Felicemente disadattati

Tutta colpa di un BURP!

Canzone pubblicità Groupama

martedì
dic 8,2009

Altro post della serie “quando serve sappiamo essere anche un blog al servizio della umana sapienza”. Questa volta diamo una risposta a chi si chiedesse che musica sia quella che fa da colonna sonora allo spot delle Assicurazioni Groupama.

La canzone è Trust in me, della grandissima Etta James.

X Morgan

sabato
dic 5,2009

Tripletta di Morgan.

 Aram QuartetMatteo Becucci, Marco. Cos’hanno in comune costoro? La vittoria.  E Morgan. Che poi è la stessa cosa.

E sì perché il talent show di raidue è morgancentrico. Tutto gira intorno a lui: la giuria, i cantanti, i vocal coach, Facchinetti e il pubblico, sono spalle involontarie del funambolico artista milanese. Lui sa, lui decide, lui fa e disfa, lui stabilisce cosa è in e cosa out. La prova provata che non importa cosa sai, l’importante è come lo dici. Si contraddice spesso, il nostro, ma recupera sempre con un colpo di reni. A volte inizia la tirata senza sapere cosa dire, ma poi inventa una giustificazione ad ogni esternazione controcorrente che in realtà tutti intimamente invocano, per movimentare uno spettacolo inutilmente lungo, se non per vendere spazi dell’advertising. Insulta il pubblico anche con la levata del dito medio, ma solo per poi scusarsi alla fine,  perché lui sa che pentirsi in tivù paga sempre. E quando ti sorge il dubbio che sia solo un sonoro cazzone, si mette al pianoforte per far valere il suo diploma e duetta con l’ospite di turno, a volte emozionando, a volte meno. Molto meno. E poi balla, gigione, accompagnando i suoi pupilli destinati a piacere al pubblico del televoto, ma in realtà per arricchire una volta ancora il suo one man show.

 A volte lo vedi con le palpebre pesantissime, che ti chiedi quanto dura l’effetto del caffè e ti viene una matta curiosità di sapere cosa ci sia in quelle lattine immancabili che lo aiutano ad arrivare a mezzanotte e venti, perché prima non si finisce mai al mercoledì.

Vincono i suoi cantanti. Sempre. A prescindere dalla categoria. Ma poi, usciti dal loft di X-factor si perdono nei meandri dell’incomprensibile mondo della musica italiana, dove vincere un talent show o il festival di Sanremo non garantisce affatto il successo. Sono i network radiofonici a fare la differenza  e se non funzioni, non vendi. E poi sparisci o esci col disco un anno dopo e lo regali ai parenti.

Morgan cannibalizza i suoi cantanti. Si ciba di loro, li fa vincere perché rispecchino la sua luce. Ed è lui a vincere. Solo lui.

Il vincitore (formale) della terza edizione si chiama Marco Mengoni: meritato premio della critica; certamente il migliore. Man in the mirror, Notorius, L’amore si odia, My baby just cares for me e PsychoKiller sono di una difficoltà assoluta da interpretare, ma lui si annulla nelle canzoni per risorgere con loro, trasfigurato e commosso. Piange sempre, Marco, ma è giovane, bello, ambiguo e con una voce talmente alta che a volte gli sfugge dall’ugola per raggiungere le tonalità degli angeli.

Ora ci vogliono gli autori, quelli veri. Poi ci vogliono i produttori, quelli coraggiosi. E poi ci vogliono i suoni e il sound lontanissimi da Sanremo, vetrina comunque  insostituibile. Ci vogliono gli Stati Uniti, per me.

venerdì
dic 4,2009

M. ci scrive alla posta del cuore:

questo problema qui non riguarda me, eh, riguarda una mia amica. insomma, questa mia amica è attratta dai serial killer, gente con processi pendenti, efferati criminali accusati di occultamento di cadavere e robe così. cosa devo fare?

Risponde Sidgi: cara amica dell’amica, anche io soffro di questa terribile sindrome. pensa che recentemente mi sono invaghita di un uomo che vuole sempre avere ragione lui e che gira compulsivo con 3 dizionari sempre a portata di mano per potermi correggere le parole. credo che si tratti della famigerata sindrome della crocerossina, ce l’abbiamo nel DNA questa cosa che vogliamo curare e rendere migliori anche gli uomini più abietti. e più abietto di uno che vuole sempre avere ragione e gira coi dizionari, credimi, non c’è serial killer che tenga. il mio consiglio è di chiudersi in casa a doppia mandata e cercare di dimenticare con lunghe sessioni di fumo d’oppio. io faccio così e mi pare che funzioni.

Risponde Chiaratiz: cara amica dell’amica, i serial killer di solito, non sempre, ma di solito non sono bella gente. Persone con una brutta indole, che non sanno cosa sia l’affetto. Che ne dici, invece, di un bel cagnolino, per farti compagnia? Comprati un pitbull, mi pare l’animale giusto per te.

Risponde Fatacarabina: cara amica dell’amica, sono passati decenni e decenni dalla teoria lombrosiana della identificazione dei criminali. Ma alle donne non passa la voglia del farsi del male. Se c’è una frase da eliminare in qualsiasi vocabolario femminile è questa. “Io ti salverò”. Cancellala, anzi aspetta scrivila su un foglietto e poi bruciala con l’accendino e poi fatti un balletto. Innamorarsi delle peggiori persone solo per aver il piacere di redimerle e quindi sentirsi buone è una idea al pari del suicidio. I cattivi non li salvi, a meno che la tua amica non cerchi un complice, ma quelle sono altre questioni. Ciao

Risponde Splendidi quarantenni: Cara amica dell’amica: ora ti spieghi perché quando uscite in quattro, poi rimanete in tre.

Risponde Claire: cara amica dell’amica, ma darsela a gambe levate no eh! sai non per altro, ma non credi che il marmo sia un po’ freddino per certe cose?

Risponde Sergio: Cara amica dell’amica… ma con tutti i disadattati sociopatici incensurati che ci sono in giro devi cercatene uno così stupido da essere stato beccato dalla forza pubblica?!?! Guardati un po’ intorno, vedrai che fauna troverai…

giovedì
dic 3,2009

apro un piccolo sondaggio molto felice e poco disadattato o forse no. ieri sera stavo parlando con Andrea e il discorso è andato sulle diversità e gli interessi e lui se n’è uscito con questa sua convinzione di vita che io ho proprio trovato che mi calzava e ve la ripropongo (con buona pace dell’autore che non lo sa che lo sto facendo) (lo potevo fare Andrea?) (ti incazzi?) (no eh!).

allora lui dice questa cosa qui che è la sua convinzione e che è:

uomini: cani, Londra – donne: gatti, Parigi

ecco io, non so voi…

Pilates, chi era costui?

mercoledì
dic 2,2009

Non so chi abbia messo in giro la voce che il Pilates sia un’attività adatta a chi vuol far ginnastica abbattendo i sensi di colpa per la sua scarsa propensione allo sport, limitando allo stesso tempo lo sforzo fisico.

Io, per dire, oggi sono andata in palestra e non ero preoccupata. Per niente: ingenua.
Dopo i primi esercizi, che servono a sgranchirsi, a scaldarsi, a muovere un po’ di vertebre incriccate dalla sedentarietà, cominciano le fatiche vere: addominali come se piovesse, e tu concentrati sulla forma scultorea della tua pancia ideale confrontandola con la tua pancia reale, vedrai che l’energia ti viene, anche se non vuoi.
Quando sei al limite del crampo addominale si cambia, e vai di esercizi per i glutei, o chi per essi. Chi non lo vorrebbe, il gluteo sodo e fermo, che regge bene il costumino da bagno succinto e anche il g string di merciaia memoria? E quindi vai, suda strizzando la pancia e le chiappe e non lamentarti, che lamentarsi serve solo a far arrabbiare la maestra che poi ti mette alla prova con una serie di esercizi così assurdi che sembra che se li sia inventati lì per lì.

Certi dicono che col Pilates sia facile imboscarsi, che basta far finta di eseguire gli esercizi come si deve, ma la mia maestra vede tutto e corregge tutto, pare che abbia gli occhi anche dietro la testa, come le mosche.
Sulla parete opposta allo specchio c’è un orologio e io confesso che in certi momenti l’orologio lo guardo, ché mi sembra di essere sul punto di crollare. Poi non crollo mai: si vede che la mia maestra è brava, perché si accorge del punto di non ritorno; in effetti morti, finora, in palestra non se ne sono visti.

Però, davvero, quando sono lì, penso a quelli che il Pilates è rilassante, è poco impegnativo, è solo un esercizio di postura e mi chiedo, ma siamo sicuri che parliamo della stessa cosa?

Piccolo e giocattolone

  • Filed under: nasqcbup
martedì
dic 1,2009

Beh ragazzi, ci hanno ingannato. Le donne intellettuali, quelle mature, progressiste, quelle che la fisicità chissenefrega non ci hanno raccontato proprio tutta la verità. Credo che a loro interessi eccome.  La lunghezza, dico. Del bacio sì, anche. Dell’amore, eccome no. Sì avete capito bene: quella che in spogliatoio ci sbirciavamo di sottecchi per un confronto sulla nostra sempre indiscussa virilità adolescenziale.

Chi non ha mai usato il righello trasparente dell’educazione tecnica per un test casalingo sulle dimensioni virgulte? Chi non ha mai confrontato la propria dotazione con quella ingiusta degli stalloni delle riviste di settore abbandonate a bordo strada?

Poi, finalmente, la maturità e la saggezza, e una magica frase che ci ha tranquillizzato per vent’anni: “non è importante quanto ne hai, ma come lo usi!” E come vuoi che lo usi? Per giocarci a cricket? Per infilzarci le friselle del Salento? Come guinzaglio per il foxterrier?

Per anni abbiamo creduto che alle donne interessasse il nostro charme, la nostra cultura, il nostro modo di mescere il vino nel flute giusto. L’unica misura importante era quella della dolcezza, delle visite ai negozi svedesi di arredamento, delle coccole postcoitali. E invece l’altra sera due amiche, appunto colte, romantiche intellettuali e progressiste, mi confessano che i “piccoli” proprio no. Che tipo ci vediamo un film piuttosto. Che la la misura c’ha il suo perché eccome.

Panico? Naaa. Negli anni ‘80 non c’era internet. Oggi, ometti cari, vi tranquillizzo io. Tra i 12,5 e i 17 centimetrelli siete a posto. La media nazionale è intorno ai 14 abbondanti. Tra i 9 e i 12,5 siamo modestini. Sotto i 9 scatta l’allarme mignon.

Via, tutti a misurarlo adesso, e non fate come i pescatori che han sempre in saccoccia delle trote da spavento: siate onesti. E poi per le small size c’è sempre la consolazione: non intimorisce, non impegna e lo piazzi ovunque, come lo scooter.

Dilemmi zieschi

lunedì
nov 30,2009

Mio nipote, il più grande, è alle prese con la prima cotta. Ne sono convinta, anche se non me l’ha detto esplicitamente. A lui non serve dirle le cose a me, basta che ci guardiamo. Venerdì scorso a pranzo ha rifiutato i tortiglioni con il ragù. Capita solo se è malato. Sta benissimo. Oggi mentre gli accarezzavo i capelli, neri notte, mi ha detto:”Mì, me li devo tagliare”.

Lui che per portarlo dal barbiere, bisognava legarlo…Ecco, ho capito. Mi aveva accennato giorni fa ad un gruppo di ragazzine che vanno a vederlo giocare a basket, e seguono anche gli allenamenti. Due più due, non serve che parli. Zia ha capito.

Mi toccherà fargli un discorsetto, dovrei trovare le parole giuste, arrivarci senza linee dirette ma con una curva larghissima, che lo prende in contropiede e non gli permette di dirmi no, non è vero, ma che dici, sei matta. Dovrei evitare anche gli strali di mia sorella, come quella volta che è andato alla festa di sera con gli amici e guardacaso mi ha chiesto :”Zia cosa è uno spinello”. E io gli ho ribattuto, ma stavo cucinando e avevo la testa altrove, lo ammetto. “Beh il primo te lo fai con me e ti spiego tutto”. Che mia sorella poi non mi ha parlato per due settimane ma in realtà io volevo far assolutamente del bene.

Sto cercando le parole e intanto vado indietro con la mente al mio primo innamoramento, quello da mal di pancia, sai la cotta, che ti brucia dentro, che vuoi solo vederlo, solo giocarci assieme, solo tenergli la mano e non mollarla più. Lui era uno dei due chierichetti che rischiarono il rogo durante i fioretti di maggio, preparatori alla cresima (ero in quinta elementare). Impazzivo per il suo ciuffo, lui, figlio di panettieri mi regalava sberle e montasù e mi guardava come le star dei film in bianco e nero, con l’occhio balzandoso e il sorriso da gattone e io regolarmente o inciampavo nella gonna a pieghe o scoppiavo a ridere. E ridere mentre leggi l’atto di dolore sull’altare non è granché bello, si rischiava l’inferno, pensavo all’epoca. Lui la settimana prima mi aveva fatto far una figura orribile alla messa delle cinque incendiando la mia gonna a pieghe con il cero e costringendomi ad una fuga inseguita da don Tarcisio. Lo amavo di un amore profondo , mi sognavo di lui, mangiavo solo il suo pane, lo adoravo insomma. Dio quante sberle gli ho tirato. Ma non potevo lasciar passare indenne lo sgarro, anche se la colpa se l’era presa tutta mio cugino, e così ricambiai incendiando la settimana dopo,con un analogo cero, la sua veste immacolata e don Tarcisio dovette farsi due ombre di rosso per evitar l’ira di suo padre. Il giorno dopo lui mi aspettò fuori dalla chiesa e mi disse che ero forte e se volevo esser la sua fidanzata. Ci baciammo con la labbra strette e poi andammo a giocar  a pallone assieme. Il giorno dopo mi regalò uno scubidu dove attaccarci le chiavi. L’aveva fatto lui, era nero e blu. Cacchio, era interista…Poi la cresima e ci perdemmo, ma senza neanche un ahhhhh di dolore. Avevamo già qualcun altro da amare, da rincorrere…

Ecco, meglio se non gli dico niente a questo cucciolo peloso d’uomo…almeno per ora. Che se la goda la prima volta con tutto il bambambambam!!!

mi manchi

venerdì
nov 27,2009

Mi piace sentirti vicino a me, quando mi sveglio nella notte lievemente illuminata, intravedere il tuo profilo che si muove appena mentre respiri, ascoltare quel respiro e respirare con te, chissà se riesco a svegliarti col solo pensiero. Mi piace sentire il tuo profumo, coglierne ogni piccola sfumatura e viaggiare con le sensazione che l’odore della tua pelle mi dà. Mi piace, soprattutto, sfiorarti, leggermente, dolcemente, passare le dita sui tuoi occhi, sulla tua bocca, imprimerli nella mente per ricordarli quando non ci sei. Non voglio svegliarti, vorrei solo passarti, con il mio tocco, il mio amore nel tuo sogno, vorrei che tu ora sognassi di me, che ti respiro a fianco, di noi e che svegliandoti tu cercassi la mia mano che ti sfiora, la prima cosa bella della giornata. Mi manchi.

venerdì
nov 27,2009

Riceviamo e pubblichiamo la nostra prima lettera a La posta del cuore… e relative risposte

Cara postaquore, sono un’amante del sesso orale ed ho già da un po’ un ragazzo che non accenna a prodursi in questo genere di pratica nei miei confronti. Vorrei fargli sapere che apprezzerei ma non so come fare senza mettere in imbarazzo me e lui. cosa mi consigliate? grazie per l’attenzione. Firmato Cu Ni Ling (sono di origini cinesi)

Risponde Elena: cara cu ni ling, come sei messa a depilazione? alcuni uomini si infastidiscono con la moquette lunga, preferiscono una cosa rasa, tipo moquette da areoporto, ma meno usata.

Risponde Sid: Cara Cu Ni, il sesso orale è un ottimo e valevole rimedio alle emicranie. Ti consiglio di muoverti in questo modo, la prima volta che il tuo ragazzo accennerà ad una leggera nevralgia tu non dovrai fare altro che dirgli, guarda! ho un metodo infallibile per farla passare. Mio fratello, con la sua fidanzata, fa sempre così e funziona. Lei ha rarissimamente i mal di testa ma quando capitano lui, in cambio, riceve fantastici rapporti orali.

Risponde Fatacarabina: Dolce Cu Ni Ling, l’arte del sesso orale ha radici antichissime e se il tuo ragazzo non intende prodursi in questa arte, dovrai spiegarglielo con calma e pazienza. Il trucco? Ti impegni nel soddisfarlo prima tu, poi quando lui cercherà l’occasione, il momento, per zomparti addosso, gli dirai semplicemente che a te gli egoisti ti frenano e ti rivestirai, senza musi duri, ma con estrema tranquillità. Se non lo capisce, il mondo ti sia amico.

Risponde Claire: comunque cara cu ni ling sei sicura di usare un buon sapone profumato per la tua igiene intima? non è che per caso usi qualcosa che ti fa puzzare di palombo? (ahahah lo hanno scritto oggi su un mio 3D) come consiglio, ti direi di passarci sopra un piumino imborotalcato, così profuma di buono e poi, per essere ancora più tentatrice, potresti provare a spalmarci un po’ di panna e chiedere al tuo fidanzato di assaggiarla per sapere se va bene di zucchero.

Risponde Chiaratiz: cara cu ni ling, sei stata sfortunata, ritenta. Con un altro fidanzato, più generoso e intraprendente. Ne conosco uno, che nel sesso gli piace dare

Risponde Sergio: Cara Cu Ni Ling, vediamoci (che nel sesso io son uno che a me piace dare).

Gina

giovedì
nov 26,2009
 
Per dirla come la direbbe Sergio, non sono mai morta ma sono rinata due volte. Lui direbbe così, io invece vi dico che mi sono data un nuovo soprannome. Io in privato, quando sto con il mio procione, spaparanzata sul divano a pensare, mi chiamo Gina.

E’ la prima volta nella mia vita, e adesso che la vivo non vedevo l’ora mi vien da dire, che comanda lei, la Gina. Ogni minuto della mia giornata non riesce più ad essere dettato da abitudini, consuetudini, prassi consolidate. Io ho voglia di non aver più niente di fastidioso addosso, ho voglia di mostrarmi. Ho voglia di non lavorare, ma di andare e scoprire…

Ho voglia di scatenarmi a ballare per ore a ritmo rock. Ho voglia di vestitini, di tacchi alti. Insomma, per la prima volta, davvero, mi sento femmina.

No, io sembro normale, la fata di sempre, ma poi all’improvviso, non so come e non so perché, me ne sbotto con una uscita, con un ancheggiamento, una risata, un occhiale tolto di botto, e tutti attorno a me mi guardano in maniera diversa.

L’altro giorno ridevo con alcune persone al bar e un signore all’improvviso per prendermi in giro mi ha detto: ma te chi sei? E io involontariamente gli ho risposto: sono Gina.

Poi imbarazzata per quello che mi è uscito di bocca, ho aggiunto Davis, sono Gina Davis. Si scriverebbe Geena, ed è l’attrice di Thelma e Luise, mi sono ricordata…poi.

ads