!) (nsd: lo è! lo è!)

arcureo: Una mela al giorno toglie il medico di torno. Gli asiatici ce l’hanno più piccolo.

gozer: i neri hanno il ritmo nel sangue. Sono sempre i migliori che se ne vanno. se la pancia è a punta vuol dire che è maschio.

sergio: non fanno piu’ le taglie di una volta

fata: lo sai che la chiamavano isteria ma era proprio un giramento di ovaie?

francesco LVDI: negli USA ogni 5 minuti si utilizzano 2,000,000 di bottiglie di plastica.  negli USA 1,000,000 di alberi viene abbattuto ogni anno.  negli USA ci sono 2,300,000 persone in carcere…

a oltranza

martedì
dic 15,2009

Ci sono dei libri che dopo che li hai finiti ti tornano in continuazione alla memoria, fosse anche solo per una parola, per un’immagine o per una sensazione. In realtà non è che ci pensi razionalmente solo che loro tornano e ti prendono. Quasi un po’ ti tormentano. Ecco a me questa sensazione l’ha data “Sulla felicità a oltranza” di Ugo Cornia che l’ho letto tutto d’un fiato, saranno ormai quindici giorni fa e che adesso ogni tanto mi scopro a ripensarci.
Tipo che mi sono accorta che adesso guardo i cani in modo diverso per osservare la sensazione che mi danno. Perché è proprio vero che i cani felici si riconoscono. C’è il cane della mia vicina ad esempio che lui la felicità non sa neanche dove sta di casa. L’altro giorno l’ho incontrato sulle scale che era rimasto fuori della porta e tremava tutto come una foglia, mentre la Laika, la cana che c’è al mare, lei sì che è felice e indipendente come Brown e la vedi correre e abbaiare e poi sparire che ha da fare le sue cose e poi la vedi tornare e ha il fisico forte di chi sta proprio bene al mondo.
Oppure che ogni tanto mi scopro a ripensare a cose piccole della mia infanzia o a momenti infelici che però io sono stata felice lo stesso e magari ci ho anche fatto una risata. Come al funerale di mia nonna che con la mia cugina ci siamo messe a ripensare a che tigna che era da più giovane e allora ci veniva da ridere e più ridevamo più ci veniva da piangere dal ridere e non si capiva più se piangevamo perché ridevamo, se piangevamo perché eravamo tristi o se ridevamo perché piangevamo. Comunque mia nonna ci avrebbe detto che eravamo due deficienti e in effetti un po’ avrebbe avuto anche ragione. Oppure al funerale della Maria un inizio di primavera di qualche anno fa che mentre andavamo al cimitero guardavo la strada con tutti i fiori ai lati e quando siamo arrivati lì guardavo che dalla tomba da un lato si vede la vallata che porta fino a Giardini Naxos e al mare, dall’altro si vedono i Nebrodi in lontananza e da un lato si vede l’Etna che quel giorno lì aveva ancora tutta la neve in cima e allora ho pensato che era proprio un posto bellissimo quello lì per metterci un cimitero.
O come una volta, avrò avuto una ventina d’anni, che mi lasciò un tipo che io un altro stronzo come quello ancora lo devo conoscere. E ero all’università in una di quelle tipiche situazioni che ti sembra ti caschi tutto il mondo addosso e pure tutto insieme mentre tu non hai neanche un legnetto da usare come puntello. Solo che invece di cascarti il mondo arriva il tuo amico Ale che è circa dieci anni che ti vuole avviare ai piaceri del fumo e con un ghigno diabolico ti fa “secondo me è il momento giusto per iniziare” e tu gli tiri dietro la sigaretta rispondendo “scusa ma col cazzo!” e subito ti viene una risata che il chiostro del Brunelleschi se la ricorda ancora. E anzi a ripensarci oggi ti accorgi che la risata te la ricordi benissimo, ti risuona quasi dentro, mentre la sensazione del mondo che ti cascava addosso no e allora pensi che forse non era proprio proprio sul punto di cascare, anzi forse non si era neanche storto di un millimetro.
Insomma è questa cosa della felicità a oltranza che mi tormenta da un po’, che mi ha colpito l’immaginazione. Che ci sia un libro pieno di cose tristi che però è anche felice; che ti racconta cose tristi lasciandoti però il senso della felicità; che ti fa pensare alle tue cose tristi che sono state anche felici. Che se ci pensavi razionalmente alle tue cose tristi non ti sembrava neanche possibile che potessero essere state anche un po’ felici, mentre ora te le ricordi quasi col retrogusto dell’allegria. Oppure un libro che ti fa pensare che forse si può trovare momenti di felicità in tante situazioni basta solo provare a cambiare lo sguardo. Ecco io prima ero qui a pensare che non è da poco questa cosa qui, anzi.

U. Cornia, Sulla felicità a oltranza, Palermo 2000

lunedì
dic 14,2009

Mio padre, quand’ero piccola, ascoltava quasi esclusivamente musica classica. I miei ricordi di quegli anni mi riportano pomeriggi di festa invasi da Mozart e Bach, i suoi preferiti; le conversazioni con mio zio, suo fratello maggiore, incentrate sulle opinioni riguardo questo o quel pezzo eseguito in questo o quell’altro modo da questa o quell’altra orchestra; i litigi per la scelta della radio o della cassetta da ascoltare durante i viaggi lunghi in macchina, che poi alla fine l’aveva sempre vinta lui perché la nostra musica a lui faceva venire il nervoso.
L’unica musica “altra” che mi ricordo, di mio padre, sono gli Inti Illimani e i Beatles, e un po’ di jazz, che io all’epoca non apprezzavo per niente. Negli anni in cui ancora non si disponeva di musica di provenienza esterna alla famiglia erano quelli i dischi con cui distrarsi, a casa mia.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band mio padre ce l’aveva non in cassetta, come gli altri, ma in vinile, e io quel disco credo di averlo ascoltato alcuni miliardi di volte, con l’astuccio in mano a leggere i testi e a impararli a memoria, con mia sorella piccola che si faceva insegnare le parole in inglese e le ripeteva benissimo. Insomma, i pomeriggi con quella custodia, con le figure da guardare, e quella musica nelle orecchie per me sono più o meno la cosa più vivida della mia primissima adolescenza; quelle parole di una lingua nuova le prime che ho imparato e le uniche che non dimentico facilmente.

Quando mio padre è morto noi non è che ci siamo spartite l’eredità. La casa di mia madre è rimasta la stessa. E gli oggetti nessuna di noi si è sognata di rivendicarli o anche solo di chiederli: noi quella casa la frequentiamo e i ricordi si conservano bene, lì dentro.
Finché un giorno a mia madre è venuto in mente di regalare Sgt. Pepper’s a mio cognato, ché lui ci ha la passione dei Beatles, e quel disco in quella custodia, consumata da me bambina, è passato di mano; e nessuno, nemmeno io, ha detto una parola per protestare, per far notare a mia madre che quella cosa era ingiusta e impossibile, che non si doveva, che io su quel disco ci avevo passato i pomeriggi e lo sapevano tutti; invece a lui, mio cognato, doveva bastargli la musica, andava bene anche un CD. Invece niente, muta. Il disco l’ha tenuto lui.

Per dire quanto poco conoscono di te i tuoi genitori.

(una canzone in tema)

Piacere, presepe

sabato
dic 12,2009

nativi-tà

Io fin da piccola il presepe l’ho fatto a modo mio, cioè mi mettevo lì con mia mamma e mia sorella e si lavorava con il pongo e poi è arrivata la cartapesta. Il presepe, noi lo facevamo in casa, fatto da noi. Poi siamo cresciute e il presepe l’abbiamo comperato una volta, uno base di terracotta, ma sempre ci mettevamo un tocco originale, diverso. Quando mio padre è rimasto senza lavoro perché la fabbrica l’avevan chiusa, abbiam fatto non un presepe ma una manifestazione con tanto di bue e asinello in marcia e il bambin Gesù pure lui a camminare.

Poi io son andata via di casa, a viver da sola e ho finito sempre col fare l’albero di Natale, che mi fa allegria lo stesso. Quest’anno invece il presepe l’ho fatto. E’ stato come un ritorno al passato, in un certo modo.

Ero lì a guardar l’alberello striminzito e ci ho ricavato un presepe, con le ceramiche negre portate a casa dal Nordovest argentino e la Pachamama è la mia Madonna e il pestello è la mangiatoia. Il Bambin Gesù è un cosino verde che si chiama poken e non ho mai usato. Ha un senso, per me…

E voi? Come lo fate voi il presepe?

Mandateci le vostre foto e i vostri ricordi, che qua si vive bene anche perché ci son quelli.

Cià :)

venerdì
dic 11,2009

(per me è questa qui, è del 1964, l’ha scritta e l’ha cantata, per primo, il grande immenso Bruno Lauzi).

la vostra? qual è? proprio la canzone favorita del mondo. proprio quella che stavate male se non la scrivevano. proprio lei. qual è?!?

*** LE VOSTRE MERAVILLIE ***

Sergio: Mi sei scoppiato dentro al cuore (Mina)

Splendidi Quarantenni: Estate (Bruno Martino)

Mastrangelina: Il battito (Ivano Fossati)

Chiaratiz: Sia (Joe Barbieri)

FataCarabina: Impressioni di settembre (PFM)

Mauron: L’uomo che cammina sui pezzi di vetro (De Gregori)

Claire:  L’amore fa (Ivano Fossati)

Claire: Woman (John Lennon)

Arcureo: Let it be (Beatles)

Mauron: Enjoy the silence (Depeche Mode)

Gozer: Epitaph (King Crimson)

Hneeta: Vorrei (Roberto Vecchioni)

Isa Dex:  San Diego Serenade (Tom Waits)

Marchino: Notturno (Mia Martini)

Roses and Cherubim: Luci a San Siro (Roberto Vecchioni)

Annarella:  Hallelujah (Leonard Cohen)

Annarella: Il suonatore Jones (Fabrizio De Andrè)

Andrea: Et maintenant (Gilbert Becaud)

Elena (quella di Londra): The effervescing elephant (Syd Barret)

Domi: Donna selvaggia Donna (Lucio Battisti)

Domi: Look out for my love (Neil Young)

John: Una notte in Italia (Ivano Fossati)

Niccolò: Sandy (4th of july, Asbury Park) (Bruce Springsteen & The E Street Band)

Laura: La Cura (Franco Battiato)

Shannafra: E ti vengo a cercare (Franco Battiato)

Zu: Laughing (David Crosby)

Claire: Tutto l’universo obbedisce all’amore (Franco Battiato)

FataCarabina: Love song (Cure)

Chamberlain: The Great Gig in the Sky (Pink Floyd)

Chamberlain: The Weight (The Band)

Raffa: L’ombra della luce (Franco Battiato)

Caporale: Heroes (David Bowie)

Francesco: Canzone della bambina portoghese (Francesco Guccini)

Mich: Take it with me (Tom Waits)

Andrea:  the name game (Shirley Ellis)

Andrea:  september (Pomplamoose)

Andrea:  cocktails for two (Spike Jones & City Slickers)

3lena: Your song (Elton John)

Otyx:  Where the heart is (Soft Cell)

scrivimi

giovedì
dic 10,2009

Non ho mai parlato molto, sono un tipo riservato, timida, di poche parole. Tu parlavi ancora meno di me.

Ma io ho sempre avuto necessità di sentirle le parole, perchè le parole, oltre ai gesti, mi hanno sempre dato delle conferme, delle certezze. Così, per trovare una soluzione ad una coppia che non trovava modo di esprimersi come avrebbe voluto, ho trovato l’espediente dei bigliettini.

Funzionava davvero bene, devo dire. Tu spesso eri fuori alla sera, non avevamo mai molto tempo da passare insieme. Io ti facevo trovare un bigliettino sul tavolino dell’ingresso. Lo lasciavo li alla sera, prima di andare a dormire.

A volte scrivevo solo quello che avevo fatto durante la giornata, quello che era successo a me, ai bambini. A volte scrivevo solo poche parole, quanto mi mancavi, quanto ti avrei voluto vicino, quante cose ti stavi perdendo. Alla mattina, alzandomi per prima, trovavo il tuo biglietto, nello stesso posto dove avevo lasciato il mio. Anche se erano poche parole era bello iniziare la giornata leggendo qualcosa di tuo.

Qualche volta ci abbiamo anche litigato cosi. Stranamente non abbiamo mai parlato di quello che ci scrivevamo, era un accordo tacito, rimaneva scritto e basta, ma piano piano questo espediente è riuscito a farci sentire complici, sino a parlare

Ora non ci sei più, ma io, di questi biglietti, ne conservo ancora un bel po’; li tengo tutti ripiegati nel cassetto del comodino, ho un po’ paura di aprirli, come se aprendoli quelle parole potessero cancellarsi, svanire, volare via, invece ora respirano, dormono accanto a me

mercoledì
dic 9,2009

questi sono organismi parassiti che si insediano in un corpo ospite di sesso femminile fino alla morte del corpo ospite stesso.

organismi particolarmente pigri e solitari tendono ad erigere muri (denominati scientificamente: imene) per evitare il contatto con altri esseri viventi e, dopo, per riposarsi.

con l’arrivo dell’età copulativa dei corpi ospitanti femmine e successivamente alla demolizione del muro (denominazione scienfica: rottura dell’imene) questi organismi si prodigheranno, senza soluzione di continuità, alla ricostruzione del muro separatorio.

tale attività sarà costantemente frustrata con micro-demolizioni continue sino all’inizio della fine dell’attività copulatoria del corpo ospitante femmina, periodo che coincide, solitamente, con l’epoca conosciuta col nome scientifico di: vecchiaia.

una volta ricostruito completamente il muro gli omini dell’imene inizieranno un periodo di sostanziale inattività denominato pace dei sensi, per il corpo ospitante femmina, tale processo prende il nome scientifico di -riverginizzazione-.

Altro non voglio dire sull’argomento ma, secondo me, ormai ci siamo.

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