Piacere, presepe

Io fin da piccola il presepe l’ho fatto a modo mio, cioè mi mettevo lì con mia mamma e mia sorella e si lavorava con il pongo e poi è arrivata la cartapesta. Il presepe, noi lo facevamo in casa, fatto da noi. Poi siamo cresciute e il presepe l’abbiamo comperato una volta, uno base di terracotta, ma sempre ci mettevamo un tocco originale, diverso. Quando mio padre è rimasto senza lavoro perché la fabbrica l’avevan chiusa, abbiam fatto non un presepe ma una manifestazione con tanto di bue e asinello in marcia e il bambin Gesù pure lui a camminare.
Poi io son andata via di casa, a viver da sola e ho finito sempre col fare l’albero di Natale, che mi fa allegria lo stesso. Quest’anno invece il presepe l’ho fatto. E’ stato come un ritorno al passato, in un certo modo.
Ero lì a guardar l’alberello striminzito e ci ho ricavato un presepe, con le ceramiche negre portate a casa dal Nordovest argentino e la Pachamama è la mia Madonna e il pestello è la mangiatoia. Il Bambin Gesù è un cosino verde che si chiama poken e non ho mai usato. Ha un senso, per me…
E voi? Come lo fate voi il presepe?
Mandateci le vostre foto e i vostri ricordi, che qua si vive bene anche perché ci son quelli.
Cià
La MIA canzone più bella del mondo
(per me è questa qui, è del 1964, l’ha scritta e l’ha cantata, per primo, il grande immenso Bruno Lauzi).
la vostra? qual è? proprio la canzone favorita del mondo. proprio quella che stavate male se non la scrivevano. proprio lei. qual è?!?
*** LE VOSTRE MERAVILLIE ***
Sergio: Mi sei scoppiato dentro al cuore (Mina)
Splendidi Quarantenni: Estate (Bruno Martino)
Mastrangelina: Il battito (Ivano Fossati)
Chiaratiz: Sia (Joe Barbieri)
FataCarabina: Impressioni di settembre (PFM)
Mauron: L’uomo che cammina sui pezzi di vetro (De Gregori)
Claire: L’amore fa (Ivano Fossati)
Claire: Woman (John Lennon)
Arcureo: Let it be (Beatles)
Mauron: Enjoy the silence (Depeche Mode)
Gozer: Epitaph (King Crimson)
Hneeta: Vorrei (Roberto Vecchioni)
Isa Dex: San Diego Serenade (Tom Waits)
Marchino: Notturno (Mia Martini)
Roses and Cherubim: Luci a San Siro (Roberto Vecchioni)
Annarella: Hallelujah (Leonard Cohen)
Annarella: Il suonatore Jones (Fabrizio De Andrè)
Andrea: Et maintenant (Gilbert Becaud)
Elena (quella di Londra): The effervescing elephant (Syd Barret)
Domi: Donna selvaggia Donna (Lucio Battisti)
Domi: Look out for my love (Neil Young)
John: Una notte in Italia (Ivano Fossati)
Niccolò: Sandy (4th of july, Asbury Park) (Bruce Springsteen & The E Street Band)
Laura: La Cura (Franco Battiato)
Shannafra: E ti vengo a cercare (Franco Battiato)
Zu: Laughing (David Crosby)
Claire: Tutto l’universo obbedisce all’amore (Franco Battiato)
FataCarabina: Love song (Cure)
Chamberlain: The Great Gig in the Sky (Pink Floyd)
Chamberlain: The Weight (The Band)
Raffa: L’ombra della luce (Franco Battiato)
Caporale: Heroes (David Bowie)
Francesco: Canzone della bambina portoghese (Francesco Guccini)
Mich: Take it with me (Tom Waits)
Andrea: the name game (Shirley Ellis)
Andrea: september (Pomplamoose)
Andrea: cocktails for two (Spike Jones & City Slickers)
3lena: Your song (Elton John)
Otyx: Where the heart is (Soft Cell)
scrivimi
Non ho mai parlato molto, sono un tipo riservato, timida, di poche parole. Tu parlavi ancora meno di me.
Ma io ho sempre avuto necessità di sentirle le parole, perchè le parole, oltre ai gesti, mi hanno sempre dato delle conferme, delle certezze. Così, per trovare una soluzione ad una coppia che non trovava modo di esprimersi come avrebbe voluto, ho trovato l’espediente dei bigliettini.
Funzionava davvero bene, devo dire. Tu spesso eri fuori alla sera, non avevamo mai molto tempo da passare insieme. Io ti facevo trovare un bigliettino sul tavolino dell’ingresso. Lo lasciavo li alla sera, prima di andare a dormire.
A volte scrivevo solo quello che avevo fatto durante la giornata, quello che era successo a me, ai bambini. A volte scrivevo solo poche parole, quanto mi mancavi, quanto ti avrei voluto vicino, quante cose ti stavi perdendo. Alla mattina, alzandomi per prima, trovavo il tuo biglietto, nello stesso posto dove avevo lasciato il mio. Anche se erano poche parole era bello iniziare la giornata leggendo qualcosa di tuo.
Qualche volta ci abbiamo anche litigato cosi. Stranamente non abbiamo mai parlato di quello che ci scrivevamo, era un accordo tacito, rimaneva scritto e basta, ma piano piano questo espediente è riuscito a farci sentire complici, sino a parlare
Ora non ci sei più, ma io, di questi biglietti, ne conservo ancora un bel po’; li tengo tutti ripiegati nel cassetto del comodino, ho un po’ paura di aprirli, come se aprendoli quelle parole potessero cancellarsi, svanire, volare via, invece ora respirano, dormono accanto a me
Gli omini dell’imene (la biologia del corpo umano spiegata ai bloggher)
questi sono organismi parassiti che si insediano in un corpo ospite di sesso femminile fino alla morte del corpo ospite stesso.
organismi particolarmente pigri e solitari tendono ad erigere muri (denominati scientificamente: imene) per evitare il contatto con altri esseri viventi e, dopo, per riposarsi.
con l’arrivo dell’età copulativa dei corpi ospitanti femmine e successivamente alla demolizione del muro (denominazione scienfica: rottura dell’imene) questi organismi si prodigheranno, senza soluzione di continuità, alla ricostruzione del muro separatorio.
tale attività sarà costantemente frustrata con micro-demolizioni continue sino all’inizio della fine dell’attività copulatoria del corpo ospitante femmina, periodo che coincide, solitamente, con l’epoca conosciuta col nome scientifico di: vecchiaia.
una volta ricostruito completamente il muro gli omini dell’imene inizieranno un periodo di sostanziale inattività denominato pace dei sensi, per il corpo ospitante femmina, tale processo prende il nome scientifico di -riverginizzazione-.
Altro non voglio dire sull’argomento ma, secondo me, ormai ci siamo.
Canzone pubblicità Groupama
Altro post della serie “quando serve sappiamo essere anche un blog al servizio della umana sapienza”. Questa volta diamo una risposta a chi si chiedesse che musica sia quella che fa da colonna sonora allo spot delle Assicurazioni Groupama.
La canzone è Trust in me, della grandissima Etta James.
X Morgan
Tripletta di Morgan.
Aram Quartet, Matteo Becucci, Marco. Cos’hanno in comune costoro? La vittoria. E Morgan. Che poi è la stessa cosa.
E sì perché il talent show di raidue è morgancentrico. Tutto gira intorno a lui: la giuria, i cantanti, i vocal coach, Facchinetti e il pubblico, sono spalle involontarie del funambolico artista milanese. Lui sa, lui decide, lui fa e disfa, lui stabilisce cosa è in e cosa out. La prova provata che non importa cosa sai, l’importante è come lo dici. Si contraddice spesso, il nostro, ma recupera sempre con un colpo di reni. A volte inizia la tirata senza sapere cosa dire, ma poi inventa una giustificazione ad ogni esternazione controcorrente che in realtà tutti intimamente invocano, per movimentare uno spettacolo inutilmente lungo, se non per vendere spazi dell’advertising. Insulta il pubblico anche con la levata del dito medio, ma solo per poi scusarsi alla fine, perché lui sa che pentirsi in tivù paga sempre. E quando ti sorge il dubbio che sia solo un sonoro cazzone, si mette al pianoforte per far valere il suo diploma e duetta con l’ospite di turno, a volte emozionando, a volte meno. Molto meno. E poi balla, gigione, accompagnando i suoi pupilli destinati a piacere al pubblico del televoto, ma in realtà per arricchire una volta ancora il suo one man show.
A volte lo vedi con le palpebre pesantissime, che ti chiedi quanto dura l’effetto del caffè e ti viene una matta curiosità di sapere cosa ci sia in quelle lattine immancabili che lo aiutano ad arrivare a mezzanotte e venti, perché prima non si finisce mai al mercoledì.
Vincono i suoi cantanti. Sempre. A prescindere dalla categoria. Ma poi, usciti dal loft di X-factor si perdono nei meandri dell’incomprensibile mondo della musica italiana, dove vincere un talent show o il festival di Sanremo non garantisce affatto il successo. Sono i network radiofonici a fare la differenza e se non funzioni, non vendi. E poi sparisci o esci col disco un anno dopo e lo regali ai parenti.
Morgan cannibalizza i suoi cantanti. Si ciba di loro, li fa vincere perché rispecchino la sua luce. Ed è lui a vincere. Solo lui.
Il vincitore (formale) della terza edizione si chiama Marco Mengoni: meritato premio della critica; certamente il migliore. Man in the mirror, Notorius, L’amore si odia, My baby just cares for me e PsychoKiller sono di una difficoltà assoluta da interpretare, ma lui si annulla nelle canzoni per risorgere con loro, trasfigurato e commosso. Piange sempre, Marco, ma è giovane, bello, ambiguo e con una voce talmente alta che a volte gli sfugge dall’ugola per raggiungere le tonalità degli angeli.
Ora ci vogliono gli autori, quelli veri. Poi ci vogliono i produttori, quelli coraggiosi. E poi ci vogliono i suoni e il sound lontanissimi da Sanremo, vetrina comunque insostituibile. Ci vogliono gli Stati Uniti, per me.
Attratta dai serial killer
M. ci scrive alla posta del cuore:
questo problema qui non riguarda me, eh, riguarda una mia amica. insomma, questa mia amica è attratta dai serial killer, gente con processi pendenti, efferati criminali accusati di occultamento di cadavere e robe così. cosa devo fare?
Risponde Sidgi: cara amica dell’amica, anche io soffro di questa terribile sindrome. pensa che recentemente mi sono invaghita di un uomo che vuole sempre avere ragione lui e che gira compulsivo con 3 dizionari sempre a portata di mano per potermi correggere le parole. credo che si tratti della famigerata sindrome della crocerossina, ce l’abbiamo nel DNA questa cosa che vogliamo curare e rendere migliori anche gli uomini più abietti. e più abietto di uno che vuole sempre avere ragione e gira coi dizionari, credimi, non c’è serial killer che tenga. il mio consiglio è di chiudersi in casa a doppia mandata e cercare di dimenticare con lunghe sessioni di fumo d’oppio. io faccio così e mi pare che funzioni.
Risponde Chiaratiz: cara amica dell’amica, i serial killer di solito, non sempre, ma di solito non sono bella gente. Persone con una brutta indole, che non sanno cosa sia l’affetto. Che ne dici, invece, di un bel cagnolino, per farti compagnia? Comprati un pitbull, mi pare l’animale giusto per te.
Risponde Fatacarabina: cara amica dell’amica, sono passati decenni e decenni dalla teoria lombrosiana della identificazione dei criminali. Ma alle donne non passa la voglia del farsi del male. Se c’è una frase da eliminare in qualsiasi vocabolario femminile è questa. “Io ti salverò”. Cancellala, anzi aspetta scrivila su un foglietto e poi bruciala con l’accendino e poi fatti un balletto. Innamorarsi delle peggiori persone solo per aver il piacere di redimerle e quindi sentirsi buone è una idea al pari del suicidio. I cattivi non li salvi, a meno che la tua amica non cerchi un complice, ma quelle sono altre questioni. Ciao
Risponde Splendidi quarantenni: Cara amica dell’amica: ora ti spieghi perché quando uscite in quattro, poi rimanete in tre.
Risponde Claire: cara amica dell’amica, ma darsela a gambe levate no eh! sai non per altro, ma non credi che il marmo sia un po’ freddino per certe cose?
Risponde Sergio: Cara amica dell’amica… ma con tutti i disadattati sociopatici incensurati che ci sono in giro devi cercatene uno così stupido da essere stato beccato dalla forza pubblica?!?! Guardati un po’ intorno, vedrai che fauna troverai…
ma quale Marte, ma quale Venere?!?
apro un piccolo sondaggio molto felice e poco disadattato o forse no. ieri sera stavo parlando con Andrea e il discorso è andato sulle diversità e gli interessi e lui se n’è uscito con questa sua convinzione di vita che io ho proprio trovato che mi calzava e ve la ripropongo (con buona pace dell’autore che non lo sa che lo sto facendo) (lo potevo fare Andrea?) (ti incazzi?) (no eh!).
allora lui dice questa cosa qui che è la sua convinzione e che è:
uomini: cani, Londra – donne: gatti, Parigi
ecco io, non so voi…
Pilates, chi era costui?
Non so chi abbia messo in giro la voce che il Pilates sia un’attività adatta a chi vuol far ginnastica abbattendo i sensi di colpa per la sua scarsa propensione allo sport, limitando allo stesso tempo lo sforzo fisico.
Io, per dire, oggi sono andata in palestra e non ero preoccupata. Per niente: ingenua.
Dopo i primi esercizi, che servono a sgranchirsi, a scaldarsi, a muovere un po’ di vertebre incriccate dalla sedentarietà, cominciano le fatiche vere: addominali come se piovesse, e tu concentrati sulla forma scultorea della tua pancia ideale confrontandola con la tua pancia reale, vedrai che l’energia ti viene, anche se non vuoi.
Quando sei al limite del crampo addominale si cambia, e vai di esercizi per i glutei, o chi per essi. Chi non lo vorrebbe, il gluteo sodo e fermo, che regge bene il costumino da bagno succinto e anche il g string di merciaia memoria? E quindi vai, suda strizzando la pancia e le chiappe e non lamentarti, che lamentarsi serve solo a far arrabbiare la maestra che poi ti mette alla prova con una serie di esercizi così assurdi che sembra che se li sia inventati lì per lì.
Certi dicono che col Pilates sia facile imboscarsi, che basta far finta di eseguire gli esercizi come si deve, ma la mia maestra vede tutto e corregge tutto, pare che abbia gli occhi anche dietro la testa, come le mosche.
Sulla parete opposta allo specchio c’è un orologio e io confesso che in certi momenti l’orologio lo guardo, ché mi sembra di essere sul punto di crollare. Poi non crollo mai: si vede che la mia maestra è brava, perché si accorge del punto di non ritorno; in effetti morti, finora, in palestra non se ne sono visti.
Però, davvero, quando sono lì, penso a quelli che il Pilates è rilassante, è poco impegnativo, è solo un esercizio di postura e mi chiedo, ma siamo sicuri che parliamo della stessa cosa?
Piccolo e giocattolone
Beh ragazzi, ci hanno ingannato. Le donne intellettuali, quelle mature, progressiste, quelle che la fisicità chissenefrega non ci hanno raccontato proprio tutta la verità. Credo che a loro interessi eccome. La lunghezza, dico. Del bacio sì, anche. Dell’amore, eccome no. Sì avete capito bene: quella che in spogliatoio ci sbirciavamo di sottecchi per un confronto sulla nostra sempre indiscussa virilità adolescenziale.
Chi non ha mai usato il righello trasparente dell’educazione tecnica per un test casalingo sulle dimensioni virgulte? Chi non ha mai confrontato la propria dotazione con quella ingiusta degli stalloni delle riviste di settore abbandonate a bordo strada?
Poi, finalmente, la maturità e la saggezza, e una magica frase che ci ha tranquillizzato per vent’anni: “non è importante quanto ne hai, ma come lo usi!” E come vuoi che lo usi? Per giocarci a cricket? Per infilzarci le friselle del Salento? Come guinzaglio per il foxterrier?
Per anni abbiamo creduto che alle donne interessasse il nostro charme, la nostra cultura, il nostro modo di mescere il vino nel flute giusto. L’unica misura importante era quella della dolcezza, delle visite ai negozi svedesi di arredamento, delle coccole postcoitali. E invece l’altra sera due amiche, appunto colte, romantiche intellettuali e progressiste, mi confessano che i “piccoli” proprio no. Che tipo ci vediamo un film piuttosto. Che la la misura c’ha il suo perché eccome.
Panico? Naaa. Negli anni ‘80 non c’era internet. Oggi, ometti cari, vi tranquillizzo io. Tra i 12,5 e i 17 centimetrelli siete a posto. La media nazionale è intorno ai 14 abbondanti. Tra i 9 e i 12,5 siamo modestini. Sotto i 9 scatta l’allarme mignon.
Via, tutti a misurarlo adesso, e non fate come i pescatori che han sempre in saccoccia delle trote da spavento: siate onesti. E poi per le small size c’è sempre la consolazione: non intimorisce, non impegna e lo piazzi ovunque, come lo scooter.