Il grande attore
L’ultimo saluto dell’autunno non è in minore.
E’ l’esplosione trionfante di giallo, di arancione, di oro dell’albero dei cachi.
Chi sa fare altrettanto? Mostrarsi, esaltarsi con tanto sapiente mestiere? Con altrettanto senso della scena?
Lui aspetta mesi, tutta l’estate: ha la sua strategia. Aspetta, e poi, a chiusura della stagione, ecco il suo gran finale, il grande spettacolo.
Il consumato scenografo e regista di se stesso ha previsto tutto, a cominciare dalle luci: fredde, grigie, basse, perché il contrasto sia lampante. Poi gli effetti: una bianca nebbiolina a filo dei prati, che evoca scene da Macbeth…
E quando tutto è a posto, l’albero dei cachi con un colpo da maestro si libera, come un primo attore sul palcoscenico, del suo verde mantello, e luminoso, raggiante, trionfante, tutto vestito d’oro, con un acuto finale in do maggiore, si offre agli occhi degli spettatori increduli.
E’ felice del suo successo. E sorridente rivolge al pubblico, a se stesso, a tutta la natura, il suo messaggio:
“Se arriva l’inverno, può la primavera essere lontana?”
(un racconto di mio padre, Franco Tizian, 1937 – 1998)
Dell’approccio alla maschia virtù
Quando sei donna single e abituata a dormire nel tuo lettone matrimoniale tutti i giorni, che lo sai che è il tuo spazio di rigenerazione e libertà, incappi a volte nella circostanza benevola che vuole che ti ritrovi a dividere per una notte il talamo della tua indipendenza con un rappresentante del viril sesso. E c’è un momento preciso nel cuore della notte, in cui, dopo che Morfeo ha preso il posto di Eros, all’improvviso te, donna single e indipendente, ti svegli per espletare le tue funzioni fisiologiche e quando ritorni trovi il tuo letto completamente occupato. Il tuo regno di libertà e indipendenza è stato preso d’imperio dalla truppa nemica, che sta comodamente dormendo nella posizione della stella marina, abbracciato al cuscino che fino a pochi secondi prima odorava dei tuoi capelli. E ti ritrovi a doverti sedere, timorosa, sull’unico angolino libero del tuo materasso, incerta se partire con una azione spazzaneve per liberare almeno la metà del tuo spazio indipendente, oppure star lì ferma perché lui dorme come un bambino stanco dopo un pomeriggio di corse in biciclette e ti vien la tristezza a svegliarlo. Si scatena il conflitto tra l’esser guerriere e l’esser chioccie fino al midollo, no? Una tecnica utile nel mio caso è stata la mossa serpentina, con movimenti lenti da contorsionista, e leggerissime pressioni di sfondamento per liberare yard preziose di materasso…In un caso ha funzionato.
Ma non ho ancora ben capito se è l’approccio giusto alla maschia virtù del dormiente.
Che ne dite?
discorsi sulla sintonia di coppia
questo post è ispirato e un po’ anche copiato dal mio vecchio blog che non ho più. lo specifico perché chi leggeva il mio vecchio blog che non ho più e ritrova più o meno la medesima situescion non pensa che plagio. plagio da me stessa quindi plagio un po’ quel cavolo che mi pare. ora procedo col post. ma ho preferito specificare perché meglio specificare che deficere. ed io se permettete di deficere non mi piace per un cavolo.
***
tempo fa ho analizzato che esistono tre modi per mettere i sacchetti dell’immondizia:
1) a triangolino: tipico di personalità precisa e anche un po’ maniacale. mostra un bisogno estremo di preservare lo spazio e mantenere l’ordine. persona non pigra.
2) nodo: denota una personalità attiva e sbrigativa. il nodo al sacchetto preserva lo spazio ma non mantiene l’ordine. di persona vivace che non si perde nei particolari, mediamente pigra.
3) com’è rimane: denota disordine mentale e psichico. il sacchetto com’è rimane buttato sotto il lavandino occupa molto spazio e crea molto disordine. di persona disadattata e disturbata e pigra.
analizzando quindi le unioni di coppia in base alla modalità di ordinamento del sacchetto dell’immondizia si può notare quanto segue, posto che le unioni del medesimo ordinamento saranno praticamente perfette:
a) coppia triangolino – com’è rimane: unione impossibile
b) coppia triangolino – nodo: unione avversata dalle condizioni mentali seppur possibile, difficile ma possibile
c) coppia nodo – com’è rimane: ampie possibilità di riuscita, soprattutto se uno dei due riesce a spiegare all’altro che il suo modo è migliore. generalmente il com’è rimane riuscirà a vincere sulla pigrizia già esternata dal tipo nodo.
dunque facendo un punto della situazione, visto che io sono un tipo “com’è rimane” specifico che mi interessano solo i tipi “com’è rimane” o i tipi “nodali” a patto che non rompano più di tanto i maroni.
chiaramente questo tipo di indagine potrebbe essere svolta anche per come si schiaccia il tubetto del dentifricio o di gel, come si srotola la carta igienica, la condizione del terrazzo… ed altre amenità.
dai su… confessatevi!
A caro prezzo
Ho incontrato un demone, era bello come un angelo. Si è preso la mia anima lasciandomi in cambio l’amore per la musica.
Non posso più stare un solo minuto senza ascoltarla, la musica…
ma non riesco più a sentire una sola nota senza piangere, dentro.
vi avverto che non so parlare di sesso
Io uno degli orgasmi (si può dire orgasmi?) più memorabili (si può dire memorabili?) della mia vita, mi ricordo che è stato in un modo strano, perché praticamente non ci eravamo neanche toccati.
Era una specie di gioco in cui erano bandite le cose troppo facili, le scorciatoie, quelle che dopo tanto che ti conosci basta che ti tocchi nel posto giusto e sai già l’effetto che ottieni. Allora in quei posti giusti lì non si poteva, e neanche si poteva baciarsi troppo, perché i baci si sa che anche quelli sono scorciatoie.
Insomma dopo un tempo imprecisato di sfioramenti senza scorciatoie, di carezze non troppo audaci, probabilmente anche di sguardi, e quelli sì che potevano essere audaci perché nelle regole nessuno aveva pensato di metterci anche gli sguardi; dopo un tempo che non si sa quanto fosse perché senza scorciatoie, capirete anche voi, bisogna metterci il tempo che serve, io quella volta là, mi ricordo, mi son proprio divertita.
Musica pubblicità Cesare Paciotti jewels
Ricordare che il titolo della canzone che fa da sottofondo allo spot televisivo di Cesare Paciotti jewels è Yes sir i can boogie delle Baccara è indiscutibilmente frutto di una mente disadattata.
Si o no?
ti porto con me
Era piccolina Sara, la portavo all’asilo e lei era triste perché dovevamo separarci. Tutte le mattine dovevo passare qualche minuto con lei per rassicurarla che sarei tornata presto a prenderla.
Un giorno, in un negozio di giocattoli, trovammo una bambolina piccolissima, era di gomma con l’anima di fil di ferro, in modo da poterle piegare le gambe e le braccia, aveva i capelli rossi fatti a mo’ di fragolina. Così la chiamammo Sara fragolina. Da quel giorno, quando portavo Sara all’asilo, prima di lasciarla le facevo vedere la bambolina e le dicevo “Vedi tu sei questa, sei Sara Fragolina, sei così piccina che ti tengo nella mia tasca fino a quando arrivo in ufficio, poi lì ti tiro fuori dalla tasca e ti siedo sul computer, vicino a me, così ci possiamo vedere, stiamo sempre insieme e ci facciamo compagnia; io ora sono contenta, e tu non devi essere più triste perchè siamo insieme tutto il giorno.”
Strano a dirsi ma quella bambolina è servita veramente a non farla sentire abbandonata; a volte bastano solo poche parole e i gesti giusti per rassicurare le persone che le amiamo, per dire. Sara fragolina ora è qui, dorme nel cassetto della mia scrivania , mi piace ricordare a cosa è servita
Lo sai te? o anche “della cultura generale inutile”
Dunque nell’assorbente Lines effetto seta con ali che ho usato questa mattina c’era scritto:
un falso antico pregiudizio dice che durante il ciclo occorre evitare di lavarsi i capelli
poi dice anche:
lo sai che è possibile limitare la sensazione di gonfiore nei giorni precedenti la mestruazione?
ed infine dice:
le quattro fasi lunari sono state spesso collegate alle quattro fasi del ciclo femminile
Poi adesso ero stufa avevo letto volevo cambiare le frasi e scoprire quali altre interessanti e sconvolgenti sorprese aveva in serbo la Lines effetto Seta con ali e così non ho resistito ho dovuto aprirne un altro che gli assorbenti son come i cioccolatini, uno tira l’altro, non sai mai quello che ti capita. e in questo assorbente di adesso c’è scritto:
lo sai che la sindrome premestruale può essere influenzata anche dallo stress?
e poi c’è scritto:
i cicli ormonali sono regolati anche dalla tiroide e dall’ipotalamo.
e infine c’è scritto:
lo sai che dai primi del novecento a oggi, nei paesi più sviluppati, l’età media della prima mestruazione si è abbassata dai 16 ai 12 anni?
e con queste letture ne ho da tirare avanti fino a sera.
poi volevo dirvi anche e con questo concludo in attesa dei vostri graditi contributi sempre in merito alle cose inutili che in una vita ci è dato di sapere, volevo dirvi che, pare che:
il piede misura quanto dal gomito al polso
poi un’altra bellissima che sapevo era:
non è possibile starnutire ad occhi aperti
ed infine l’ultima che dico perché non voglio poi dare quell’impressione che so tutto io quella impressione da boriosa che sa tutto lei un po’ antipatica per quanto è anche vero che io so abbastanza tutto e però son simpaticissima lo stesso diciamo che sono un tipo eccezione che conferma la regola. comunque l’ultima cosa che vi dico e poi parlate voi è:
non è possibile baciare il proprio gomito. uno qualsiasi dei due. non è possibile. sicuro come una cambiale. non potete farlo.
ed ora io direi che potete dateci dentro:
apostocosì: un figlio ti cambia la vita. non ci sono più le mezze stagioni. Piuttosto che niente è meglio piuttosto. Le donne mestruate non possono toccare le piante.
john’s blog: Le farfalle sentono i sapori con i piedi
mich: la colazione è il pasto più importante della giornata
claire: i maiali hanno orgasmi di mezz’ora (questa è una bomba!) (nsd: lo è! lo è!)
arcureo: Una mela al giorno toglie il medico di torno. Gli asiatici ce l’hanno più piccolo.
gozer: i neri hanno il ritmo nel sangue. Sono sempre i migliori che se ne vanno. se la pancia è a punta vuol dire che è maschio.
sergio: non fanno piu’ le taglie di una volta
fata: lo sai che la chiamavano isteria ma era proprio un giramento di ovaie?
francesco LVDI: negli USA ogni 5 minuti si utilizzano 2,000,000 di bottiglie di plastica. negli USA 1,000,000 di alberi viene abbattuto ogni anno. negli USA ci sono 2,300,000 persone in carcere…
a oltranza
Ci sono dei libri che dopo che li hai finiti ti tornano in continuazione alla memoria, fosse anche solo per una parola, per un’immagine o per una sensazione. In realtà non è che ci pensi razionalmente solo che loro tornano e ti prendono. Quasi un po’ ti tormentano. Ecco a me questa sensazione l’ha data “Sulla felicità a oltranza” di Ugo Cornia che l’ho letto tutto d’un fiato, saranno ormai quindici giorni fa e che adesso ogni tanto mi scopro a ripensarci.
Tipo che mi sono accorta che adesso guardo i cani in modo diverso per osservare la sensazione che mi danno. Perché è proprio vero che i cani felici si riconoscono. C’è il cane della mia vicina ad esempio che lui la felicità non sa neanche dove sta di casa. L’altro giorno l’ho incontrato sulle scale che era rimasto fuori della porta e tremava tutto come una foglia, mentre la Laika, la cana che c’è al mare, lei sì che è felice e indipendente come Brown e la vedi correre e abbaiare e poi sparire che ha da fare le sue cose e poi la vedi tornare e ha il fisico forte di chi sta proprio bene al mondo.
Oppure che ogni tanto mi scopro a ripensare a cose piccole della mia infanzia o a momenti infelici che però io sono stata felice lo stesso e magari ci ho anche fatto una risata. Come al funerale di mia nonna che con la mia cugina ci siamo messe a ripensare a che tigna che era da più giovane e allora ci veniva da ridere e più ridevamo più ci veniva da piangere dal ridere e non si capiva più se piangevamo perché ridevamo, se piangevamo perché eravamo tristi o se ridevamo perché piangevamo. Comunque mia nonna ci avrebbe detto che eravamo due deficienti e in effetti un po’ avrebbe avuto anche ragione. Oppure al funerale della Maria un inizio di primavera di qualche anno fa che mentre andavamo al cimitero guardavo la strada con tutti i fiori ai lati e quando siamo arrivati lì guardavo che dalla tomba da un lato si vede la vallata che porta fino a Giardini Naxos e al mare, dall’altro si vedono i Nebrodi in lontananza e da un lato si vede l’Etna che quel giorno lì aveva ancora tutta la neve in cima e allora ho pensato che era proprio un posto bellissimo quello lì per metterci un cimitero.
O come una volta, avrò avuto una ventina d’anni, che mi lasciò un tipo che io un altro stronzo come quello ancora lo devo conoscere. E ero all’università in una di quelle tipiche situazioni che ti sembra ti caschi tutto il mondo addosso e pure tutto insieme mentre tu non hai neanche un legnetto da usare come puntello. Solo che invece di cascarti il mondo arriva il tuo amico Ale che è circa dieci anni che ti vuole avviare ai piaceri del fumo e con un ghigno diabolico ti fa “secondo me è il momento giusto per iniziare” e tu gli tiri dietro la sigaretta rispondendo “scusa ma col cazzo!” e subito ti viene una risata che il chiostro del Brunelleschi se la ricorda ancora. E anzi a ripensarci oggi ti accorgi che la risata te la ricordi benissimo, ti risuona quasi dentro, mentre la sensazione del mondo che ti cascava addosso no e allora pensi che forse non era proprio proprio sul punto di cascare, anzi forse non si era neanche storto di un millimetro.
Insomma è questa cosa della felicità a oltranza che mi tormenta da un po’, che mi ha colpito l’immaginazione. Che ci sia un libro pieno di cose tristi che però è anche felice; che ti racconta cose tristi lasciandoti però il senso della felicità; che ti fa pensare alle tue cose tristi che sono state anche felici. Che se ci pensavi razionalmente alle tue cose tristi non ti sembrava neanche possibile che potessero essere state anche un po’ felici, mentre ora te le ricordi quasi col retrogusto dell’allegria. Oppure un libro che ti fa pensare che forse si può trovare momenti di felicità in tante situazioni basta solo provare a cambiare lo sguardo. Ecco io prima ero qui a pensare che non è da poco questa cosa qui, anzi.
U. Cornia, Sulla felicità a oltranza, Palermo 2000
se devo dire la delusione
Mio padre, quand’ero piccola, ascoltava quasi esclusivamente musica classica. I miei ricordi di quegli anni mi riportano pomeriggi di festa invasi da Mozart e Bach, i suoi preferiti; le conversazioni con mio zio, suo fratello maggiore, incentrate sulle opinioni riguardo questo o quel pezzo eseguito in questo o quell’altro modo da questa o quell’altra orchestra; i litigi per la scelta della radio o della cassetta da ascoltare durante i viaggi lunghi in macchina, che poi alla fine l’aveva sempre vinta lui perché la nostra musica a lui faceva venire il nervoso.
L’unica musica “altra” che mi ricordo, di mio padre, sono gli Inti Illimani e i Beatles, e un po’ di jazz, che io all’epoca non apprezzavo per niente. Negli anni in cui ancora non si disponeva di musica di provenienza esterna alla famiglia erano quelli i dischi con cui distrarsi, a casa mia.
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band mio padre ce l’aveva non in cassetta, come gli altri, ma in vinile, e io quel disco credo di averlo ascoltato alcuni miliardi di volte, con l’astuccio in mano a leggere i testi e a impararli a memoria, con mia sorella piccola che si faceva insegnare le parole in inglese e le ripeteva benissimo. Insomma, i pomeriggi con quella custodia, con le figure da guardare, e quella musica nelle orecchie per me sono più o meno la cosa più vivida della mia primissima adolescenza; quelle parole di una lingua nuova le prime che ho imparato e le uniche che non dimentico facilmente.
Quando mio padre è morto noi non è che ci siamo spartite l’eredità. La casa di mia madre è rimasta la stessa. E gli oggetti nessuna di noi si è sognata di rivendicarli o anche solo di chiederli: noi quella casa la frequentiamo e i ricordi si conservano bene, lì dentro.
Finché un giorno a mia madre è venuto in mente di regalare Sgt. Pepper’s a mio cognato, ché lui ci ha la passione dei Beatles, e quel disco in quella custodia, consumata da me bambina, è passato di mano; e nessuno, nemmeno io, ha detto una parola per protestare, per far notare a mia madre che quella cosa era ingiusta e impossibile, che non si doveva, che io su quel disco ci avevo passato i pomeriggi e lo sapevano tutti; invece a lui, mio cognato, doveva bastargli la musica, andava bene anche un CD. Invece niente, muta. Il disco l’ha tenuto lui.
Per dire quanto poco conoscono di te i tuoi genitori.